INTERVISTA | Giachetti: "Marino non si candida alle primarie? E' un'incongruenza"

Roberto Giachetti a RomaToday: "I miei sfidanti arriveranno, c'è tempo fino al 10 febbraio. Bray candidato? Sarei molto contento"

"Massimo Bray? Sarei contento se si candidasse. Marino candidato senza passare dalle primarie? Sarebbe contraddittorio". Roberto Giachetti aspetta i suoi rivali. Da dieci giorni è l'unico candidato in corsa per sfidare i grillini e il candidato di centrodestra alle elezioni di giugno. Nessuno sembra disposto a sfidarlo, forse troppo impauriti dalla complessità della Capitale o forse dall'investitura renziana che lo rende, di fatto, apparentemente imbattibile ai gazebo. Quando gli dicono che è un candidato dall'alto sorride. "Solo perché Renzi ha fatto il mio nome io sarei un candidato calato dall'alto? Alla candidatura io pensavo ben prima dell'intervento di Renzi e prima di dire sì ho vissuto un travaglio enorme". 

Onorevole Giachetti quindi perché nessuno sembra pronto a sfidarla? 

Credo sia una cosa normale. Non si tratta solo di decidere se candidarsi o meno, ma di amministrare una città così complicata come Roma. E' lo stesso travaglio che ho vissuto anche io e che conosco bene. Per candidarsi comunque c'è tempo fino al 10 febbraio e sono certo che arriveranno candidature di livello. 

Non arriverà, almeno così ha detto, quella del sindaco Marino. Però le critiche al Pd e il suo movimentismo fanno pensare che potrebbe candidarsi fuori dalle primarie.

Se decidesse di correre fuori dalle primarie saremmo di fronte ad un'enorme incongruenza, ad una contraddizione. Rispetto, ma non condivido, il suo punto di vista sul Pd, ma le primarie servono anche a questo, a confrontare diverse visioni e a far vincere, se si è in grado, di far vincere la propria. Si tratta, almeno per quanto mi riguarda, di rafforzare il partito, non di indebolirlo, di dividerlo o di cercare inutili vendette.

Non crede quindi a candidature divisive come tutti dicono essere quella di Massimo Bray?

E' stato lui stesso a dire che la sua intenzione non è quella di dividere o spaccare il partito. Se Bray partecipasse alle primarie sarei molto contento. Ad oggi, viste le dichiarazioni fatte, mi sento di poter dire che se si candiderà sarà solo attraverso le primarie e quindi, come me, rafforzerà il partito e non lo indebolirà.

Sabato al Brancaccio dai municipi è partita la richiesta di non essere rottamati come avvenuto con Marino. Cosa ne pensa?

Penso che questo non è il tempo di pensare alle ricandidature o alle liste. E' il momento di lavorare tutti, dal candidato al singolo iscritto, pancia a terra per riconquistare metro dopo metro il terreno perso. Al momento il mio obiettivo è quello di vincere le primarie, costruire un dialogo con la città e se sarò scelto dai romani, raggiungere il ballottaggio e diventare sindaco.

Lì in molti parlavano di lei come un candidato calato dall'alto...

Solo perché Renzi ha detto che potrei essere un buon sindaco? Mi viene da ridere.

Ma in generale quindi sente aumentare il consenso attorno alla sua candidatura oppure vede un partito diviso sul suo nome?

Non mi aspettavo tutto l'affetto e il consenso che sto ricevendo in questi giorni. Abbiamo ricevuto centinaia di mail, tanti vogliono partecipare, far parte di questo progetto, dare il proprio contributo in termini di idee e di lavoro per queste primarie e per la battaglia elettorale. Sono molto contento perché il mio messaggio è evidentemente arrivato: non basta una persona sola, ma ci deve essere tanta gente disposta a metterci del suo per far ripartire questa città.

Torniamo al Brancaccio. Forte è stata la richiesta di riformare i municipi. Cosa ne pensa?

La riforma dei municipi è necessaria. E' necessario essere meno gelosi e meno centralisti e cedere parte delle competenze e dei poteri ai territori. Stiamo parlando di vere e proprie città, spesso più grandi di Firenze o Bologna. Auspico un cambiamento in tal senso.

Proprio nelle periferie il Pd dovrà recuperare molti voti. Ha già pensato a come parlare con chi vive lontano dal centro di Roma?

Innanzitutto non partendo dall'idea di dover "raccattare" consensi. Si torna ad essere credibili se ci si pone umilmente in ascolto delle esigenze della gente. Bisogna capire i problemi mettendoci la faccia, con semplicità e senza creare aspettative vendendo del fumo. In questo senso c'è bisogno di una rottura rispetto al passato. Ci sono territori che sono stati completamente abbandonati a loro stessi, senza nessuno che li ascoltasse. Già sconfiggere questo senso di abbandono, di frustrazione, di disillusione ci metterebbe sulla buona strada. 

C'è anche chi dice che ormai Roma sia tutta una periferia, dove il degrado e l'abbandono dei Parioli o di Monti sono equiparabili, ad esempio, a quello di Tor Sapienza. Lei cosa risponde?

Il senso di abbandono e frustrazione è lo stesso a piazza Trilussa come a Tor Bella Monaca, questo è fuori di dubbio. Con onestà però bisogna dire che in periferia i servizi sono infinitamente minori rispetto a quelli del centro ed è lì che intravedo una differenza ed anche la necessità di un diverso approccio. In periferia mancano forze dell'ordine, presidio del territorio, una mobilità decente ed è una cosa diventata impossibile da tollerare. 

Parlare di periferie significa necessariamente parlare di mobilità. Una volta sindaco si dovrà scontrare con problemi come l'Atac, il futuro della metro C, le possibili privatizzazioni. Non le fanno paura?

Se dicessi di non avere paura sarei un gradasso. La partita è enorme e nel corso degli anni sono temi su cui ci sono stati solo peggioramenti. La mia intenzione è di fare scelte ben ponderate, avendo piena contezza di quello che accade sui singoli temi ed anche per questo ora come ora è inutile prendere impegni.

Lei ha già avuto a che fare con la macchina del Campidoglio. C'è qualcosa che teme in particolar modo?

La questione credo sia sempre la stessa ed è il senso di abbandono che pervade tutto e tutti in città. Sono stato in Campidoglio con Rutelli e devo dire che allora tra i dipendenti e nella macchina amministrativa in generale c'era molta più motivazione. Io non farò sconti a nessuno, per dirla alla romana non liscerò il pelo a nessuno. Però una cosa posso garantirla e cioè che tirerò una linea netta rispetto al passato, provando a ricreare quel senso di appartenenza che nel 2000 ci ha permesso di vincere la sfida del Giubileo. Proveremo a pensare a nuove forme di organizzazione, di strutturazione e di incentivazione che aiutino a motivare ben oltre lo stipendio che di certo non è milionario. 

Petroselli, Rutelli, Veltroni. Tre sindaci diversi, ma che hanno in un modo o nell'altro lasciato un segno su Roma. A ognuno di loro cosa ruberebbe? 

A Petroselli la capacità di farsi amare dalla città, lavorando giorno e notte e creando quella condivisione d'intenti che oggi manca. A Rutelli ruberei la visione, la sua energia progettuale e il suo fare squadra. Da Veltroni prenderei la capacità di dare a Roma un'immagine internazionale che oggi manca. 

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