Meloni, a Tor Sapienza per rilanciare le periferie: "Siano belle come Trastevere"

La candidata di Fratelli d'Italia incontra i cittadini nel centro anziani di viale Morandi. "Vogliamo avviare progetti di riqualificazione urbana, demolire il brutto per costruire il bello"

Case popolari in tutta la città, non in apposite zone destinate a diventare ghetti dormitorio. E progetti di riqualificazione urbana che riportino "il bello" nelle periferie. Il sogno da inseguire? "Tor Sapienza un po' come Trastevere". Giorgia Meloni incontra i cittadini nel centro anziani di viale Giorgio Morandi, spalleggiata dal giornalista Paolo Del Debbio. Un ritorno a un anno e mezzo dal sopralluogo effettuato dopo la rivolta contro i rifugiati. Era il 12 novembre 2014, chi è lì per acclamarla ricorda bene: "Fu la prima ad arrivare".  

Fioccano applausi per la candidata sindaco di Fratelli d'Italia, che ha scelto il quartiere di Roma est per lanciare la campagna sulle periferie romane. Non a caso, i macrotemi sollevati toccano l'intera città. Dai trasporti, che Meloni riorganizzarebbe prima di tutto "mettendo un freno all'evasione", con tornelli della metro impossibili da scavalcare e bigliettaio sui mezzi pubblici a prova di "portoghesi", ai rifiuti. "Roma deve diventare una città a rifiuti zero. Che vuol dire? Che vogliamo portare la differenziata al 75 per cento in cinque anni". Per farlo, "moduleremo la Tari sulla base dei rifiuti indifferenziati prodotti dalle famiglie". Tradotto, chi più differenzia meno paga. "Ma dovete aiutarmi anche voi"

E per riportare "il bello nelle periferie" si lavora a "progetti di riqualificazione urbana: demolire per ricostruire". Insieme a illuminazione (i led dell'ex sindaco Marino non sono stati sufficienti), internet a banda larga, reperti archeologici, "quelli che giacciono negli scantinati delle nostre soprintendenza", per aprire musei anche in periferia. Ottimizzare le risorse coinvolgendo i cittadini è un'altra delle proposte emerse: "Daremo la possibilità a chi si organizza in associazioni o in comitati di aprire attività commerciali a costo zero, in cambio della manutenzione di alcune aree". Sul fronte strade e buche, altro problema tristemente gettonato, se non ci fossero le risorse ("ma ci sono, basta tagliare gli sprechi"), "ricorreremo ai privati"

Poi si passa all'immigrazione, tema anche questo non così locale, ma che incassa facilmente il plauso dei presenti. "Non ci può essere un municipio di Roma dove ci sono 12 centri di accoglienza (il riferimento è alle Torri, il vicino municipio VI, ndr) e municipi dove non ce n'è neanche uno". E ancora, guardando al Paese, la stoccata va direttamente "all'irresponsabile politica delle porte aperte a tutti del governo Renzi-Alfano che sta facendo piombare l'Italia nell'insicurezza, nel caos e nel degrado". Sarà, ma a Tor Sapienza la chiusura del centro Sprar per rifugiati non ha cambiato il quadro di malessere.  

Sono rimasti i palazzoni dell'Ater, ancora fatiscenti nonostante le promesse. "Purtroppo l'Ater è di competenza regionale" risponde Meloni alle tante mani alzate di chi vuole intervenire per parlare del quartiere, e denunciare lo stato delle abitazioni di viale Morandi. "Una prima cosa da fare, a monte, è quella di spostare la gestione su Roma Capitale". Dopodiché, sulle case popolari, l'idea è "consentire il meccanismo della casa a riscatto, cioè la vendita a chi ci vive legalmente da anni, e con quei soldi effettuare una regolare manutenzione di tutti gli appartamenti"

La sicurezza poi, è una ferita aperta. Una signora prende la parola e racconta di un furto subito "da parte di due rom". "Mi hanno aggredito per rubarmi la borsa". Sulle baraccopoli la leader di Fratelli d'Italia approfitta per ribadire la linea: "I campi vanno chiusi. Per chi è nomade allestiremo delle piazzole di sosta temporanee, chi è cittadino italiano si metterà in fila per una casa popolare". A proposito di insediamenti, quello di via Salviati viene ricordato dal presidente del Comitato di Quartiere Tor Sapienza, Roberto Torre, che interviene al microfono tornando per l'ennesima volta sui roghi tossici: "Siamo avvelenati dai fumi alla diossina, e non ci è stato modo nemmeno di installare una centralina dell'Arpa". Meloni ascolta e prende appunti. I malumori riecheggiano in una platea esausta da promesse mai mantenute, ma non senza speranza. 

C'è chi è indeciso sul voto del 5 giugno - "l'ultima volta ho votato Cinque Stelle, stavolta non lo so, voglio ascoltare e capire. E' romana, e il suo programma politico non mi dispiace" - ma in molti sono lì per sostenerla. In primis qualche esponente del comitato Morandi-Cremona. "Sì voterò Meloni - dichiara Elvio Macario, del cdq - snon ho problemi a dirlo. E' l'ultima speranza per un quartiere allo sbando. Mi dà sicurezza sul territorio, perché è romana, è molto spontanea e diretta, non fa quelle moine che fanno di solito i politici". Su un punto sono tutti d'accordo: di cosa ha bisogno Tor Sapienza? "Di tutto, dalla a alla z". 

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