Zannola: "A Ostia la Leopolda per riformare il Pd romano"

Giovanni Zannola, candidato consigliere democratico lancia un appello alla 'base' ma anche ai dirigenti dem romani: "Vediamoci alla Festa dell'Unità per parlare, senza mandanti e mandatari"

Foto Facebook Giovanni Zannola

La Festa dell'Unità di Ostia Antica come la Leopolda per rottamare vecchie abitudini, "aprire un confronto nel Pd romano" e "ritrovare uno spirito di militanza" perduto. La proposta viene da uno dei candidati del Pd alle elezioni, Giovanni Zannola, l'ottavo più votato con 2429 preferenze.

Lei è tra i primi candidati non eletti. Un giudizio a freddo sulle elezioni?

Non avendo 'grandi sponsor' lo reputo un risultato positivo. In parte, penso sia la dimostrazione che il radicamento sul territorio, un lavoro coraggioso da militante di base, se portato avanti con passione, premia. Anche in quanto a preferenze, il mio nome è l'unica novità tra i primi 15 della lista Pd. Tutti gli altri erano ex consiglieri, nomi appartenenti a componenti organizzate. 

Secondo lei il Pd ha pagato gli avvenimenti degli ultimi mesi?

E' una follia addossare tutta la colpa a Matteo Orfini. Una posizione non accettabile. Il risultato elettorale del Pd paga gli ultimi vent'anni di politiche. Il Pd è scomparso dalle periferie perché non stava nei conflitti dei lavoratori, in quei quartieri dove non sono sono arrivati i servizi promessi dalle nostre amministrazioni. Questo paga il Pd. Faccio un esempio. Mentre in Atac l'autista si lamentava perché l'azienda non funziona, l'esponente del Pd era il sindacalista che aggiustava i bus, sistemato durante le amministrazioni di centrosinistra e promosso dal centrodestra. Ecco, l'autista arrabbiato ha votato il Movimento cinque stelle. Il Pd per anni ha pensato solo al consenso personale, alla filiera delle componenti e non più a rappresentare le questioni critiche. 

Lei, quindi, non è d'accordo con la richiesta di dimissioni di Orfini?

La discussione a cui assistiamo oggi sui giornali è fuori da qualsiasi considerazione accettabile. Le dimissioni di Orfini non sono il tema centrale. Naturalmente è molto più facile individuare un capro espiatorio in modo che i dirigenti possano autoassolversi. 

In un'intervista a Repubblica Orfini ha detto: "Il Pd in molte parti sembra non essere all'altezza della sfida: sono rimaste le correnti senza il partito".

Il Pd è come lo descrive Orfini: un partito in cui in questo momento non c'è un'iniziativa libera. Non c'è la volontà di andare oltre quel riposizionamento che ci ha portato alla sconfitta. 
 
Sta dicendo che il gioco di correnti sta distruggendo il Pd?

Non sono contrario al fatto che un esponente si riconosca in una linea politica. Prima, però, dovrebbe venire un senso di comunità. Inoltre non deve impedire la formazione di una classe dirigente preparata e competente. La filiera della classe dirigente non si deve basare sulla fedeltà di chi ti ha scelto. 

Nel corso della sua campagna elettorale ha affermato che Ostia può diventare il simbolo del riscatto. Si riferiva alla città o anche al Pd? 

Per entrambi. Ostia è espressione massima della negatività del partito: un minisindaco arrestato, un municipio sciolto per mafia, un intero gruppo dirigente commissariato. Allo stesso tempo però Ostia è anche il mare di Roma, c'è un patrimonio Unesco come Ostia Antica, ci sono componenti di partito preparate. Ogni anno dal 1970 si organizza la Festa dell'Unità più grande di Roma dopo quella in Centro. Ci sono ancora le compagne che cucinano, i militanti di base che organizzano la festa, il coinvolgimento delle associazioni del territorio. Collaborano persone iscritte al Pd ma anche gente 'esterna'. È in iniziative come queste che si riconosce il senso di comunità del Pd: un partito che si allarga, che offre un servizio, che si mette in contatto con la società. 

A proposito di Festa dell'Unità, quella di Ostia Antica, per ora, è l'unica in programma. 

Per questo sarebbe interessante trasformarla in uno spazio dove vederci e ragionare. Basta discussioni sui giornali, parlamentari e ministri che cercano di dettare la linea. Vediamoci in un posto per parlare, senza mandanti e mandatari. A Roma c'è una generazione di giovani amministratori, dirigenti, consiglieri municipali che può incontrarsi senza che per forza qualcuno li convochi. 

È un appello ai democratici romani?

Alla base e ai dirigenti che sono intervenuti sui giornali. Vengano a Ostia Antica a fare i militanti all'interno della festa: daranno il loro contributo, magari capiremo come ripartire senza posizionamenti...

Vuole rottamare il Pd romano?

La Leopolda romana parte dalla Festa dell'Unità di Ostia Antica. Ecco la chiave: mettere insieme la 'modernità renziana' con lo spirito di militanza e di unità che hanno caratterizzato la storia della sinistra. 

Giachetti ha annunciato che farà un'associazione. Cosa ne pensa?

Stimo Giachetti e penso che sia stata una persona straordinaria ad accettare la sfida della candidatura romana. Lo ha fatto con la coerenza e il coraggio di un uomo di spessore. L'associazione politica di cui parla, però, dovrebbe essere il Pd. Spero continui a lavorare su Roma ma anche per il Pd, in questa fase di ricostruzione c'è bisogno di persone come lui. 

Nel programma di Giachetti, tra le cento opere censite, c'era anche il lungomare di Ostia. Siamo proprio sicuri che sul quadrante era la cosa più urgente da portare avanti? 

L'urgenza sul quadrante è certamente, senza se e senza ma, la Roma-Lido. Insieme al ripristino della legalità delle concessioni demaniali e balneari ma anche edilizie. C'è bisogno di un grande progetto per il quale, forse, cinque anni nemmeno bastano. Tra le altre opere non fatte c'è il raddoppio di via di Acilia e la valorizzazione di un patrimonio inestimabile come Ostia Antica. 

Quello di Ostia è uno dei municipi dove il Movimento cinque stelle ha ottenuto un risultato migliore rispetto alla media cittadina. Come leggere questo risultato?

È evidente che aver avuto un municipio commissariato con un presidente arrestato ha influito sul risultato del Movimento cinque stelle. D'altro canto però il M5S non ha mai attaccato, nel corso della campagna elettorale, gli interessi consolidati del territorio. 

A chi si riferisce?

Al mondo imprenditoriale, alle associazioni, ai commercianti, ai balneari. Se in parte si tratta di un voto di opinione, per qualcuno è stato certamente un voto di interesse. Qualcuno avrà voluto colpire la classe politica, qualcun altro trovare altri interlocutori in città. Il M5S a Ostia non è stato poi così chiaro sui punti programmatici relativi a questo territorio. Non ci sono state affermazioni forti. 

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