Emergenza cinghiali, Coldiretti alza l'asticella: "Bene le gabbie, ma non bastano"

Coldiretti Lazio rilancia. Per tutelare gli interessi dei produttori non basta posizionare le gabbie. Servono indennizzi più rapidi per i danni subiti

La presenza di cinghiali in tutto il territorio cittadino, dal quadrante nord a quello sud della Capitale, rappresenta un elemento assodato. Meno certa è la modalità da scegliere per contenere l'avanzata degli ungulati nel territorio cittadino. Ed anche in contesti rurali dove, i produttori, continuano a lamentare ingenti danni.

La strategia di contenimento

RomaNatura punta essenzialmente sul posizionamento di gabbie all'interno dei quattordici parchi di cui ha la gestione. Una strategia  che, secondo il presidente Maurizio Gubbiotti, è inevitabile ed è dettata dalla conformazione stessa del territorio. "L'abbattimento selettivo è possibile in contesti molto limitati, come nel caso della Riserva del Presidente – ha ricordato Gubbiotti – E' impensabile invece in zone come l'Insugherata dove i condomini convivono con la riserva". Lì e nella gran parte delle riserve naturali, è impensabile pensare di armare i fucili per contenere l'avanzata dei cinghiali.

I tempi lunghi dei risarcimenti

La linea che Gubiotti ha prospettato è stata commentata anche dalla principale organizzazione di produttori agricoli presenti nel lazio: la Coldiretti. "L’ipotesi prospettata da RomaNatura di utilizzare le gabbie per la cattura dei cinghiali ci trova favorevoli, ma non può essere l’unica soluzione perché – ha spiegato David Granieri presidente di Coldiretti Lazio – richiederebbe un lasso di tempo troppo ampio, un tempo che gli agricoltori non hanno, con le aziende a rischio chiusura per gli ingenti danni, stimati nel Lazio intorno ai 4 milioni di euro ogni anno".

Le conseguenze per gli agricoltori

Accantonata la strategia dell'abbattimento selettivo, rimane da comprendere quale sia la strada da seguire per garantire una convinvenza accettabile tra gli ungulati ed il mondo dei produttori. Secondo Coldiretti Lazio infatti "i danni non vengono praticamente mai risarciti, tanto che molti agricoltori  sono stati costretti a cambiare colture, mentre altri, ormai stremati e sfiniti dalla burocrazia, non presentano neanche più la domanda".

La soluzione: la presenza nei consigli direttivi

Il problema è complesso e la soluzione, come mostra il dibattito a distanza sviluppatosi tra Coldiretti e RomaNatura, non è immediata. Secondo l'associazione dei consumatori, la strada da percorrere è quella che prevede "la fondamentale presenza degli agricoltori all’interno dei Consigli direttivi". Secondo Granieri, potrebbe essere quella la via migliore, per tutelare gli interessi degli agricoltori. Per questo Legambiente "auspica un intervento dell'assessore regionale". 

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