Emergenza cinghiali, niente oasi per ungulati: intanto i branchi si moltiplicano

L'ipotesi di trasferire gli esemplari che si aggirano in città all'interno d'una specifica oasi non è decollata. Pronio:"Avevamo pensato al parco dell'Inviolatella ma non si può fare"

Non ci sono oasi destinate ad accogliere i cinghiali della Capitale. L’ipotesi, avanzata dal Campidoglio per evitare l’abbattimento degli esemplari che si aggirano in città, non è mai decollata.

Niente oasi per ungulati

“Avevamo pensato che il parco comunale dell’Inviolatella potesse essere adatto. Abbiamo però verificato che al suo interno sono state realizzate alcune edificazioni che non rendono sicuro il trasferimento dei cinghiali nell’area verde” ha fatto sapere Loredana Pronio, delegata capitolina al benessere degli animali. Altre oasi naturalistiche, al momento, non ce ne sono. 

A fine aprile, sul tavolo della Sindaca, era stata avanzata la proposta del parco di Roma Nord che, a distanza di un mese, si è dimostrato non essere praticabile. “Bisognerebbe puntare sui centri rifiugio ed al riguardo ce ne sono due disponibili in Toscana”. I costi del trasferimento extra regione sarebbero però esorbitanti e di conseguenza “per ora si è tutto fermato” ha ammesso Pronio. L’ipotesi cara all’amministrazione grillina non è mai decollata.

Riprese le segnalazioni

Intanto in città, complice la fine del lockdown imposto per contenere gli effetti del nuovo Coronavirus, sono riprese le segnalazioni. Foto e video, girati dai romani, mostrano la presenza di nuovi branchi. Si aggirano anche in pieno giorno, in strade e frequentate aree verdi. Per contenerli sono due le strade che si sta cercando di perseguire. Entrambe con modesti risultati.

Il ricorso alle gabbie

Nei parchi che sono gestiti dall’ente Regionale RomaNatura, grazie ad un accordo sottoscritto con Federparchi e Legambiente ed appunto la Regione Lazio, dal 2019 si è proceduto a sistemare delle gabbie. L’iniziativa è stata condotta sulle riserve di Decima Malafede e della Marcigliana. E, per ammissione del presidente di RomaNatura, nel corso del 2019 hanno consentito la cattura di 300 esemplari. Ancora meno significativo è stato invece il ricorso alla telenarcosi.

La telenarcosi

In contesto urbano, l’accordo sottoscritto tra Comune, Regione e Città Metropolitana, prevede la possibilità di narcotizzare gli ungulati che, una volta catturati, vengono poi abbattuti. In quel caso, a differenza delle gabbie, non è prevista neppure la macellazione, perché il farmaco utilizzato per addormentarli necessita di molti giorni per essere smaltito dall’organismo. In ogni caso i cinghiali che sono stati raggiunti da un sonnifero, a Roma, sono davvero pochi. Nel corso della contestata operazione svoltasi durante il lockdown sulla Cassia, è stato catturato in questo modo un solo esemplare.

Le strategie di contenimento

Le gabbie offrono soluzioni modeste, la telenarcosi invece porta a risultati che si approssimano allo zero. E l’ipotesi di trasportare gli animali catturati, che abbiamo detto essere pochissimi, in oasi loro destinate, non è mai decollata. Intanto però a Roma i cinghiali sono in piena stagione riproduttiva. E con il passare dei giorni, i loro avvistamenti, sono destinati ad aumentare.

Il tavolo interistituzionale

Sul tema è stato calendarizzato un incontro, nel pomeriggio del 22 maggio, tra i tre enti che hanno firmato il protocollo che indica le strategie di contenimento da adottare. In previsione dell'appuntamento istituzionale Daniele Diaco Diaco, il presidente della commissione Ambiente di Roma Capitale, ha lanciato un appello. “Chiediamo alla Regione Lazio di rispettare gli impegni presi nel protocollo, in modo tale che sia possibile trasferire gli esemplari catturati nelle riserve di competenza regionale, luogo dove dovranno restare in vita”.

La palla girata alla Regione

Entrando nel merito delle strategie da seguire Diaco, il principale sponsor delle oasi per ungulati, ha sottolineato che è necessiario privelgiare la cattura con le gabbie .“Successivamente questi animali dovranno essere inseriti in apposite strutture rese operative dalla Regione la quale, è opportuno sottolinearlo, è l'ente competente alla gestione della fauna selvatica”. Tramontata l'ipotesi del parco cittadino, quindi, l'amministrazione capitolina torna a bussare alla porta della Regione. A cui viene ricordato anche che  “l'uccisione indiscriminata dei cinghiali sarebbe soltanto una 'alternativa' crudele e sbrigativa”.

Articolo aggiornato alle ore 15:00 del 22 maggio 2020

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