Primarie, per Orfini niente flop: "Nel 2013 c'erano i voti di mafia capitale"

Il commissario del Pd di Roma difende i numeri della domenica di voto per il centrosinistra: "Nel 2013 c'era il Pd delle truppe cammellate". Il deputato Miccoli: "Riflettere sui numeri"

Matteo Orfini vota al seggio di via Cola di Rienzo (Foto Twitter Primarie Roma 2016)

“Alle primarie del 2013 c'era il Partito democratico delle truppe cammellate di quelli che sono stati arrestati, delle file di rom e quant'altro, questi sono dati veri di un partito vero che per fortuna ha ancora tanto lavoro da fare e sta rinascendo”. Lo difende così, Matteo Orfini, commissario del Pd di Roma, il risultato di una domenica di primarie per il centrosinistra. Poco meno di 50 mila persone hanno votato ai 195 seggi sparsi per la Capitale investendo, con un 60% pieno, Roberto Giachetti candidato sindaco di Roma per il centrosinistra. 

Un risultato dimezzato rispetto a quanto avvenne nel 2013 quando ai seggi che incoronarono Ignazio Marino votarono 100 mila persone. Matteo Orfini però non si scoraggia, nonostante nei giorni precedenti lo stesso Morassut aveva fissato tra i 50 e i 60 mila il limite sotto il quale sarebbe stato meglio non andare. “Penso che sotto i 50mila sarebbero primarie un po' problematiche. Sopra i 50-60 mila sarebbe un risultato dignitoso considerando la storia recente” aveva commentato a margine della presentazione del suo programma elettorale. Il commissario romano, fin dalle prime ore di primarie, aveva massimizzato i risultati: “Alle 9.30, dopo appena un'ora e mezza, avevamo già superato i partecipanti alle consultazioni grilline” ha scritto su Twitter. 

Non tutti all'interno del Pd sono però d'accordo. Un invito a riflettere sui numeri arriva dal deputato Marco Miccoli: “Un grazie a Roberto Morassut e buon lavoro a Giachetti. Grandissimi i volontari. Sul flop dell'affluenza bisognerà però riflettere”. Il dito è puntato verso il commissario: “Nascondere questo dato negativo rischia di compromettere la difficile campagna elettorale che abbiamo ora di fronte. Le modalità divisive esercitate dentro e fuori il Pd, dalla gestione Orfini, vanno superate al più presto". 

Non solo i numeri. Orfini blocca le polemiche anche sulla carica di Giachetti, vicepresidente della Camera e parlamentare. Dopo la sua investitura a candidato sindaco, una domanda sorge automatica: si dimetterà “per fare più presa sui romani”? “Non lo so, ma io credo che i romani abbiano bisogno di un sindaco che risolva i loro problemi, che si preoccupi di chi porta via la mondezza, di chi tappa le buche e di chi rende più vivibile le periferie. Sono cose che vivono nel dibattito giornalistico ma non me le ha chieste mai nessuno nella città” la risposta. 

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