Primarie, Gentiloni: "Aprire al centro per vincere le elezioni"

L'ex ministro in corsa alle primarie del centrosinistra del 7 aprile racconta a Romatoday del suo progetto per Roma

Pensa a un fronte allargato verso le elezioni e mette al primo punto all'ordine del giorno il dimezzamento delle spese della politica. Paolo Gentiloni, ex ministro del governo Prodi ed ex assessore al Giubileo nelle Roma di Rutelli in corsa alle primarie del centrosinistra per la selezione del candidato sindaco di Roma racconta a Romatoday la sua idea per Roma.

Il dibattito relativo alle primarie riguarda soprattutto l'alto numero dei candidati. Sono in molti ad essersi appellati alla “semplificazione”. E' d'accordo?

E' un'esigenza ragionevole. Però non vedo avere sei candidati come un elemento penalizzante: per Palazzo Chigi ne abbiamo avuti cinque. Per quanto riguarda le primarie il vero punto della questione è avviare il confronto sui problemi della città abbandonando le bagarre interne al partito.

Oltre a lei, c'è un'altra candidata “renziana” in corsa alla primarie, Patrizia Prestipino. Crede che essere in due della stessa 'corrente' possa in qualche modo penalizzarvi?

Non sono molto interessato a questo genere di questioni. In questo momento metto il futuro dei romani prima di tutto.

Diversi esponenti in corsa alle primarie ritengono importante per il centrosinistra alle elezioni aprire un fronte più ampio. Per esempio Sassoli ha incontrato Marchini. Se dovesse vincere le primarie ha già qualche idea per qualche alleanza verso il voto?

Penso che chi si candida per diventare sindaco di Roma dovrà mettere in campo una larghissima coalizione che comprenda non solo le forze politiche oggi interne alle primarie ma allargarsi anche alle liste civiche che si sono dimostrate decisive per il centrosinistra alle ultime regionali. Oltre a questo, credo sia utile estendere la coalizione anche ad altre forze politiche verso il centro.

A chi si riferisce?

Penso allo spazio politico che ruota attorno alla Scelta civica per Monti.

A chi guarda tra i candidati in campo?

Per il momento penso a Umberto Croppi e allo stesso Alfio Marchini. Il punto è lavorare a un'alleanza politica vincente allargando l'orizzonte del centrosinistra verso il centro capace di intercettare i delusi di Alemanno e tutti quelli che non sono tentati dalla rottura del Movimento 5 Stelle.

Quali sono secondo lei i punti più urgenti che il futuro sindaco di Roma dovrà affrontare?

Per sintetizzare parlerei di quattro emergenze di questa città. Al primo punto c'è una questione politica. Se diventassi sindaco dimezzerei i costi della politica, in primis quelli spesi per gli uffici del sindaco e per gli organi politici in Campidoglio. E' assurdo che l'ufficio stampa del Comune abbia uno staff doppio rispetto a quello del Quirinale. Inoltre serve più trasparenza: vanno messi on-line tutti gli incarichi assegnati, i relativi compensi e i potenziali conflitti di interessi su ogni carica. Infine basta con la malapolitica, dalle parentopoli agli inquisiti. Al primo posto dell'amministrazione comunale devono esserci i romani.  

Qual è invece la seconda emergenza?

La questione economica. A Roma c'è una pressione fiscale insostenibile. Penso all'Imu, la più alta d'Italia, all'addizionale Irpef, alle stelle a causa del debito regionale sulla sanità, all'Irap record. Per questo ho chiesto al governo di sospendere la Tares, che dovrebbe entrare in vigore il primo luglio. Questa nuova tassa per Roma significherebbe un'ulteriore pressione fiscale di 60-70 milioni di euro.

Per quanto riguarda il fattore economico, il prossimo sindaco di Roma dovrà affrontare da un lato la gestione del debito e dall'altro l'approvazione del bilancio.

Innanzitutto il prossimo sindaco di Roma dovrebbe chiedere al Governo interventi per alleggerire, o almeno non peggiorare, la pressione fiscale che ho descritto. Per quanto riguarda il bilancio, in un momento di difficoltà come quello che stiamo vivendo, devono essere stabilite le priorità. In cima alla lista per me c'è il sociale e gli investimento su scuola e infanzia. Altra partita decisiva è chiedere un allentamento del patto di stabilità. Mettendo insieme tutti questi fattori, a cui si aggiunge il fatto che Roma, in qualità di Capitale, avrà accesso più facilmente ai finanziamenti pubblici ed europei, si può guardare al futuro con più ottimismo. Al terzo e quarto punto metterei i trasporti e la definizione di una progettualità.

Ci può spiegare cosa ha in mente?

Capitolo trasporti: ritengo necessaria una scelta radicale a favore del trasporto pubblico. Attualmente il 60% dei romani usa mezzi privati il 40% pubblici. L'obiettivo è ribaltare questa percentuale.

Come?

Con un pacchetto di misure. La mia priorità sono i tram, seguono il potenziamento delle corsie preferenziali e la creazione di un sistema di piste ciclabili. Il trasporto pubblico deve diventare più competitivo. Queste rende una città più sostenibile.

E per quanto riguarda i progetti?

Una capitale europea come Roma non può essere a progetti zero. Nel mio programma ne ho elencati 14 da realizzare nei prossimi dieci anni. Tra questi, la creazione di una grande area archeologica del centro o la riqualificazione dell'area Tiburtino-Pietralata. Ma la grande opera pubblica diffusa di cui ha bisogno Roma è la manutenzione e il miglioramento energetico di ciò che è già stato costruito. Infine propongo un concorso di idee per la riqualificazione di tutti quegli immobili pubblici oggi non utilizzati, dalle caserme alla Vecchia Fiera. A Roma di posti così ce ne sono almeno venti.

Qual è stato secondo lei l'errore più grosso di Alemanno?

Non avere chiare le priorità per il futuro di Roma. Una grande città non può vivere facendosi travolgere solamente dal tram tram quotidiano. Il secondo errore è quello di non avere avuto un'idea precisa della squadra di governo di cui circondarsi. Alemanno ha avuto circa 30 assessori in quattro anni, cambiato sei o sette dirigenti d'azienda e per quanto riguarda due suoi collaboratori più fidati, uno è in carcere e l'altro è inquisito.

Nella sfida elettorale, ad un possibile futuro candidato del centrosinistra, fa più paura il sindaco in carica o il Movimento 5 Stelle?

Più che di Alemanno o del M5S mi preoccupo della città. So per esperienza che fare il sindaco è una sfida entusiasmante ma anche impegnativa perché dal tuo operato dipende il miglioramento o meno della qualità della vita di quattro milioni di persone. Se uno si presenta alla sfida elettorale con questa consapevolezza non deve temere nulla. Altrimenti si incorre in quanto accaduto al centrosinistra a livello nazionale che pensava di avere la vittoria in tasca. Ecco perché ho deciso di sostenere Matteo Renzi, perché è consapevole del cambiamento necessario per vincere. L'importante è che il centrosinistra non miri ad avere tra le mani una torta da spartirsi perché rischierebbe di non avere nessuna torta.

A proposito della sua esperienza. Come rapportarsi con la passata esperienza di governo del centrosinistra?

Sono stato assessore al Giubileo con Rutelli. Un'esperienza positiva, ma sono passati tanti anni. Il contesto è ormai cambiato, sarebbe un errore usare la stessa ricetta dopo oltre dieci anni.

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