Via Salviati, dopo mesi d'attesa ecco l'esercito (e la sindaca): al via la bonifica. Arriva il parcheggio per i rom

L'intervento dell'Ama è costato 100mila euro. Mancano ancora le videocamere promesse un anno fa

Via Salviati come una favela. A Tor Sapienza si doveva toccare il fondo perché Virginia Raggi, con municipio al seguito, si scomodasse addirittura con un sopralluogo. Nel quadrante del campo rom, dopo un anno di attesa e una valanga di denunce dei cittadini, è arrivato l'esercito. E, incredibile ma vero, anche la sindaca. 

Eliminare i roghi tossici è l'obiettivo promesso. Meglio tardi che mai, si dice. Proprio ieri notte si è consumato l'ennesimo incenerimento di immondizia che ha messo a dura prova i polmoni dei cittadini. Ma da questa mattina sarà solo un lontano ricordo: ci penseranno gli uomini della brigata Sassari, in ottemperenza a quanto disposto dalla Prefettura per tre insediamenti della Capitale, a sorvegliare l'area e fermare gli incendi, mentre Ama sta pulendo dall'alba i cumuli di detriti e rifiuti accumulati da mesi su via Sansoni. Una discarica a cielo aperto, documentata una settimana fa dal nostro giornale (clicca qui per il servizio), che evidentemente ha fatto vergognare anche il Campidoglio. Tanto da far tirare subito fuori più di 100mila euro, un notevole tesoretto, per ripulire tutto il primo possibile. 

"Avevamo chiesto già da due anni alla Prefettura di poter avere un supporto e un ausilio dell'esercito" dichiara Raggi in un video sui social, mentre alle spalle le ruspe lavorano sulle montagne di immondizia accatastata. "Devo ringraziare la prefettura, il viminale, il ministero della Difesa, l'esercito e la brigata Sassari che di fatto ci sta affiancando per fare vigilanza e presidio h24 per tutelare la zona". Più che affiancando, la vigilanza la sta avviando. Perché in questi due anni e mezzo il Comune si è limitato a confermare la presenza della polizia locale nonostante la carenza di organico del Corpo e le denunce dei sindacati degli agenti, pochi e senza tecnologie a supporto per poter fermare da soli il fenomeno.  

"Siamo in piena attività, stiamo spostando i new jersey per poter fare un parcheggio dove è necessario mettere i furgoni e ispezionarli. Ispezione che verrà fatta dalla Polizia locale" annuncia poi il presidente del V municipio Giovanni Boccuzzi. Un'area di sosta dove passare necessariamente dall'ispezione dei vigili urbani. Dettaglio, si fa per dire, che non passa inosservato ai sindacati di categoria. "I controlli che dicono andremo a fare sembrano appartenere più alla prevenzione di reati e alla pubblica sicurezza" commenta Stefano Giannini, segretario romano del Sulpl a RomaToday. "Chiediamo che il comando si attivi al più presto con la Prefettura per farci avere l'indennità prevista trasmettendo quotidianamente i nominativi dei colleghi coinvolti nelle attività. Non vorremmo che capitasse come sempre che altre divise la percepiscano e noi no".

"Vogliamo eliminare definitivamente il traffico illecito di rifiuti nel territorio e questo è un altro passo importante in tale direzione" ha dichiarato anche l'assessore all'Ambiente Dario Pulcini. Lo stesso che appena nominato più di un anno finì nel mirino dei comitati di quartiere per aver detto, vantandosi di un interventismo fermo agli annunci, che i roghi erano "sensibilmente diminuiti". Parentesi a parte, dentro il campo non si entra più con i furgoni. Anche se, a onor del vero, anche mezzi di privati cittadini scaricano impuniti nella baraccopoli, come dimostrano i verbali degli stessi agenti. La filiera dello smaltimento illegale è complessa, e certo non riguarda solo i rom. 

"I cittadini ci hanno fatto delle pressioni ma non servono - ha detto ancora il minisindaco - perché siamo noi stessi a darci una pressione sotto questo aspetto". Sarà, ma la pressione per partorire un'azione ci ha messo due anni e mezzo. E forse cantar vittoria è prematuro. Mancano le telecamere di videosorveglianza, promesse una anno fa e mai arrivate, fondamentali per risalire ai responsabili dei fuochi tossici. E manca il piano per la chiusura del campo, con ricollocamento delle famiglie. Quello promesso per tutte le baraccopoli della città e, sempre a due anni a mezzo da inizio consiliatura, applicato non senza criticità al solo River di Roma nord. Appena un campo su sette autorizzati. 


 

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