Fassina non infiamma Sel: dopo le primarie si attendono le mosse di Bray e Marino

L'esponente di Sinistra Italiana non convince tutti. C'è chi chiede di "allargare a tutte le energie disponibili". Gli occhi sono rivolti all'ex sindaco e all'ex ministro

Foto Facebook Mauro Cioffari

Non solo un banco di prova per il Pd. Domenica anche gli occhi di Sel sono rimasti puntati sulle primarie del centrosinistra. Nonostante Stefano Fassina sia già in campo da tempo sotto il segno della nuova Sinistra Italiana, la strada verso le elezioni capitoline per le realtà 'a sinistra del centrosinistra' è tutt'altro che decisa. Non è una novità infatti che parte di Sel non consideri vincente la candidatura del deputato ex 'dem', non proprio emersa dalla base romana ma piuttosto caldeggiata dal nuovo soggetto politico nazionale Sinistra Italiana. Fassina non convince tutti e il timore è che parte delle forze necessarie per diventare decisivi alla prossima competizione elettorale vadano perse. 

L'iniziativa di sabato al Teatro Quirino, quando Fassina ha presentato il suo programma elettorale, ha mostrato una tenuta limitata sul terreno capitolino. “E' un'iniziativa preziosa quella di questa mattina al Teatro Quirino che dimostra voglia di partecipare da parte dei mondi del lavoro, delle tante realtà locali e dei comitati. Mancano, tuttavia, mondi e culture nostre, belle e ricche di vitalità” il commento dell'ex capogruppo capitolino Gianluca Peciola. “Dopo due mesi di campagna elettorale il dato di oggi evidenzia un'insufficienza seria rispetto a quello che può e che deve mettere in campo la sinistra diffusa”. 

Peciola, che ha definito le primarie Pd "un fallimento annunciato", parla di necessità di allargare il campo: “Sarebbe incredibile che la sinistra in questa occasione non andasse unita coinvolgendo tutti quei mondi che in questo momento sono attratti dal nostro percorso” il commento di Peciola. “Oggi la candidatura di Fassina è l'unica autorevole ma è il momento di mettere in campo tutte le energie disponibili per salvare Roma dalle destre e dai populismi. Da Fassina a Marino passando per Bray e l'esperienza di Contaci ci sono tante proposte utili che se trovano un coinvolgimento possono diventare una proposta di governo vincente per Roma”.

La bassa affluenza di domenica potrebbe aprire un nuovo spazio. “E' evidente che la non partecipazione della sinistra e la debolezza dei candidati stanno confermando l'inutilità delle primarie” scrive Paolo Cento, segretario Sel di Roma. “La candidatura di Stefano Fassina ha avuto il merito di mettere in campo una proposta autonoma dal Pd” continua Cento. “Ora al lavoro per una coalizione civica, democratica e di sinistra per governare Roma e se ci saranno altre disponibilità a sinistra lavoreremo insieme a Fassina per unire lo schieramento più largo e inclusivo possibile”. 

Al momento non si esclude un piano B anche se l'ipotesi non mette tutti d'accordo. Nei municipi, per esempio, c'è chi pensa a liste in sostegno esterno al candidato democratico, in continuità con la precedente esperienza amministrativa. Verso il Campidoglio poi ci sono i fedeli di Fassina che lavorano al consolidamento della sua candidatura. C'è chi invece, forte del flop di domenica, guarda con favore ad altri nomi in campo e pensa ad una consultazione per ampliare la partecipazione. 

Pesa l'incognita dell'ex ministro alla Cultura Massimo Bray, la cui candidatura è nell'aria da tempo e potrebbe essere ufficializzata nelle prossime ore. Bray eroderebbe consenso al Pd aggregando quelle forze democratiche di dissenso anti-renziano che non si sono riconosciute nelle ultime primarie e, allo stesso tempo, potrebbe essere ben digerito anche da una più ampia formazione a sinistra, compresa Sel. Da capire anche la posizione dell'ex sindaco Ignazio Marino, sostenuto da un movimento civico che guardava al Pd e che con un suo coinvolgimento potrebbe decidere di orientarsi in altro modo. Una sua candidatura o un suo coinvolgimento in questo pezzo di schieramento potrebbe risultare influente. 

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