Comunali, l'astensionismo non convince Rampelli (Fdi): "Per i sindaci eletti, una vittoria di Pirro"

"Senza le primarie c'è stato un vuoto di democrazia". Intervista a Fabio Rampelli, deputato di Fratelli d'Italia, sulle elezioni amministrative romane

Anche il neo sindaco Ignazio Marino, intervistato da Radio 2 in relazione al suo 'sfidante' uscito sconfitto dal ballottaggio, ha affermato: “Se fossi stato nelle condizioni di poter decidere nel Pdl, avrei fatto le primarie. Un candidato sindaco molto serio poteva essere Giorgia Meloni”. Se l'astensionismo pesa parecchio sulla tornata elettorale appena conclusa, è la prima volta che Roma, in tutti i suoi municipi, viene governata completamente dal centrosinistra. Per fare un primo bilancio su quanto sta accadendo al centrodestra Romatoday ha intervistato Fabio Rampelli, ex deputato Pdl, tra i fondatori di Fratelli d'Italia insieme a Giorgia Meloni e Guido Crosetto, partito con cui è stato eletto alla Camera alle ultime elezioni.

Le amministrative hanno segnato una vera e propria Caporetto per il centrodestra. A Roma non solo il sindaco uscente non è stato riconfermato ma il centrosinistra ha conquistato anche tutti i municipi.

Il primo dato che emerge da queste amministrative è che il malcontento espresso da un po' di tempo nei confronti delle istituzioni si è trasformato in una vera e propria disaffezione. Fenomeno, se possibile, ancora più grave del primo. Faccio gli auguri a tutti i sindaci eletti ma credo abbiano ottenuto delle vittorie di Pirro: in molti casi sono stati eletti con i consensi che ammontano a un quarto dell'elettorato. Questo aspetto era già stato posto in evidenza da Fratelli d'Italia. E quello che sta accadendo adesso al governo, dove Fdi è all'opposizione, lo accomuna ai precedenti.

Cosa intende dire?

Le riforme di cui si sta discutendo al governo non sono pensate per rispondere al cittadino. Per ridurre la distanza che c'è tra i cittadini e i partiti quest'ultimi devono cedere realmente sovranità e non fingere di lavorare per costruire delle istituzioni realmente partecipate quando in realtà non è così. Mi riferisco da un lato alla riforma elettorale e dall'altro al dibattito, assolutamente demagogico, sulla sospensione del finanziamento pubblico ai partiti. Un provvedimento che per me equivale a mettere i partiti nelle mani dei poteri forti. Al contrario i partiti dovrebbero funzionare meglio, rispettare il proprio statuto ma non essere venduti al miglior offerente.

Dietro alle cause dell'astensionismo, rimane la pesante sconfitta del centrodestra.

Questo è il secondo dato da assumere di fronte al risultato delle amministrative. Conti alla mano il centrodestra occupa circa un terzo del corpo elettorale, liste civiche incluse. Nulla di irreparabile ma spero questa situazione faccia spazio ad un'autocritica. Fratelli d'Italia era stato un po' il grillo parlante e per questo mesi fa abbiamo deciso di prendere un'altra strada. E in effetti siamo stati premiati. In pochi mesi siamo cresciuti in molte città. Anche a Roma siamo aumentati non solo di percentuale ma anche in voti assoluti.

A Roma però Alemanno ha perso molti voti rispetto alla precedente elezione del 2008. Quali errori ha fatto secondo lei l'ex sindaco nel suo mandato?

Penso che Alemanno abbia fatto bene ad assumersi la responsabilità di questa sconfitta anche se c'è da prendere atto che nessun partito della seconda repubblica è stato mai abbastanza forte da essere in grado di indirizzare gli amministratori locali sulle scelte da prendere. Nonostante questo Alemanno ha dimostrato di essere un lavoratore instancabile. Ha certamente pagato la sua condizione di sindaco in carica e, secondo me, ha portato avanti una campagna elettorale troppo istituzionale diffondendo molte immagini con la fascia tricolore, la giacca e al cravatta. Alemanno ha pagato il rifiuto delle istituzioni e la scarsa produzione di contenuti della propria coalizione. Solo gli ultimi manifesti hanno dato l'immagine di un candidato in camicia, meno istituzionale. Un'immagine più autentica: Alemanno non è un burocrate. Detto questo Fratelli d'Italia non si fa nessun rimprovero visto che ha contribuito con un 6% al risultato della coalizione.

Da dove deve ripartire il centrodestra romano?

Per prima cosa il centrodestra deve dichiarare morta e sepolta la fase della seconda repubblica e avviare una riorganizzazione del partito. A partire dal fatto che bisogna abbandonare l'impostazione verticista. Non ci dimentichiamo che la nostra scissione è nata proprio dalla richiesta, rimasta inascoltata, di fare le primarie. Noi a Roma le abbiamo fatte, raccogliendo consigli e indicazioni, e alla fine ci è stato chiesto, seppur per un piccolo scarto, di appoggiare Alemanno. Le primarie sono importanti perché sono lo strumento attraverso cui i cittadini possono scegliere il proprio candidato senza che questa selezione venga fatte dalle oligarchie di partito.

Crede che con le primarie a Roma le elezioni sarebbero andate diversamente?

È una domanda che mi fanno in molti. Soprattutto mi si chiede cosa sarebbe successo se avessimo candidato Giorgia Meloni. In realtà non sono interessato a fare un bilancio. Quello che posso dire è che non aver fatto le primarie è certamente un vuoto di democrazia che va colmato. Per sapere come sarebbe andata bisognerebbe consultare un mago.

Crede che il risultato delle amministrative, in particolare quello romano, avrà ripercussioni sul centrodestra a livello nazionale?

Mi piacerebbe che la risposta a questa domanda sia affermativa. Siamo prigionieri di un governo delle larghe intese che è l'opposto della democrazia dell'alternanza. Già in passato, quando le cose dovevano cambiare, non sono cambiate. Mi auguro che i partiti investano sulle persone giuste.

A chi si riferisce?

Facendo una considerazione che va al di fuori del mio essere collocato politicamente nel centrodestra mi riferisco a Giorgia Meloni per quanto riguarda il centrodestra, a Matteo Renzi per il Pd, a Flavio Tosi per la Lega Nord. In quanto ai grillini, aspetto la loro fare politica 'post comica' per capire quale sarà la personalità giusta su cui investire. Tutti i partiti si devono assumere la responsabilità di aver deluso gli elettori.

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