Primarie 6 marzo, Morassut: "Verdini? Non voglio il suo appoggio"

Roberto Morassut, deputato Pd, ha presentato il suo programma verso le primarie del centrosinistra. Sei punti, dalla 'Roma città motore di sviluppo' a quella 'green e smart'

Sei punti per la città, da 'Roma città motore di sviluppo' alla 'Città green e smart'. Roberto Morassut, candidato alle primarie del centrosinistra del prossimo 6 marzo, ha presentato questa mattina il suo programma presso la sede del comitato elettorale in via Ostiense. Il deputato Pd, ed ex assessore all'Urbanistica della giunta Veltroni, ha scelto come hashtag: #bastaslogan e #camminare. “C'è da costruire una politica per la città che non si risolve in uno slogan, ma in un complesso processo di ascolto”. Il sostegno di Verdini a Giachetti? “Un conto è il sostegno che Verdini e il suo gruppo parlamentare possano aver dato, su alcuni provvedimenti, in alcuni passaggi parlamentari. Un'altra cosa è un avvicinarsi strategico a una coalizione politica” ha messo in chiaro: “Sicuramente, se vincerò alle primarie, non vorrò una lista in mio sostegno di Verdini” ha precisato. 

Nel corso della presentazione del suo programma ha spiegato come le priorità per Roma non si possano risolvere in uno slogan. Cosa propone per Roma?

Abbiamo indicato sei punti ma prima è necessario avanzare delle premesse. Bisogna intervenire sulla ristrutturazione della finanza comunale stipulando accordi con lo Stato per rafforzare il piano di investimenti e sfruttare al meglio le risorse europee. In secondo luogo, il Campidoglio deve mettere in atto una politica di spending review ma anche intervenire sulla macchina amministrativa risolvendo prima di tutto la questione del salario accessorio. Questo è fondamentale per motivare i dipendenti, premiare quelli efficienti e onesti che fanno bene il loro lavoro e allontanare coloro che non sono fedeli all'amministrazione. Sotto questo punto di vista, sarebbe utile qualche strumento normativo in più. Rimessa in moto la macchina, si tratta di capire come farla camminare.  

Ha individuato sei punti programmatici. 

Roma deve tornare ad avere una politica europea, parlare al mondo, guardare alle risorse europee, attrarre investimenti, valorizzare aspetti importanti come la ricerca e i campus universitari o l'impulso all'industria manifatturiera e produttiva. C'è poi il tema del governo del territorio. Da un lato il versante ambientale dei trasporti: dobbiamo mettere in campo interventi e opere che aumentino subito l'offerta del trasporto pubblico locale della città. Dall'altra, vanno valorizzati gli aspetti pubblici del nuovo Piano regolatore. 

Per esempio?

Parlo del rinnovo urbano, dell'aumento dei servizi, la riqualificazione della periferia. Ma anche il potenziamento delle politiche sociali, con interventi nei nidi e per l'edilizia scolastica, un incentivo alle reti sociali, dei centri antiviolenza. Credo inoltre sia necessario riprendere il grande capitolo della cultura e delle infrastrutture culturali e l'introduzione di alcune innovazioni nel campo della semplificazione. Abbiamo pensato ad una App che renda più accessibili i servizi fondamentali ai cittadini. Sono punti di massima che andranno implementati. 

Ci sono delle opere ultili alla città che, secondo lei, devono essere messe in cima alla lista delle priorità?

Nel mio programma ho proposto una serie di opere che si possono avviare e concludere nell'arco di poco tempo. Penso per esempio allo sviluppo dei campus universitari, alla conclusione del Campidoglio2, con contestuale svuotamento del colle capitolino, alla realizzazione di una città giudiziaria nelle caserme di via delle milizie. E ancora, per quanto riguarda la mobilità, va terminata la metro C e quella B fino a Casal Monastero recuperando per quest'ultima risorse, senza ricorrere a compensazioni urbanistiche per i costruttori. Inoltre andrebbero realizzati in tempi brevi nuovi corridoi di riserva per i bus su strade come la Colombo o la Tiburtina. E ancora: 50 nuovi nidi in cinque anni, il raddoppio degli investimenti per l'edilizia scolastica, concludere il cantiere della Nuvola di Fuksas. Parola d'ordine: chiudere le opere aperte e programmare, con con costi bassi e tempi brevi, quegli interventi che permettano in poco tempo di risollevare la periferia dalla sete di mobilità.

Secondo lei le Olimpiadi sono un'occasione per la città?

Sono una grande occasione se si guarda a ovest del Mediterraneo, a quanto accaduto a Barcellona nel '92. Se osserviamo invece a quanto accaduto ad Atene, rappresenterebbero certamente un problema. 

La sintesi giornalistica di questi ultimi giorni la descrive come il candidato della sinistra dem romana mentre Giachetti il renziano indicato dall'alto. Saranno questi i due Pd che andranno al voto domenica prossima?

Non credo si tratti di questo. Io sono un uomo politico di sinistra che da vent'anni percorre questa città con vari ruoli e responsabilità. Ho iniziato a fare politica da giovanissimo e ho tante relazioni e tanti rapporti, credo di godere della stima di tante parti della città. Ho votato Renzi ma sono dotato di autonomia politica. Non ho mai partecipato alle correnti in modo acritico. Stimo Giachetti, lo apprezzo e gli sono amico ma abbiamo profili diversi. Speriamo vadano a votare in tanti e vedremo. 

Temete un flop?

Un rischio c'è sempre perché la disaffezione è una nota costante ma credo che Roma sia una città che sa riprendesi la voce quando è il momento. Penso che andrà bene e me lo auguro. 

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