V municipio, Rosi e la corsa alla presidenza: "Urge un decentramento vero. Il verde tra le nostre priorità"

Intervista al candidato presidente dem del V municipio. Scelto dal partito di Orfini dopo il ritiro dalla corsa di Palmieri, si prepara alla campagna elettorale che aprirà il 7 maggio a Largo Agosta

Alessandro Rosi, candidato presidente V municipio

Trentatre anni, nato e cresciuto nel quartiere Alessandrino, già assessore uscente alle Politiche sociali. Scelto dal partito di Orfini dopo il ritiro di Palmieri, dichiarato ineleggibile dalla segreteria generale del Campidoglio, Alessandro Rosi scende in campo per la presidenza del municipio. Sabato 7 maggio l'apertura della campagna elettorale alla presenza di Roberto Giachetti. Per qualcuno un candidato calato dall'alto, ma per le primarie, spiega, "non c'è stato il tempo".

Fedele militante del Pd fin dalla sua fondazione, oggi è un renziano della prima ora, ma non è d'accordo con chi pensa che il Premier non sia abbastanza di sinistra. Per il municipio chiede con forza un decentramento vero, non darà spazio alle polemiche politiche interne alla maggioranza, le stesse che in questi due anni hanno minato il governo Palmieri con diaspora finale di un gruppo di dem tra le file di Alfio Marchini. E in campagna elettorale vuole tornare tra la gente, parlare con i cittadini dal e sul territorio, rimettendo problemi e programmi al centro del suo progetto politico.  
  

La sua candidatura è arrivata in ritardo, con la scelta di Palmieri di ritirarsi dalla corsa dopo la nota del Segretariato. Avrebbe fatto lo stesso?

Sì, e appoggio in toto la scelta di Giammarco perché so che arriva dal suo enorme senso delle istituzioni. Lo ha fatto andando oltre il suo interesse personale, mettendo in primo piano quella della comunità che ha governato. 

Nel Pd municipale c'è chi ha chiesto più volte le primarie per la scelta del candidato, sia all'inizio per Palmieri che per lei. D'altronde parliamo di un marchio di fabbrica del Partito Democratico, perché non sono state fatte?

Per la mia candidatura eravamo in una fase troppo avanzata nella competizione elettorale. E' stato solo una questione di tempistiche insufficienti. L'unica domenica possibile era quella dove già era in programma il referendum sulle trivelle. 

Il suo nome è stato una sorpresa, soprattutto perché non proveniente dalle file di Zingaretti, come il suo predecessore. Lei è un renziano della prima ora. Troppo poco a sinistra per colmare il vuoto lasciato dalla rottura con Sel? 

E' vero che sono stato vicino a Renzi già quando era sindaco di Firenze. Semplicemente non credo si ponga il problema, primo perché non penso che Renzi non sia di sinistra, parliamo di una corrente moderna rispetto ai vecchi sistemi della politica che comunque risponde a un elettorato di sinistra. Secondo perché lo stesso Zingaretti oggi sostiene l'azione nazionale del governo Renzi. 

Conoscerà meglio di me gli scontri della giunta Palmieri con un gruppo di consiglieri dem che a detta del presidente hanno ostacolato in più occasioni il lavoro della maggioranza. Come pensa di affrontare dissidi e mal di pancia interni?

Vorrei ridimensionare le polemiche il più possibile. Il presidente di un municipio è direttamente chiamato a rispondere ai problemi dei cittadini, voglio occuparmi del territorio. 

Veniamo al suo lavoro sulle Politiche sociali, unico vero settore dove forse si può parlare di decentramento. Ci fai un bilancio? 

Sono soddisfatto perché siamo riusciti a tenere sempre in piedi i servizi, nonostante le difficoltà di bilancio. Anzi, ne abbiamo aperti di nuovi, penso alla Casa per donne vittime di violenza al Collatino, o alla Casa Famiglia per disabili di via degli Angeli. Sono tantissime le situazioni di difficoltà che mi sono trovato ad affrontare. Dai minori che non hanno alle spalle una famiglia, alle fragilità di disabili e anziani. 

Qualche critica alla gestione amministrativa del Comune? 

Il meccanismo degli appalti è bloccato da mesi. Tra inchieste, anticorruzione e Commissariamento, è rimasto tutto paralizzato. Dobbiamo assolutamente ripartire da quello, per il prossimo sindaco dovrà essere una battaglia prioritaria. E poi tocca procedere il prima possibile con un vero decentramento, alcune funzioni dei dipartimenti capitolini devono passare al più presto ai municipi. La frase "non è di nostra competenza" deve sparire dalle risposte che gli amministratori danno ai cittadini. 

In particolare quali settori vorrebbe gestire direttamente?

Penso alla manutenzione e gestione delle aree verdi. Si tratta di un passaggio di competenze che potrebbe essere già fatto domani, con modifiche alla delibera comunale sul decentramento. Altra cosa, più complessa, è la personalità giuridica da conferire ai municipi, che attualmente non hanno poteri sul piano legale nè autonomia di bilancio. Faccio un esempio: i contratti di servizio con le municipalizzate. L'ente di prossimità ha una capacità di controllo nettamente superiore rispetto ai dipartimenti, riusciamo a renderci conto molto meglio di quello che non funziona, ma non abbiamo potere sanzionatorio, possiamo semplicemente segnalare al Campidoglio, che troppo spesso non agisce. Per diventare soggetti giuridici serve una legge nazionale nell'ambito della Città Metropolitana. E credo che i tempi siano maturi. 

Le priorità di Alessandro Rosi per il territorio?

Alcune sono già emerse dalle mie risposte. Parchi e aree giochi devono tornare a essere fruibili dai cittadini. E alcune situazioni sono assolutamente da sanare, il cinema l'Aquila al Pigneto o il teatro Quarticciolo devono tornare a funzionare il prima possibile. E la questione rottamatori nel parco di Centocelle che non siamo più disposti a tollerare. Poi abbiamo l'ammodernamento del sistema trasporti, e penso in particolare al progetto del tranvetto sulla Prenestina, già presentato ad Agenzia per la Mobilità. Altra questione sulla quale vorrei spingere è il rapporto con la Polizia Locale, delocalizzata ai municipi ma di fatto autonoma. Dobbiamo rafforzare la comunicazione e il rapporto con il municipio per lavorare al meglio sul fronte ad esempio del commercio abusivo. E ancora la gestione del patrimonio comunale, sul territorio abbiamo troppe realtà mal gestite o abbandonate, mi vengono in mente i casali di Casa Calda, potrebbero diventare un centro di servizi sociali, o un polo multifunzionale, un'enorme ricchezza per il territorio che non è mai stata sfruttata come dovrebbe.

Si è recato al Pigneto con Giachetti per ascoltare i cittadini. Molti di loro accusano il municipio di non essere stato presente e di non aver fatto abbastanza per il quartiere...

Questo non è vero. Al Pigneto la situazione è ancora critica sul fronte dello spaccio, ma non è peggiorata. Come municipio abbiamo inaugurato i lavori dell'isola pedonale, un passo in avanti che è giusto riconoscerci. C'è ancora molto da fare, è altrettanto vero, come è innegabile che le azioni investigative e di controllo da parte delle forze dell'ordine non stiano dando ancora i frutti sperati. Ma dire che non è abbiamo fatto niente è ingiusto. 

Se Giachetti non dovesse farcele, con chi preferirebbe interloquire, da presidente, in Campidoglio?

Con nessuno che non sia Giachetti (ride, ndr). Diciamo che con chiunque altro sarebbe uno scontro quotidiano. 

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