Ponte di Nona, parlano gli espulsi dal centro: "Cacciati per aver rivendicato i nostri diritti"

A parlare è Adam, 26 anni, tra i richiedenti asilo colpiti dal decreto di espulsione: "Ora siamo per strada". Al suo fianco Aboubakar, sindacalista dell'Usb: "E' un fatto gravissimo"

Gli ospiti del centro d'accoglienza aiutano la cittadinanza a pulire il quartiere (Immagine di repertorio)

“Non c'è stata nessuna aggressione”. Rimandano al mittente le accuse che gli sono state rivolte gli ospiti del centro di accoglienza per richiedenti asilo politico di via Giorgio Grappelli a Ponte di Nona, meglio conosciuto come ex Hotel Roma Est, gestito dalla Eriches 29 Giugno, il cui presidente è stato arrestato nell'ambito dell'inchiesta su 'mafia capitale'. “Ieri pomeriggio alcuni richiedenti asilo del centro “Namastè”, gestito dalla Eriches Coop. 29 Giugno sono stati ammanettati dalla polizia e portati al Commissariato Casilino Nuovo per aver chiesto, senza alcuna violenza né violazione, il rispetto dei loro diritti” ha spiegato Soumahoro Aboubakar dell'esecutivo nazionale Usb, che questo pomeriggio ha organizzato una conferenza stampa presso la sede del sindacato “per fare chiarezza su quanto accaduto”.

Come racconta il sindacato “i fatti risalgono al 19 Gennaio 2015 quando i richiedenti asilo hanno protestato per la mancata erogazione del pocket money ovvero del kit igienico mensile e della diaria di 2,5 euro data in forma di beni come l'abbonamento per il trasporto urbano, le ricariche telefoniche, i tabacchi e i buoni pasto” spiega. Come ha ricostruito il sindacato è stata la cooperativa a inviare “una relazione indirizzata alla prefettura di Roma che accusava i ragazzi di aver violato le regole del Centro. In seguito a questa nota, a firma del coordinatore del Centro, la Prefettura ha emesso l’ordinanza di revoca delle misure di accoglienza: un episodio inusuale che la legge prevede solo in presenza di casi particolarmente gravi”. 

Per Soumahoro si tratta di diritti negati: “L'erogazione del pocket money è prevista dalla convenzione. Se non lo ricevono non si possono spostare o devono utilizzare i mezzi senza titolo di viaggio con il rischio di prendere delle multe. Un incubo. Come sindacato ci stiamo muovendo per fare in modo che vengano reinseriti nel circuito dell'accoglienza” conclude ricordando la manifestazione organizzata per il 23 febbraio, alle 10 del mattino, in piazza dell'Esquilino alla quale parteciperanno sia gli ospiti dei centri sia gli operatori “contro un sistema di accoglienza che non funziona”.

I richiedenti asilo espulsi ora si trovano per strada: “La scorsa notte sei di questi ragazzi hanno dormito al freddo alla stazione Termini” racconta il sindacalista dell'Usb. “E la prossima anche gli altri, trattenuti in commissariato per tutta la notte, li raggiungeranno. Non hanno mezzi di sostentamento propri ma non possono essere espulsi perché stanno attendendo lo status di richiedenti asilo. È la prima volta che si verifica una situazione del genere: richiedenti asilo cacciati dal sistema di accoglienza senza aver commesso gravi azioni”.

“Abbiamo protestato perché non ci veniva corrisposto il 'pocket money' che ci spetta così lo abbiamo richiesto agli operatori” racconta a Romatoday Adam, 26 anni, originario del Mali. “Quando sono venuti a dirci che dovevamo lasciare il centro ci siamo rifiutati. Dove possiamo andare? Non abbiamo un posto dove dormire, non sappiamo cosa mangiare. Siamo stati cacciati senza un soldo in tasca. Non sappiamo proprio dove andare”.

Ha spiegato invece Stefano Cau, un operatore che lavora nel centro di Ponte di Nona: “Mercoledì sera la polizia si è presentata presso il centro per notificare il decreto di espulsione alle persone interessate e questo ha causato un comprensibile risentimento da parte degli ospiti”. Poi giovedì l'intervento della polizia di zona “con tanto di celere, per rendere esecutivo il provvedimento”. Ora i giovani colpiti dal decreto di espulsione si trovano per strada: “Verranno iscritti a delle liste presso l'ufficio immigrazione ma prima di veder arrivare una risposta dalle istituzioni passeranno settimane. Per questo ci stiamo impegnando per fare in modo che vengano reintegrati. Bisogna capire che questi ragazzi si scontrano con una burocrazia che non comprendono e spesso il sistema di accoglienza, per come è stato pensato, non permette di dare le risposte che servirebbero”.

Stefano punta anche il dito contro l'inchiesta 'mafia capitale' scoppiata nelle scorse settimane che tra i maggiori 'business' aveva proprio quello dell'accoglienza: “Questi ragazzi sono in Italia ormai dal febbraio del 2014 e ancora stanno aspettando di ottenere il riconoscimento del proprio status. Non ci dobbiamo dimenticare che questa lentezza è dovuta anche a una percentuale molto alta di richiedenti asilo concentrati nella Capitale, percentuale che, come è emerso dalle inchieste giudiziarie, è stata influenzata anche dalla presenza di 'mafia capitale'”. 

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Commenti (3)

  • Romanista, questa ce la dovresti spiegare

  • Tutti diritti e niente doveri, giovani aitanti che oziano tutto il giorno!!! Le prime cose che imparano? la protesta, il sindacato, il business.

  • quando c'è di mezzo usb gatta ci cova...ormai non vi crede più nessuno,se la polizia gli ha espulsi avrà i suoi validi motivi.

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