Palazzi occupati ed emergenza abitativa: il fronte anti sgomberi si salda in un'assemblea

Al teatro Mongiovino a Garbatella un confronto tra movimenti, sindacati e maggioranza regionale (più M5S)

Far fronte all’emergenza di un piano sgomberi che, tra palazzi occupati e case popolari abitate senza titolo, coinvolge centinaia di persone. Gettare le basi per politiche strutturali che diano risposte al fabbisogno abitativo della città. Attorno a questi due punti ieri pomeriggio al teatro Mongiovino a Garbatella, proprio di fronte alla sede della giunta regionale del Lazio, si sono confrontati movimenti per il diritto all’abitare e sindacati degli inquilini (movimenti per il diritto all’abitare, Action, Asia Usb e Unione Inquilini) con l’assessore regionale alle Politiche abitative, Massimiliano Valeriani, e gli esponenti dei partiti di maggioranza alla Pisana – Eugenio Patanè (Pd), Marta Bonafoni (Lista civica Zingaretti), Alessandro Capriccioli (Più Europa Radicali) e Paolo Ciani (Centro solidale) - e del M5S, Marco Cacciatore, presidente della commissione regionale Urbanistica e Politiche abitative. Una “relazione”, per usare le parole della consigliera Bonafoni, ancora tutta da consolidare alla luce di quanto accadrà nelle prossime settimane ma che “ha già portato qualche risultato”.

In cima alla lista c’è il rinvio a data da destinarsi dello sgombero delle due palazzine di viale del Caravaggio, a Tor Marancia, dove vivono circa 120 famiglie. Il 14 gennaio scorso Comune e Regione si sono seduti al tavolo del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza con la data del 31 gennaio 2020 già fissata per l’avvio delle operazioni di polizia e senza soluzioni alternative da offrire in cambio ai residenti, come accaduto quest’estate con la scuola di via di Cardinal Capranica a Primavalle. “Il buono casa finanziato dal Comune è destinato al fallimento perché le singole famiglie sono lasciate da sole di fronte al mercato immobiliare”, il commento di Amedeo Ciaccheri, presidente dell’VIII municipio, il territorio dove sorge l’occupazione sotto sgombero.

A convincere la prefetta Gerarda Pantaleone a concedere ulteriore tempo sarebbe stata la prospettiva di una misura per individuare soluzioni alternative messa sul tavolo dalla Regione Lazio. L’assessore Valeriani nel corso dell’assemblea di ieri ha confermato quanto già anticipato dal governatore Nicola Zingaretti, e messo nero su bianco dai consiglieri di maggioranza con un ordine del giorno già approvato, prima di Natale: entro la fine di gennaio, con il collegato al bilancio, verrà approvato un articolo che consentirà a Comune e Ater di “assegnare il 10 per cento delle case popolari alle famiglie in emergenza abitativa (in aggiunta a un 25 per cento che è già possibile utilizzare in deroga ma che non viene impiegato, ndr); di gestire il patrimonio delle Ipab (Istituti pubblici di assistenza e beneficienza, ndr) per questo scopo; di consentire a comuni ed enti di aggirare i meccanismi delle gare pubbliche per acquisire con più velocità patrimonio abitativo”. Il tentativo di inserire uno strumento simile era già stato fatto con la legge di Bilancio, nel dicembre scorso, ma era stato ritirato dietro la pressione dell’ostruzionismo dei partiti di centrodestra.

Il timore, e la denuncia da parte dei partecipanti all’assemblea, è che la misura si riveli inefficace di fronte alla scarsità di case popolari che negli ultimi tre anni sono state assegnate dal Comune al ritmo di 350 all’anno in media. "So che non basta ma abbiamo avviato un piano da 700 case in tre anni", le parole di Valeriani. A pesare sulla discussione il fatto che la delibera del 2014 che stanziava fondi per reperire circa 1200 alloggi per le famiglie in emergenza è rimasta totalmente inapplicata. Per questo la necessità di stanziare fondi e procedere con politiche organiche (rigenerazione urbana e tassazione dell'invenduto tra le proposte) è stato al centro di molti degli interventi, anche da parte dei consiglieri presenti.

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Altro tema sul piatto della discussione: “La regolarizzazione amministrativa più che la sanatoria" di quanti vivono nelle case popolari senza titolo. Per questa misura i tempi sono più incerti: “Dobbiamo capire se inserirla nel collegato al bilancio o dentro ad una norma che affronterà solamente il tema della casa da approvare in seguito”, ha spiegato Valeriani. Il nodo non è secondario e riguarda migliaia di inquilini in molti quartieri della città. A molte famiglie non è rimasto molto tempo: proprio ieri mattina lo sgombero di una donna con due bambini tra le case popolari di Testaccio, che sono destinate alla vendita e non alla rassegnazione, è stato rimandato di 60 giorni. 

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