De Vito è mister preferenze: "Io, il più votato, ho speso solo 705 euro"

Un risultato arrivato come "riconoscimento del lavoro che ho fatto in Aula". Il candidato consigliere a Cinque Stelle, all'opposizione durante il governo Marino, intervistato da Romatoday

Con 6mila 541 preferenze, il candidato consigliere a Cinque Stelle Marcello De Vito porta a casa la medaglia d'argento di questo primo turno di corsa elettorale. E' il più votato su Roma, il mister Preferenze delle amministrative 2016. E a farlo volare così in alto "non è stato altro che il riconoscimento del lavoro d'Aula svolto in questi anni". Rivendica la sua campagna elettorale low cost e sembra certo del risultato finale: "Non temiamo niente di Giachetti, è un candidato che non ha il polso delle urgenze di Roma e soluzioni vaghe per questa città". Senza contare che "è un esponente del Pd che ha sfasciato la città".   

Ha preso 6541 voti, tantissimi, e si aggiudica l'appellativo di mister preferenze. Quale crede sia stato il suo punto di forza?

E' il riconoscimento del lavoro che io e gli altri consiglieri abbiamo fatto in questi anni nelle Istituzioni e che è stato uno dei fattori della grande crescita del M5S: i cittadini oggi ritengono il Movimento una forza di governo e non si può più parlare di voto di protesta.

Però gli stessi cittadini hanno scelto Virginia Raggi per la corsa a sindaco...

Perché Virginia, al pari di Daniele Frongia ed Enrico Stefàno, ha fatto un lavoro straordinario.  

La battaglia per lei più significativa in Consiglio comunale durante l'era Marino?

Ne dico tre, gli esposti sulla vendita del patrimonio immobiliare del Comune e sulla lievitazione dei costi della metro C. E poi le spese di Marino. 

Che ruolo avrà, o che ruolo vorrebbe avere, nella futura, eventuale, squadra di governo?

Vedremo, non decideremo come ha sempre fatto la vecchia politica in base a rapporti di forza, ma valuteremo più logicamente le competenze funzionali e le capacità di ognuno.  

Quanto ha speso per la campagna elettorale?

705 euro + IVA. E ci tengo a dire che avevo fatto un appello a inizio campagna, rivolto a tutti i candidati, perché avviassero campagne low cost. Un silenzio assordante. 

Cosa temete di più dell'avversario Roberto Giachetti?

Nulla, anche dai riscontri che ho avuto in campagna elettorale parliamo di un candidato che non conosce assolutamente Roma, e che parla in maniera generica. E poi è un esponente del partito che ha devastato la città, partito che oggi come sempre cerca di cancellare le vergogne passate con una faccia nuova, fermo che Giachetti campa da anni di politica. Se poi, come ha dichiarato, intende davvero fare il Sindaco, allora si dimettesse immediatamente da vicepresidente della Camera e da deputato: troppo comodo avere il paradacute e tenere i piedi in due staffe. 

Giachetti ha chiesto a Raggi più occasioni di confronto. Pensa che ci sarà una risposta in questo senso?

Di confronti ce ne sono già stati. Anzi, molte volte sono stati gli altri candidati a non presenziare. E' una cosa che sarà valutata, fermo che abbiamo assistito in molti casi a veri e propri "pollai televisivi", oggettivamente poco utili ai cittadini per comprendere il progetto di rinnovamento di Roma sulle macerie lasciate dai partiti. 

Oggi Marchini in conferenza stampa ha detto: "Quello ai Cinque Stelle è un voto anti Renzi, più anti Pd che sui contenuti di Roma". Quanto ha ragione? 

Sicuramente è vero che è un voto anti Pd, visto quanto il partito ha fatto subire ai cittadini romani. Ma come ho detto è anche un voto che legittima la nostra forza e la nostra capacità di governare.

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