Sfida Capitale, le pagelle: Marchini il migliore. Disastro De Vito

Vince la comunicazione del candidato indipendente. Senza infamia e senza lode Marino. Disastroso De Vito. Show a tratti triste per il sindaco Alemanno

Un format nuovo, meno ingessato di quello solito di SkyTg24, con un minimo di flessibilità in più ed una contestualizzazione resa possibile dai servizi. Questo il recinto entro il quale i quattro aspiranti sindaci sono stati chiamati a muoversi su La7 durante Piazza Pulita. C'è chi ha brillato di più e chi, impacciato, è letteralmente naufragato. C'è chi, Alemanno, ha provato a difendersi contro dei servizi che oggettivamente avrebbero messo in difficoltà chiunque. Ecco i voti ai quattro candidati.

ALFIO MARCHINI  - Parte bene ma finisce un po' impacciato. E' preciso nel presentare le proposte, nello snocciolare numeri e nello smontare i racconti altrui. Tra tutti è il più piacione, quello che piazza i sorrisi nei momenti giusti. Non solo simpatia però, ma anche bordate. Come quando rinuncia alla sua risposta sul bilancio per chiedere (finalmente) i dati al sindaco. Il colpo è da fuoriclasse vero. Piace meno quando si vanta di competenze imprenditoriali che, secondo lui, non possono non avere successo anche in politica. So come si vendono le case. Conosco il mercato immobiliare. Sono ingegnere trasportista. La mia famiglia mi ha addestrato. Di imprenditori che hanno fallito in politica siamo pieni e lui dovrebbe saperlo. Il voto più alto anche perché tra tutti è quello che parla meglio alla 'romanità' dei cittadini della Capitale.  VOTO 6,5

MARCELLO DE VITO  - E' all'esordio e si capisce anche perché, ad esempio rispetto a Barillari, si sia finora concesso così poco alle platee televisive. E' impacciato, timido, mai naturale. E' pieno di fogli e mentre parla scrive (o finge di farlo), non guardando la telecamera e soprattutto leggendo gli appunti. Spara cifre, cita fonti, ma cade spesso in errore. Quando cita la classifica Tom Tom per parlare di traffico a Roma cade davvero nel ridicolo. Male anche sull'emergenza abitativa. Un aspirante sindaco non può rispondere ad una domanda sugli sgomberi: "Non so, valuteremo caso per caso". Nel finale finisce meglio e se non altro si segnala per la nota simpatica del 60 express con il quale raggiungerà, in 15 fermate, il Campidoglio. VOTO 4

GIANNI ALEMANNO - Il format non lo aiuta. I servizi impietosi metterebbero in difficoltà qualsiasi sindaco uscente. Lui prova a lottare e di questo gli va dato atto. Il problema però è che non può cancellare cinque anni di governo. Sembra infatti di essere nel 2008 quando cita continuamente Veltroni e le precedenti amministrazioni. E' un disco rotto, anche quando presenta proposte e idee valide come quella sull'Imu che verrà tolta ad un terzo delle famiglie. Come a Ballarò Marchini lo smonta. Da comica l'uscita sul bilancio per vedere il quale "basta accendere il sito" per vedere che "il debito del Comune di Roma è pari a zero". Il punto più basso lo tocca con il contro dossier per dire che, sì ha sbagliato ma gli altri non sono santi: "Non fate gli scienziati dice". Peccato però che per le accuse che fa a Marino gli venga data risposta con una sentenza per diffamazione che dà ragione al chirurgo; e per quelle che fa a Marchini addirittura riceve un "ne vado fiero". Non contento prova a fare il Berlusconi, inventandosi il colpo di teatro della consegna dei fogli a Formigli con i quali invita il giornalista a fare dei servizi. Ad infarcire lo 'show' una serie di bugie come le metro completate, i progetti in cantiere, le strade fatte (che in realtà sono provinciali) e la rivisitazione dei costi dei residence. VOTO 4,5

IGNAZIO MARINO  - Conferma il suo trend da 'senza infamia e senza lode'. Ha dei leitmotiv che, ripetuti da un mese a questa parte, meriterebbero quantomeno un aggiornamento. "La città a misura di bambino", "ho un aneddoto", "la pensionata con la casa a Corso Trieste", "la cura del ferro con il parcheggio a Ciampino". Un suggerimento per gli spin doctor: questi esempi sono passati, bisogna insegnare nuove 'filastrocche'. Già, perché Marino troppo spesso sembra recitare una parte, quella del bambino che racconta la poesia di Natale a memoria. E la poesia è bella a Natale, ma a Capodanno, se non cambia, scoccia. Proposte ben infarcite e confezionate per carità, con esempi calzanti e aneddoti anche buoni (vedi il marchio Roma sui pelati). Però il chirurgo ligure non buca lo schermo. E' freddo, troppo impostato, ride poco, non è empatico con il modo di essere e di vivere romano. Anche quando deve rispondere ad Alemanno lo fa senza arrabbiarsi come invece meriterebbe l''imboscata' del sindaco uscente. Nell'appello finale prova a dipingersi come romano, chiamando concittadini gli ascoltatori. Anche qui la mossa sa di studiato e non ha una buona riuscita.  VOTO 5,5

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