Primarie, intervista a Sassoli: "Mi aspetto ulteriori semplificazioni"

L'ex vicedirettore del Tg1 ed eurodeputato dal 2009 partecipa alla corsa delle primarie della coalizione Roma Bene Comune del prossimo 7 aprile per la selezione del candidato sindaco di Roma

David Sassoli, ex vicedirettore del Tg1 ed eurodeputato del Partito Democratico dal 2009, partecipa alle primarie del centrosinistra che si terranno il prossimo 7 aprile per la selezione del candidato sindaco di Roma. “Sono in corsa dall'ottobre scorso” ci tiene a specificare.

Umberto Marroni si è ritirato dalla competizione delle primarie e ha deciso di sostenere la sua candidatura. Una scelta preceduta da un “confronto programmatico”. Quali punti vi uniscono?

Quello che ci accomuna è la necessità di restituire una regia pubblica al Comune. Solo così è possibile rilanciare Roma. Oltre a questo puntiamo ad allargare il fronte in modo da essere adeguati per affrontare la sfida che abbiamo davanti sia per quanto riguarda il governo cittadino che per la creazione di un fronte elettorale. Non pensiamo a una coalizione chiusa in sé stessa.

Cosa intende?

Non ci interessa raccogliere il consenso di più parti politiche se poi non siamo in grado di parlare con interi pezzi di città. Il nostro programma di rilancio parte da un ritorno al funzionamento delle piccole cose come la manutenzione della città o i servizi pubblici. Su questi punti c'è stata piena convergenza e disponibilità con Marroni. Secondo me la “semplificazione” può continuare coinvolgendo anche i protagonisti di questa primarie.  

Luigi Nieri (Sel) ha fatto la stessa scelta appoggiando Ignazio Marino. Sembra essersi creato un fronte, quello di Marino, che raccoglie più consenso a sinistra tra partiti come Sel ed Rc, la sua invece sembra più una candidatura verso il centro. Conferma questa lettura? Che differenze programmatiche ci sono tra voi?
 
C'è una certa polarizzazione. La nostra scommessa è quella di uscire dal recinto del centrosinistra. E' necessario perché Roma è una città in default, per esempio negli ultimi mesi ha perso il 53 per cento degli investimenti stranieri. Le primarie dovrebbero essere il punto di partenza per avviare un progetto di città.

È per questo che avete cercato di avvicinarvi a Marchini?

Con Marchini abbiamo instaurato un metodo. Anche se ha deciso di non partecipare alle primarie, ci siamo incontrati dimostrando di essere capaci di dialogare anche con quanti presentano sensibilità diverse. Dopo le primarie mi auguro ci sia lo stimolo per creare un fronte civico adeguato alla sfida delle elezioni.

Prima della sfida elettorale c'è quella delle primarie. Cosa vi distingue dalla proposta del senatore Marino?

Ieri ho avuto il 130esimo incontro con cittadini di Roma. Il mio viaggio è iniziato l'8 di ottobre. Non sarei stato capace di indicare una via d'uscita ai tanti problemi di Roma in sole due settimane.

Prima dei cinque anni di Alemanno, Roma è stata governata per ben 15 anni da un governo di centrosinistra. Crede bisogna ripartire da lì?

Credo sia utile ricollegarci alle migliori esperienze del centrosinistra e anche al governo di Veltroni ma allo stesso tempo andare oltre questi cinque anni di governo Alemanno che hanno portato al declino questa città. E non lo sostiene solo l'opposizione ma anche le forze sociali e imprenditoriali, i commercianti, i tassisti. Se poi uniamo questa situazione ai casi di “parentopoli” uniti all'inefficienza dei servizi, tutto fa pensare che la proposta del centro sinistra sia la proposta  giusta per voltare pagina.

Qual è stato secondo lei l'errore più grosso di Alemanno?

Pensare che Roma sia una città autoreferenziale perché una Capitale vive di attrazione e deve essere capace di attrarre investimenti, energie e risorse. L'autoreferenzialità porta solo al provincialismo. Come si può pensare che una grande città come Roma possa farcela da sola? Noi abbiamo intenzione di mettere in pratica tutto ciò. Se si rimette in moto Roma si rimette in moto anche l'Italia.

Quali sono secondo lei i primi temi che deve affrontare il futuro sindaco di Roma?

Dobbiamo concentrarci sia sul piccolo che sul grande. Penso alle buche e alla piccola manutenzione ma nello stesso tempo anche all'attrazione di risorse importanti. Dobbiamo lavorare per alleggerire il traffico, per rimettere in piedi le imprese, gli artigiani e i commercianti, per favorire l'accesso al credito. Abbiamo bisogno di lavorare sia sul piccolo e che sul grande. Il primo dà la fotografia di una città decadente e il secondo diventa asfissiante.

Uno dei problemi più urgenti da affrontare è la questione del debito e della definizione del bilancio della città. Cosa propone a riguardo?

La prima cosa da fare è ristrutturare il bilancio per fare in modo di arrivare a un modello europeo. Bisogna lavorare per progetti. Dobbiamo imporre agli assessorati di presentare i progetti da terminare fissando standard adeguati: quante persone coinvolte, quali parti città. Parlo di un bilancio basato sui progetti. Questa è una rivoluzione per Roma perché possiamo uscire da questa situazione solo se ci concentriamo sui singoli progetti.

Il patto di stabilità non rende difficile tutto questo?

Il patto di stabilità va allentato, soprattutto per le questioni sociali e di vita quotidiana della città. Bisogna rimettere in circolo risorse utili che potrebbero riattivare l'economia. In altre parole, vorremmo far ripartire l'economia reale.

Due problemi che sembrano irrisolvibili a Roma sono l'emergenza abitativa e i trasporti sempre inadeguati per una città che si è allargata molto.

Per quanto riguarda il primo punto è necessario incentivare l'edilizia per le fasce sociali più deboli, quelle che non possono accedere al libero mercato.

E per la mobilità?

Puntiamo prima di tutto a finire le opere già iniziate: sarebbe uno spreco di energia, di tempo e di soldi. Allo stesso tempo non dobbiamo pensare che le metropolitane risolveranno tutti i problemi. Richiedono una montagna di soldi e una media di 12 anni ad opera. Troppo. Dobbiamo pensare a trenini leggeri e puntare sulla bicicletta. Quest'ultimo punto ci appassiona perché 180 mila romani la usano come mezzo di trasporto quotidiano.

Nella competizione verso il Campidoglio le fa più paura sfidare il sindaco Alemanno o il candidato del Movimento 5 Stelle?

Noi sfidiamo Alemanno perché è il sindaco in carica. Non basta la rabbia per governare una città. Questo senza dimenticare che una certa rabbia catalizzata attorno Movimento 5 Stelle è anche la nostra rabbia:dall'insoddisfazione delle esigenze dei cittadini all'uso distorto del denaro pubblico fino ad arrivare alla mancanza di trasparenza. Ci sono molte buone ragioni per sostenere il vento del cambiamento. Ma noi ci poniamo anche il problema di governare.  Siamo convinti che Roma necessiti di un governo della città di alto livello.

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