Scrutini pazzi nei municipi? "Stress, incompetenza e incongruenze del ministero" 

Un presidente di seggio del municipio di Ostia (che preferisce restare anonimo) ci spiega come è possibile ritrovarsi con voti non scrutinati, verbali incompleti, e competizioni a rischio, a pochi giorni dal ballottaggio

Contare le x ai candidati e alle liste di centinaia e centinaia di schede, compilare e firmare verbali e tabelle di scrutinio da inserire in apposite buste con precise indicazioni ministeriali, verificare che il numero di schede corrisponda a quello degli elettori in lista, sigillare e trasferire il materiale al seggio centrale, scortati dalle forze dell'ordine. 

Non ci si improvvisa presidenti di seggio, vicepresidenti, segretari, scrutatori. Il lavoro è complesso, indicato punto punto in manuali di oltre cento pagine (letti da pochi) con le normative del Tuel che disciplinano la materia. Per farlo serve un'adeguata formazione, un po' di esperienza aiuta, e soprattutto, tanta lucidità. Quella che è mancata al personale che ha contato i voti della prima tornata elettorale, concentrata nella sola giornata di domenica con spoglio notturno.

"Gli orari massacranti di questo scrutinio hanno sicuramente contribuito al caos che abbiamo visto per quanto riguarda i voti municipali". A Mauro (nome di fantasia, ndr), presidente di seggio in una sezione del municipio di Ostia, e già scrutatore negli anni passati, l'esperienza, quindicinale, non manca. E ci conferma l'ipotesi circolante: stanchezza e disattenzione dei funzionari nei seggi ha generato il caos, con verbali in bianco, incompleti, discrepanze nei conteggi, urne ancora da aprire a dieci giorni dal ballottaggio causa enormi ritardi accumulati, e competizioni messe a rischio dai ricorsi al Tar che arriveranno.   

"Dobbiamo calcolare che i seggi hanno aperto alle 7 del mattino e chiuso alle 23. Subito dopo è partito lo scrutinio, andato avanti fino alle 12 del lunedì, limite di scadenza della consegna del materiale". Trenta ore di lavoro senza un minuto di riposo, un tour de force che ha giocato brutti scherzi. "Basta per distrazione non registrare un elettore che ha votato e i numeri non ti tornano più, devi ricontare tutto, il tempo passa, si cerca di fare il più rapidamente possibile e gli sbagli si sommano". E magari per chiudere entro i termini stabiliti si sacrifica la regolarità del voto, facendo tornare il tutto a tavolino. Senza contare la scarsa conoscenza della materia e la poca precisione nei lavori. 

"I ritardi credo si possano imputare anche a un'organizzazione deficitaria dell'intera macchina". Vedi il caso delle 21 urne ancora da aprire nel II municipio, 18mila voti dei romani finiti nel nulla. "Deve essere successo qualcosa durante la giornata, nel senso che mentre gli scrutinatori coordinavano le operazioni di voto, il presidente e il segretario avrebbero dovuto preparare tutti i verbali, compilandoli nelle parti bianche e firmandoli. Se questo, faccio un esempio, non lo hai fatto prima ti ritrovi con una mole doppia di lavoro". Qui però la responsabilità è anche del rappresentante di lista, chiamato apposta per verificare durante la giornata l'operatività del seggio. E nel caso a segnalare problemi ai poliziotti in presidio.  

E ancora, la semplice lettura delle schede subito dopo la chiusura del seggio può essere fatta più o meno da manuale. Difficile seguire alla lettera quanto previsto nel Tuel, e non sempre per colpa dei funzionari. "Le schede lette andrebbero inserite aperte in un'apposito scatolone, che però è sempre più piccolo delle schede, e allora ti devi attrezzare da solo con il metodo più ordinato possibile. Io ad esempio le metto aperte sul tavolo e le divido a mucchietti a secondo del candidato sindaco in questo caso, separando i voti incerti e le casistiche su cui discutere con il gruppo". Ma c'è anche chi le accumula senza criterio, facendole pescare nel mucchio dagli scrutatori (la legge prevede che solo il presidente possa maneggiare le schede) e aumentando le possibilità di svista. Si tratta di un procedimento di fatto discrezionale, e non sempre ordinato. 

Altra questione critica riguarda il voto disgiunto, e poco c'entra con stress e stanchezza. "Fino a un anno fa - ci spiega Mauro - i voti venivano comunicati via telefono ai funzionari ministeriali. Oggi invece c'è un sistema informatico dove il rappresentante del plesso scolastico (nuova figura non amministrativa ma facente parte del corpo di polizia) inserisce i dati". Il problema? "Spesso il programma non riconosce il voto disgiunto. E anche qui se i conti non tornano non puoi chiedere il seggio. A questo punto i presidenti aggiustano qualcosa perché quadri il tutto e il sistema accetti i dati".  

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Insomma, tra mille regole che in pochissimi conoscono, indicazioni del Ministero dell'Interno impossibili da eseguire ("su una delle buste dove inserire il materiale si richiede l'estratto del verbale. Ma è un documento che i seggi non hanno") e la scelta improvvida di votare solo un giorno e aprire immediatamente le schede per lo scrutinio, mettendo a dura prova la resistenza fisica dei lavoratori, il risultato è un caos ancora da districare: per le anomalie i giudici escludono il riconteggio. E i candidati sono pronti a battagliare in tribunale. 
 

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