Affrancazioni, l'emendamento M5S resta ma viene 'corretto': "Non favoriremo i costruttori"

Lombardi su Facebook: "Poniamo rimedio ai contenziosi privati". I venditori: "Pronti a fare causa al Comune"

“Il M5S sta cercando di porre rimedio al problema dei contenziosi tra privati con un emendamento presentato dai nostri senatori al decreto Fiscale”. È l’ex deputata Roberta Lombardi, oggi consigliera regionale, a confermare la linea dei pentastellati sulle compravendite di abitazioni realizzate in edilizia agevolata e vendute a prezzi di mercato. L’emendamento alla manovra economica presentato in commissione Finanze dal relatore Emiliano Fenu e spinto dal senatore Emanuele Dessì con il sostegno, nelle retrovie, della stessa Lombardi, che da tempo ha fatto dei piani di zona un ‘suo’ terreno di azione politica, resta. Nessun accantonamento, così come era emerso ieri. Solo qualche ritocco in quei punti che, ad alcuni, erano sembrati un po’ scivolosi.

In particolare a far tentennare i pentastellati, secondo quanto apprende Romatoday, sarebbe stato il rischio di “favorire i costruttori”. Per questo il nuovo testo, che lunedì approderà in commissione Bilancio per la verifica, proverà ad aggirare ‘l’ostacolo’ permettendo la possibilità di ‘liberare’ gli immobili dal vincolo del prezzo massimo di cessione (pur non essendone più in possesso) solo ai cittadini e non alle ‘persone giuridiche’.

Lombardi spiega la linea: “Dobbiamo fare qualche distinguo: una cosa sono le responsabilità dei costruttori (imprese e cooperative edili) che in malafede hanno distratto denaro pubblico per speculare; altra cosa sono i privati che hanno comprato e venduto in buona fede - con nulla osta comunali e pareri di pubblici ufficiali e professionisti - immobili soggetti a vincoli di prezzo, magari per comprarsi una casa più grande. Questa è una distinzione importante per capire appunto come il M5S stia cercando di porre rimedio al problema dei contenziosi tra privati con l'emendamento presentato dai nostri senatori al Decreto Fiscale”.

La vicenda è quella delle case costruite su terreni di proprietà comunale e con finanziamenti pubblici destinate a particolari categorie sociali, dal 2012 sempre più spesso sulle pagine dei giornali per lo scandalo degli affitti gonfiati e delle relative inchieste della magistratura sui fondi pubblici intascati dalle cooperative costruttrici. Un secondo ‘capitolo’ legato a queste abitazioni scoppia nel 2015 in relazione alle compravendite di queste case a prezzi di mercato. Il Comune rilasciava il nulla osta. I notai rogitavano. Nel settembre di quell’anno una sentenza della Cassazione stabilisce che il valore calmierato di queste case segue l’immobile.

Migliaia di famiglie si ritrovano così proprietarie di alloggi pagati a prezzi di mercato ma dal valore ‘agevolato’. Gli acquirenti iniziano a fare causa ai venditori, chiedendo indietro differenze che arrivano ad ammontare anche a 300 mila euro. Molti venditori, che in tanti casi hanno già impegnato la differenza incassata anni prima nell’acquisto di nuove case, sono stati condannati a restituirla, con il rischio di vedersi pignorare la casa. Dal 2011 la legge consente l'affrancazione, ovvero il pagamento di una somma all'amministrazione comunale per 'liberare' l'immobile dal vincolo di prezzo.

Il fenomeno coinvolge circa 250 mila appartamenti tanto che oggi sono centinaia le cause in Tribunale tra acquirenti che chiedono indietro la differenza e venditori condannati a restituirla (in molti casi si è arrivati anche a una mediazione tra le parti). L’allarme è partito dal Campidoglio, che sul suo territorio ha circa un terzo delle abitazioni realizzate in regime di edilizia agevolata, ed è arrivato ora sui banchi della politica nazionale: le stanze del ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, da un lato, e quelle del Senato dall’altro, dove sono stati presentati una serie di emendamenti al dl Fiscale. 

Le famiglie coinvolte seguono questi momenti con apprensione. Favorevoli all’approvazione dell’emendamento le famiglie aderenti al Comitato venditori 18135: “Dalla fondazione del comitato ad oggi il numero delle persone coinvolte è cresciuto sempre di più tanto che oggi siamo circa 300 famiglie” ha spiegato a Romatoday Paolo Visintin, presidente del comitato. “Ad oggi dobbiamo restituire una cifra che sommata raggiunge i 50 milioni di euro. Se non troveremo una soluzione a questi contenziosi non possiamo non prendere in considerazione l’ipotesi di rivalerci sul Comune che a suo tempo ha dato i nulla osta alle compravendite e chiedere conto ai notai che hanno firmato i rogiti. Una strada praticamente obbligata per i venditori. Solo gli indebiti, senza contare eventuali danni, ammontano a 50 milioni di euro mentre abbiamo stimato che se tutti i 200 mila appartamenti procedessero con l’affrancazione il Comune incasserebbe quasi 4 miliardi di euro”. Il Dl Fiscale approda in Aula martedì. 

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