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Niente primarie nei municipi, si va verso undici riconferme: tre le poltrone libere

I tempi stringono e l'apparato tace. Quasi certo il fatto che nei municipi non ci saranno le primarie. In undici casi i presidenti uscenti punteranno alla riconferma alle urne. La rottura dell'alleanza con Sel e l'affaire Scipioni aprono la strada a nuove candidature su tre territori

Un silenzio che si sta trasformando in un vero e proprio caso. A Roma il 6 marzo gli elettori di centrosinistra sceglieranno il candidato sindaco, ma non quelli per i loro municipi. Molto probabilmente si ritroveranno sulle schede elettorali donne o uomini scelti dal partito, imposti dall'alto. Niente primarie nei municipi, questo sarebbe l'orientamento emerso sinora. Matteo Orfini, commissario del Pd Roma, tace, ma è un silenzio che alimenta la certezza che la scelta spetterà all'apparato. Di più ad alimentare certezze in tal senso il fatto che le primarie si dovrebbero svolgere insieme a quelle per il sindaco. Per presentare le candidature mancano appena 7 giorni. Appare quindi inverosimile pensare ad un cambio di rotta improvviso. L'alternativa potrebbe essere uno slittamento delle consultazioni ai gazebo che al momento danno tutti per improbabile.

Qualcuno inizia a storcere il naso, qualcun altro esprime malumori, altri ancora sembrano intenzionati a tenere nel cassetto ambizioni mai sopite. Sullo sfondo alcuni nodi irrisolti, su tutti l'alleanza saltata tra Pd e Sel e il futuro degli ex consiglieri che hanno firmato la defenestrazione di Marino. 

E proprio Marino, in un'intervista a fine anno, aveva disegnato scenari che hanno allarmato, e non poco, i presidenti di municipio uscenti. Secondo l'ex sindaco Orfini ha promesso ai consiglieri uscenti le presidenze di municipio. Un gossip, diventato dichiarazione ufficiale, che ha mosso le acque nei vari parlamentini e che ha spinto i vari presidenti a mettere in scena #perroma. Ufficialmente una convention per i territori, per non rottamare tutto di questi anni. Nei fatti però si è trattato di un avvertimento in faccia al commissario: "Noi non schiodiamo".

Dal 23 gennaio quello che puntava ad essere un laboratorio è sparito, evaporato,  e se ne sa poco o nulla. I vari presidenti di municipio invece si dividono tra Giachetti e Morassut, accompagnandoli nei loro appuntamenti sul territorio. Pace fatta con l'apparato quindi. 

Un silenzio e una pace figlio di rassicurazioni, quelle ricevute da Orfini, su una ricandidatura. Ad oggi sui 14 municipi chiamati al voto (ricordiamo che ad Ostia, commissariata, non si voterà, ndr), undici sembrano andare verso la riconferma del minisindaco uscente. Tre sono le poltrone libere, due delle quali vanno ad incrociare il primo nodo, quello dell'alleanza con Sel. 

Ad oggi Pd e Sel correranno divisi. Il partito di Vendola comanda nel VII municipio, con Susi Fantino, e nel VIII con Andrea Catarci. Le poltrone sono disponibili e i nomi per sostituirli girano da un po'. Al Tuscolano il nome caldo è quello dell'ex consigliera comunale Erica Battaglia, molto forte sul territorio dove in questi mesi è tornata più attiva che mai. Altro esponente politico in pole position è Massimo Simeoni, attuale assessore al commercio, al Demanio e al Patrimonio in municipio.

Se nel VII municipio la rottura Sel Pd sarebbe indolore (molti sul territorio i malumori nei confronti di Susi Fantino, ndr), nell'VIII aprirebbe a scenari difficili da immaginare. Catarci infatti verrebbe ricandidato solo da Sel a vantaggio, sempre stando alle voci, di un'altra ex consigliera, quella Valeria Baglio che nel 2013, in rampa di lancio per le primarie nel municipio, fu costretta al passo indietro per ordini di scuderia per non minare la leadership dei vendoliani. Oggi, senza il peso dell'alleanza, sarebbe pronta a correre. Altro nome spendibile, secondo alcuni ambienti del Pd di Garbatella, sarebbe quello di Carla Di Veroli

Terza poltrona libera è quella del VI municipio. Qui la ricandidura di Scipioni era esclusa da tempo, a maggior ragione dopo la mancata sfiducia di lunedì. Il "siete fuori dal partito" ha messo il sigillo a questa certezza. Due i nomi che circolano. Il più forte è quello di Dario Nanni, anche lui ex consigliere capitolino, al quale il partito avrebbe chiesto la propria disponibilità. Molto attivo in questi mesi è stato Mariano Angelucci, capogruppo di quello che è stato ribattezzato come il Pd di Migliore e che da molti viene visto come il candidato in pectore. I rumors nel partito però danno l'ex presidente della commissione lavori pubblici in Campidoglio vicino all'investitura ufficiale. A lui poi la decisione sull'accettare o meno la sfida. 
 

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Commenti (1)

  • Manca un'analisi teoretica sulla fondamentale candidatura alle primarie di Pedica;mi raccomando eh...

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