I dieci uomini che hanno affondato Alemanno

Ecco i nomi di chi ha aiutato Ignazio Marino a diventare sindaco di Roma ed ha contribuito ad affondare l'uomo di Bari e far sparire il centrodestra in città

Ogni sconfitta in politica ha un nome e un cognome. Quella subita dal centrodestra a Roma di nomi e di cognomi ne ha dieci. Come gli uomini ai quali NoiRoma.it, il giornale on line diretto da Michele Ruschioni, ad urne ancora bollenti, ha accollato la maggior parte delle responsabilità politiche sulla storica, umiliante ed enorme sconfitta di Gianni Alemanno.

Spiega l'autore del pezzo: "Un lavoro molto scomodo il nostro - e che ci attirerà molte antipatie ma alle quali siamo abituati – ma che qualcuno doveva pur fare. A fronte di quelli che masticheranno amaro leggendo queste lettere c’è un esercito di elettori che deve sapere da chi è stato tradito. Il seme di questa Caporetto, va detto per onestà intellettuale, viene da lontano. Venne piantato pochi giorni dopo la vittoria del 2008. Da quel giorno, e per cinque lunghi anni, si è collezionata una ridda di figuracce, scandali, errori, gaffe a più non posso che hanno letteralmente coperto anche quello che di buono s’era fatto. Il risultato è questo ko mitologico. E allora fuori i nomi in ordine di responsabilità".

Ecco quindi nel dettagli l'elenco delle responsabilità dal pezzo di NoiRoma.it a firma di Michelle Barracuda

1 - GIANNI ALEMANNO

Il principale, ma non unico, responsabile di questa sconfitta è Alemanno stesso. Certo, nessuno al mondo, e quindi nemmeno l’uomo con le Hogan ai piedi, sarebbe stato grado di ottenere un risultato così drammatico tutto da solo. Devi per forza essere “male accompagnato”. E su questo aspetto il sindaco uscente è stato bravissimo: ha fatto una selezione al contrario. Dentro i peggiori e fuori i migliori. E infatti tra le principali responsabilità che gli contestiamo una su tutte è quella di non essersi quasi mai circondato di persone valide (quei pochi validi li ha cacciati come fece con Umberto Croppi o fatti lavorare poco come fece per Marco Visconti o emarginati come fece con Fabrizio Santori). Più che uno staff del sindaco sembrava il Circo Barnum dal quale Alemanno ha pescato nomi improbabili e persone assolutamente inadeguate (l’elenco è troppo lungo per farlo in questa sede). Se così non fosse stato non avremmo avuto tre amministratori delegati all’Atac, due all’Ama, tre assessori al Bilancio, tre assessori alla Mobilità, una infinità di rimpasti in giunta, spin doctor disorientati dai problemi con la giustizia, capi segreteria più dediti agli sgambetti che alle belle figure. Alemanno, oltre ad avere gente in gamba al proprio fianco, avrebbe avuto inoltre bisogno di una grossa rete di protezione mediatica che non c’è mai stata per una lacuna che, più che politica, è antropologica. E non è un caso se Berlusconi nel suo video abbia bocciato il sindaco proprio su questo aspetto: non aver saputo comunicare le cose fatte. Diciamocela tutta: fare peggio era praticamente impossibile. Ecco perché Alemanno rimarrà nella storia.

2 – ANDREA AUGELLO

Alemanno è affogato anche per colpa delle correnti suicide. Ma non le correnti del fiume Tevere. Le correnti del Popolo della Libertà che giorno dopo giorno lo hanno condotto nel baratro più profondo, ricattato in maniera ignobile, umiliato di fronte alla cittadinanza. Il portabandiera del correntismo all’ennesima potenza ha un nome e un cognome: Andrea Augello. Il potentissimo senatore, che guida una corrente molto radicata (altrimenti non si spiegherebbero le 11mila e passa preferenze della “sua” Sveva Belviso) come ebbe molti meriti nella vittoria del 2008 ha, oggi, molte responsabilità di fronte a questa sconfitta. A lui imputiamo una totale mancanza di regia politica ( inaccettabile mancanza per uno che è il Sergio Leone della politica ) e non essere stato in grado di arginare il correntismo esasperato. Con il suo carisma e il suo peso politico aveva l’obbligo di farlo. Risultato: le correnti, tutte dalla prima all’ultima, hanno imposto al sindaco nomi assolutamente scadenti con una reazione a catena disastrosa.

3 – RICCARDO MANCINI

Capita nel mare magnum della politica di imbattersi in personaggi come Riccardo Mancini. Persone alle quali bisogna necessariamente “dare” perché a loro volta hanno “dato” tanto alla loro parte politica. Riccardo Mancini era uno di questi. Nessuno mette in dubbio le sue altissime capacità manageriali e il suo “peso” nel dirimere questioni politiche. E ci sta pure, nella logica delle nomine politiche, che a uno così venga data una carica. Poi se Alemanno avesse dato al suo vecchio amico un incarico meno in vista e meno importante magari il botto dello scandalo che lo ha coinvolto sarebbe stato meno fragoroso. Tra i tanti scandali che hanno caratterizzato l’era Alemanno certo quello di Mancini è stato mediaticamente uno dei più eclatanti. Le conseguenze le vediamo in queste ore.

4 – FRANCO PANZIRONI

Quando scoppia il caso parentopoli Franco Panzironi è saldamente l’amministratore delegato dell’Ama. Dopo mesi e mesi di polemiche roventi e mega titoli a nove colonne su tutti i giornali e su tutte le tv nazionali Panzironi lascia, poi il caso parentopoli si sgonfia, ma la frittata è fatta. Panzironi, come Riccardo Mancini, fa parte del “gruppetto del garage” (dal luogo dove in gioventù Alemanno e i suoi amici si riunivano prima di iniziare le affissioni notturne), quel gruppo di intimi ai quali l’ex sindaco missino ha dato incarichi troppo importanti e troppo in vista. I risultati sono sotto gli occhi di tutti e non è un caso se ancora oggi le battute sugli amici e i parenti assunti si rincorrono.

5 – ANGELINO ALFANO

Tutti sapevano che Berlusconi non voleva che Alemanno si ricandidasse. Troppi scandali, troppe figuracce e sondaggi sempre negativi. Alfano, evidentemente mosso e spinto da altri interessi che a noi sfuggono, ha insistito così tanto che alla fine Berlusconi ha ceduto e permesso la ricandidatura di Alemanno. Il Cavaliere, stanco di sentirsi dire la stessa cosa dai vari Piso, Saltamartini e Gasparri ha ceduto e permesso il suicidio politico di un’ intera classe dirigente. Stavolta Berlusca non ci ha visto bene.

6 – ANTONIO LUCARELLI

Il capo segreteria di Alemanno è il perfetto portabandiere del club “Staff inadeguato”. Memorabile il suo sgambetto in diretta tv ad una cittadina che provò a invadere l’aula Giulio Cesare. Uno dei più grossi accentratori mai visti all’opera. Con un capo segreteria così, cosa vi aspettavate? Si parte dal mettere in un posto chiave un personaggio del genere e si finisce per far entrare in Campidoglio gentiluomini come Gennaro Mokbel e Stefano Andrini. Poi nessuno si meravigli se la sconfitta per il centrodestra è stata epocale.

7 – SAMUELE PICCOLO

E’ l’estate del 2012 quando scoppia l’ennesimo scandalo che travolge il centro destra romano. Mr Preferenze finisce, insieme al fratello e ai genitori, in uno scandalo giudiziario che lo porterà ai domiciliari. Con i sondaggi a picco non era proprio quello che ci voleva. E pensare che all’inizio del suo mandato Alemanno affidò a Piccolo la delega alla sicurezza.

8 – UMBERTO CROPPI

Discorso a parte merita Umberto Croppi l’unico degli assessori di Alemanno che finchè ha potuto ha applicato il concetto di inclusione politica e portato fieno nella cascina del centrodestra. Una cosa, l’inclusione politica, che Alemanno non ha mai saputo dove stesse di casa (difetto che hanno quasi tutti quelli nati e cresciuti nel Movimento Sociale e che sono fenomeni nell’escludere l’universo che non ha vissuto nel loro angolo politico culturale). Normale che Croppi, una volta defenestrato per luride logiche di correnti, si sia tolto qualche sassolino dalle scarpe. Croppi in giunta era oro. Croppi defenestrato è diventato veleno per il sindaco perdente. La sua rimozione è stato il timbro di cera lacca che ha certificato la scarsissima intelligenza politica dell’uomo di Bari.

9 – ANTONELLO AURIGEMMA

Tra gli assessori che hanno bazzicato intorno al sindaco è stato, dal punto di vista amministrativo, uno dei peggiori. C’è lui in giunta quando la Metro B1 parte tra mille ritardi e causando mille imbarazzi. E’ lui che per i suoi meri tornaconti crea una corrente, Laboratorio Roma, che metterà sotto scacco continuo il sindaco e il consiglio (come se di correnti non ce ne fossero già abbastanza). Lui è il simbolo che riassume un esercito di assessori fiacchi, inconcludenti e per nulla incisivi che in questi anni si sono rincorsi in Campidoglio. Personaggi di così basso profilo che forse nemmeno Cetto La Qualunque avrebbe portato in giunta. Da assessore uscente non è riuscito a far eleggere nessuno dei suoi uomini ( Maria Spena e Pasquale Calzetta candidati che lui appoggiava non hanno raggiunto le preferenze necessarie). Ma che la maggior parte degli assessori fosse poca roba lo si è visto dal risultato elettorale: in molti non sono stati rieletti.

10 GIORGIA MELONI

In ultimo in ordine di responsabilità c’è lei, l’Avatar di Fabio Rampelli che sul più bello se l’è fatta sotto. Altro che motto “senza paura”. Doveva sfidare apertamente Alemanno alle primarie del centrodestra, convincere Alfano a non candidare l’uomo di Bari e dare quel contributo in termine di idee, energia, rinnovamento oltre che portare quella sana cultura di destra che Alemanno ha abbandonato un minuto dopo esser diventato sindaco. La Meloni era l’unica, per statura e personalità, che poteva permetterselo. Le primarie del centrodestra si potevano e dovevano fare. I Fratelli d’Italia avranno tutti i difetti del mondo ma in quanto a capacità di raccogliere consenso e intercettare il mood dell’elettorato sono forti. In due mesi sono triplicati di consensi. Ecco, da gente del genere si doveva pretendere di più.

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