Daje, apriscatole, cuori e cavalieri: le comunali e la sfida delle piazze

Tutti si autoproclamano vincitori, nessuno però fa il pienone. Da Colosseo a San Giovanni, da Piazza del Popolo a Parco Schuster, il riassunto del venerdì di fine campagna elettorale

"Ci confronteremo e vedremo chi avrà più seguito". Così il sindaco Alemanno dichiarava nell'annunciare la scelta del Colosseo per chiudere la campagna elettorale. "Siamo più qui che in tutte le piazze di Roma", dichiarava a metà comizio lo stesso sindaco, autoproclamandosi vincitore di questa sorta di gara virtuale. Tra un "Daje", un apriscatole, un grazie Roma con il cuore e un meno male che Silvio c'è, Roma ha vissuto il suo venerdì di fine campagna elettorale. Dire chi ha vinto la sfida delle piazze è difficile. Tante, troppe le varianti in gioco. Come numeri assoluti, a sorpresa, a trionfare è la piazza di Parco Schuster, dove Marchini però si è giocato l'asso nella manica, Antonello Venditti. Difficile in questo caso quindi dire se la gente era lì per il bell'Alfio o per il cantante di "Roma Capoccia". Fanno flop invece Pd e Pdl che a rispettivamente a San Giovanni e Colosseo non riescono a superare le 3000 unità. Si salva tutto sommato il Movimento Cinque Stelle ben lontano però dalla folla oceanica dello Tsunami Tour di Febbraio.

COLOSSEO - La battaglia dei colori e delle bandiere la vince il centrodestra che però ha giocato d'astuzia, scegliendo un catino ristretto e dotando tutti i militanti di gadget e bandiere. Presenti tutte le liste, dal Pdl al neonato Mui, e sicuramente tutte a loro modo hanno contribuito al colpo d'occhio. Numericamente però è difficile quantificare più di 2000 / 2500 persone. Da un punto di vista dell'entusiasmo la piazza si è esaltata con Berlusconi, ha cantato l'immancabile "meno male che Silvio c'è". Alemanno è stato applaudito ed ha raccolto la benedizione dell'ex premier.  

PIAZZA SAN GIOVANNI - A colpo d’occhio la Piazza San Giovanni della chiusura della campagna elettorale di Ignazio Marino non è apparsa quella delle grandi manifestazioni. Eppure la gente, sfidando un venerdì di sciopero dei mezzi, è affluita numerosa. Tantissime le bandiere bianche con il suo nome, molte meno quelle dei partiti della coalizione, anche se presenti. Sul palco Ignazio Marino ha convinto i suoi elettori: “Siamo davanti a un’occasione irripetibile: cambiare Roma. Daje!” ha urlato tra gli applausi. A sostenerlo, anche se non ha parlato dal palco, il neo segretario del Pd, Guglielmo Epifani, ma soprattutto il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti. Tutti convinti che con “Ignazio possiamo riprenderci il Campidoglio”.

PIAZZA DEL POPOLO - Ripetere i numeri dell'ultimo "tsunami" a Roma era praticamente impossibile. Quel 22 febbraio c'era da "aprire il Parlamento italiano", ora bisognava aprire "solo" la città di Roma. E per forza di cose la differenza, in piazza, si è vista tutta. Ma chi c'era, era fiducioso e convinto di potere riuscire in un nuovo miracolo. Trasparenza, partecipazione e "mandiamoli tutti a casa" sono state le parole più usate dai grillini arrivati in piazza del Popolo per assistere alla chiusura della campagna elettorale di Marcello De Vito, candidato sindaco di Roma, ma soprattutto lui, Beppe Grillo. Il comico genovese è arrivato in ritardo e, salito sul palco, ha riproposto i soliti slogan: "Apriremo il Campidoglio. Se fate il miracolo è finita". Alla fine, come Alemanno, il popolo grillino si autoproclama vincitore: "Vince Piazza del Popolo a 5 Stelle nei confronti di PD-PDL! Oltre 50.000 cittadini hanno riempito la piazza dalle 17,00 fin dopo le 22.00".

PARCO SCHUSTER - Una folla di curiosi, "lì al parco Schuster per sentire un volto nuovo", ha riempito il comizio elettorale di Alfio Marchini. Il candidato indipendente, rampollo milionario di queste elezioni, ha chiuso la campagna elettorale lontano dalle piazze 'politiche' per eccellenza, restando coerente al suo ruolo di outsiders. Sul palco il comico Maurizio Battista e il cantautore Antonello Venditti che meglio di chiunque altro incarna "l'amore per Roma", mantra indiscusso dell'aspirante sindaco, simboleggiato dall'ormai noto cuore rosso. Il costruttore ha riassunto brevemente i punti salienti del programma - razionalizzazione del piano traffico, "manutenzione dell'esistente senza opere colossali che non siamo in grado di sostenere" e centralità dei municipi - conditi da slogan che chi lo ha seguito conosce bene: "Io non lascerò mai sola Roma", "un popolo si è messo in marcia, un popolo che non è legato ad alcun partito". E ancora "Basta fregarci fra di noi, miglioriamo Roma". Sullo sfondo morbidi cuori di schiuma sparati da uno strano marchingegno sulle teste dei presenti. Un simpatico effetto speciale piaciuto ai più per la sobrietà e l'originalità.

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