“Non solo Fassina, apriamo le primarie a sinistra. Marino? Pronti a sostenerlo”

Aprire le consultazioni al campo della 'sinistra diffusa'. Un campo ampio nel quale possa trovare spazio anche l'ex sindaco. L'appoggio a Fassina? "Non sconfessiamo nessuno ma il campo va allargato"

Aprire le consultazioni al campo della 'sinistra diffusa'. Un campo ampio, che va dai comitati e dai movimenti sociali alle formazioni politiche, nel quale possa trovare spazio anche l'ex sindaco Ignazio Marino. E, perché no, democraticamente conquistarlo. Gianluca Peciola,  ex capogruppo di Sinistra ecologia e libertà in Campidoglio parla delle prossime elezioni comunali. Sostenere l'ex primo cittadino? “Apriamo le consultazioni. Se dovesse uscire vincitore, siamo disposti a sostenerlo”. L'appoggio a Fassina? “Non sconfessiamo nessuno ma il campo va allargato”

Un recente sondaggio volto a testare gli 'umori' degli elettori su eventuali candidature a sindaco di Roma mostra che a sinistra, al di fuori della formazione delle primarie 'del Pd', c'è una fetta consistente di elettorato. Come porsi di fronte a questo dato?  

Per la sinistra è necessario andare oltre il posizionamento minoritario in cui si è posta. Dobbiamo rivolgerci a quella che definisco la sinistra potenziale. Mi riferisco a quella parte politica che non si genuflette all'idea di Renzi che le città siano un bancomat, quella composta dalle tante esperienze civiche e dai comitati, quella che si è riconosciuta nella sfida dell'ex sindaco Marino allo stesso premier Renzi. E ancora. Quella di Sel e di Fassina così come quella che politicamente si rende conto che questo Pd è un partito eterodiretto dal Nazareno e non è espressione di autonomia. La chiamerei 'sinistra diffusa'. Una realtà che potenzialmente è vincente e per questo dobbiamo necessariamente trovare la strada per far precipitare questa ricchezza dentro un progetto di governo della città. 

Una consultazione come quella delle primarie, alternative a quelle del centrosinistra, potrebbe essere la strada giusta?

Possiamo parlare di consultazione, di aprire dei forum, di primarie. L'importante è che si risponda con strumenti democratici a questa mancanza di democrazia che sta vivendo oggi Roma con candidati calati dall'alto. Dal momento che oggi il campo della sinistra diffusa compete con le altre forze politiche, dal M5S al Pd, è giusto che non siano le segreterie di partito a esprimere i candidati ma che venga avviato un percorso democratico. 

Qualche mese fa avete sposato la candidatura di Stefano Fassina (Sinistra Italiana). Questa necessità di aprire il campo sconfessa quella scelta? 

Pur apprezzando la generosità di Fassina e l'autorevolezza delle sue affermazioni penso che una sinistra che voglia governare Roma debba uscire dall'angolo. Questo l'ho sempre sostenuto: governare questa città non può essere l'esperimento di uno scontro congressuale ma deve richiamare in campo tutti gli sforzi migliori. Non credo si tratti di sconfessare Fassina ma un modo per allargare il campo. 

Per sintetizzare. Fassina resta in campo ma da solo non basta a mettere in moto questo processo.

Penso che Stefano Fassina sia uno dei protagonisti di questa 'sinistra diffusa'. Candidandosi ha fatto un atto di generosità. E la sua candidatura interpreta un sentimento a sinistra. Ma la sfida è più ampia. Non sarebbe comprensibile per la città una proposta di sinistra senza le reti civiche di Marino, senza l'esperienza politica di Civati, senza i movimenti sociali, senza le esperienze ambientaliste. È inevitabile aprire il campo, è un fatto di buonsenso. È lo stesso Fassina a riconoscerlo tanto che ha iniziato a parlare di primarie e si è reso promotore di una proposta di governo in grado di parlare a tutti. Una proposta che magari sia in grado di intercettare anche quella sofferenza che c'è all'interno del Pd che non ha digerito quanto è accaduto a luglio all'amministrazione Marino. Il punto è anche politico. 

A cosa si riferisce?  

Non si può chiedere alle esperienze che si muovono a sinistra e di cui è piena la città, dal coworking ai comitati, di aderire a una candidatura. È una visione ottocentesca della politica. Bisogna fare in modo di riconoscergli la possibilità di esprimersi su tutta la partita, di portarli all'interno di un ragionamento sulla città. Ci sono pochi mesi a disposizione ma credo riusciremo a farlo. 

Fassina nei giorni scorsi ha parlato di “unire le forze” e si è detto disponibile a creare un tandem con Marino. Nel caso in cui l'ex sindaco decidesse di candidarsi, nel campo che mi ha delineato, Sel sarebbe disponibile a sostenere Marino? 

Se la sua candidatura dovesse uscire da una consultazione o dalle primarie, siamo disponibili. Però bisogna fare in modo che sia l'esito di un percorso democratico. Oggi tutti i soggetti che si mettono in campo a sinistra non sono credibili se non pongono come tema centrale la sovranità di una città, in questo caso dei romani. Può sembrare un'idea leghista ma credo che la sinistra debba mettere in atto proprio questo concetto. Un processo che è esattamente l'opposto di quello che ha in mente Renzi per le città. Marino non è stato cacciato perché scomodo ma perché su questo punto ha rappresentato un elemento di rigidità.  

Può citare alcuni esempi?

Non possiamo permettere che su temi come il patrimonio o i dipendenti capitolini decida la Corte dei Conti o il Mef. Oggi un ente locale deve fare solo quello che gli viene imposto dal Governo o dall'Europa. Una sinistra alternativa invece deve fare propria l'idea che determinate politiche, penso per esempio al sociale o alla redistribuzione dei beni comuni, debbano essere governate a livello locale. Per fare questo bisogna anche dotare i sindaci degli strumenti adatti per farlo. 

Per molti aspetti Marino ha rappresentato un punto di rigidità verso Renzi. Per altri, però, penso per esempio alle privatizzazioni, ne ha incarnato le politiche. In ottica elettorale come vi regolerete a riguardo?

Se l'ex sindaco dovesse scendere in campo e vincere la consultazione democratica verrà sicuramente elaborato un patto sui beni comuni, sulle privatizzazioni, sulle politiche di redistribuzione. Oppure sui temi di maggiore sofferenza come la scuola o il futuro dei dipendenti capitolini. Faremo un patto con la città, un'alleanza con la società civile. Su questi temi dobbiamo costruire un blocco sociale che metta in discussione l'idea neoliberista della città. Ricordo che sulle privatizzazioni, come per esempio quella di Ama, Sel non ha votato con la maggioranza. Il motivo di quella rottura si consumò proprio su questo aspetto: non eravamo disposti a assecondare la colonizzazione di Renzi della politica romana. Io credo che Marino abbia tentato di salvare la consiliatura. Il Pd ha prima fatto fuori l'anomalia di Sel portandosi dietro il sindaco, poi quando ha visto che nemmeno il sindaco era colonizzabile hanno fatto fuori pure lui. 

Marino non ha ancora sciolto le riserve su un suo eventuale coinvolgimento diretto. Avete già parlato con l'ex sindaco di questo progetto politico?

C'è una riflessione pubblica aperta. Non so cosa farà Marino ma spero che decida di entrare in questo percorso perché fa bene alla città. Il campo di discussione è ampio e potenzialmente egemone. 

Un campo a sinistra del centrosinistra. Non ha paura che un indebolimento reciproco possa consegnare la città al centrodestra o al M5S? C'è ancora spazio per un dialogo con il Pd?

A me piacerebbe una proposta aperta a tutti, anche al Pd. Anche se la discussione a riguardo non è condivisa da tutti dentro al partito. Il punto importante è che su determinati temi ci sia una piena convergenza a partire dalla messa in discussione radicale della gestione colonialista del Governo Renzi su Roma. Detto questo, non ci serve una posizione ideologicamente convincente ma una proposta in grado di cambiare la vita dei romani. 

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Commenti (1)

  • A milano alle primarie avete portato i cinesi che NON parlavano una parola di italiano, a Roma diteci chi ci portate anche se una mezza idea già l abbiamo visto che l'avete già fatto 3 anni fa!!!! vogliamo solo conferme

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