Giachetti e l'operazione sorpasso, tra liste da compilare e i mal di pancia delle correnti

Le eterne lotte nel partito democratico romano e i mal di pancia di correnti complicano la rincorsa per la riconquista del Campidoglio. Il punto della situazione nel centrosinistra

Liste ancora da definire e appelli per difficili alleanze dietro i quali si nascondono equilibri sempre più complicati da tenere in piedi. Roberto Giachetti e il Pd stanno per lanciarsi verso gli ultimi due mesi di campagna elettorale con tanti nodi ancora da sciogliere, ma con un grande obiettivo. "Completata la rincorsa, è arrivato il momento di mettere la freccia e tentare il sorpasso alla Raggi", è il ragionamento dalle parti del Nazareno. Per questo si prova a pensare già in prospettiva ballottaggio, gettando ponti verso quelli che nella sfida finale potrebbero rivelarsi voti decisivi. A complicare il tutto le eterne lotte nel partito democratico romano e i mal di pancia di correnti che puntano i piedi per una poltrona in più.

Nasce così l'appello di Roberto Giachetti a Sinistra italiana, "Venite con noi" lanciato ieri dalle pagine de Il Manifesto. Un'apertura a sinistra, per portare in cascina quel 6% di cui tutti accreditano Fassina. Le parole di Giachetti, pur apprezzate, sono però state respinte al mittente: "Il venite con noi non esiste", ha commentato il responsabile romano dei vendoliani Paolo Cento che però ha definito le parole di Giachetti "un atto civile e politico che riporta la discussione nel merito dei problemi di Roma". Il tutto dopo le dichiarazioni di venerdì con cui aveva accusato il candidato del Pd di "irresponsabilità politica visto che al dialogo a sinistra preferisce forse il Patto del Nazareno in salsa romana in caso improbabile che arrivi al ballottaggio".

Cento ha usato parole dolci però per la Regione governata da Nicola Zingaretti. Va detto infatti che l'appello di Giachetti è arrivato dopo le esternazioni del Governatore Nicola Zingaretti "speravo in centrosinistra unito, i nemici sono altri" che hanno reso evidenti mal di pancia all'interno di un Pd unito, ma non troppo. E Cento, cercando di rinsaldare l'asse con il Governatore, ha commentato: "Dalla Regione Lazio è arrivato un contributo importante sulle cose utili alla città e una valorizzazione politica dell'esperienza di governo che si mantiene positivamente".

Cosa sta succedendo? Abbiamo raccontato prima delle primarie che la candidatura di Giachetti si poggia su un grande patto su Roma. A stringerlo tre correnti: i renziani della prima ora, gli orfiniani e gli zingarettiani. Proprio questi ultimi stanno ultimamente manifestando mal di pancia. La rottura con la sinistra si teme possa avere ripercussioni in Regione, è la spiegazione più banale e di facciata. In realtà le primarie hanno evidenziato come la corrente dei turchi stia prendendo il sopravvento in città, erodendo potere e consensi a Zingaretti e ai suoi. Non è sfuggita a nessuno infatti l'assenza degli uomini del Governatore alla festa all'ex Dogana per celebrare il trionfo di Giachetti.

Se poi si aggiungono le proteste per la candidatura di Enzo Foschi nell'VIII municipio (voci raccontano di un Giachetti non convinto per il coinvolgimento dell'ex capo segreteria di Marino nell'indagine sui fondi regionali, ndr), e l'ormai quasi certa impossibilità di candidare nel V municipio Giammarco Palmieri (altro zingarettiano), ecco che il mal di pancia della corrente è servito. E' fondato infatti il timore di vedere diminuita la presenza in città, nei municipi, ma anche in consiglio comunale dove i posti, in caso di sconfitta, sarebbero pochissimi. Un calo inaccettabile soprattutto in vista delle prossime politiche quando il nuovo Italicum rende indispensabile il rapporto con il territorio.

Altro fronte è quello della lista del Pd. Giachetti ha ribadito che non vuole indagati e che vuole gente fresca. Da qui i due nodi: che fare di Claudio Mancini e degli ex consiglieri? Sul primo sarebbe in atto un braccio di ferro con il commissario Orfini. Ad oggi la candidatura dell'ex consigliere regionale, nonché vero deus ex machina della corrente turca, appare difficile per l'indagine in corso. Nei giochi di equilibri però non è escluso un suo inserimento in extremis. Per quanto riguarda gli ex consiglieri, quelli che hanno firmato dal notaio, il ragionamento è aperto. Sicure della ricandidatura appaiono Valeria Baglio, Michela Di Biase e Giulia Tempesta. Anche qui starebbe prevalendo il metodo del bilancino tra correnti. Baglio per Zingaretti, la De Biase per i renziani e la Tempesta per i turchi.

Battaglia aperta invece sugli altri nomi: da Corsetti a Tiburzi, da Erica Battaglia e Marco Palumbo, dalla Grippo a Stampete, nel partito è in atto una discussione sulla quale ad oggi l'unica certezza che trapela è che "non saranno ricandidati tutti". Nomi nuovi in lista invece dovrebbero essere quelli di Marco Tolli, Andrea Baldini e Andrea Casu, tutti e tre certi o quasi della candidatura a consigliere. 

C'è poi da costruire la (o le) lista civica a sostegno di Giachetti. Il modello potrebbe essere quello usato nel 2013 da Zingaretti, con esponenti pescati dall'area di centro (cattolici) e dalle associazioni (ambientalisti e antimafia). A questa potrebbe affiancarsi anche una lista arancione, magari più politica, per andare ad intercettare i voti a sinistra. Insomma il cantiere è più che mai aperto e l'operazione sorpasso, pur con i vari mal di pancia in atto, è appena iniziata. 
 

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