Dimissioni Marino, l'occasione del M5S: il regolamento frena l'ipotesi Di Battista

Dati per favoriti se si votasse oggi, le elezioni anticipate potrebbero aprire al M5S le porte del Campidoglio. E' caccia al candidato giusto. Di Battista frena e rimanda la scelta alla base

Alessandro Di Battista (foto infophoto)

Conquistare Roma. Per il Movimento cinque stelle, con le dimissioni anticipate del sindaco Ignazio Marino, la sfida evocata più volte negli ultimi mesi di conquistare la poltrona del primo cittadino della Capitale si fa concreta. Dopo il susseguirsi del centrosinistra di Veltroni con il centrodestra di Alemanno e la chiusura anticipata del 'marziano' Marino, sono loro la formazione che potrebbe dare a Roma l'alternanza che gli elettori chiedono. Se si votasse oggi, con il candidato giusto, vincerebbero al primo turno. Ma prima di arrivare alle elezioni mancano mesi cruciali durante i quali ancora tutto può succedere. Inoltre per regolamento il candidato pentastellato dovrà essere scelto dalla base. E dal cappello potrebbe emergere chiunque. 

Il preferito è Alessandro Di Battista. Tra i deputati più in vista, volto giovane e pulito, spigliato con i media e soprattutto romano, è lui il profilo che potrebbe portare il Movimento cinque stelle a governare sulla cima del Campidoglio. Lui però non può candidarsi. Secondo il regolamento, gli eletti del Movimento cinque stelle devono terminare il mandato per cui sono stati votati dai cittadini. Questione di etica. La possibilità ventilata nei giorni scorsi di concedere una deroga per la Capitale è rimasta un'ipotesi. Proseguire su questa strada potrebbe rivelarsi un terreno troppo scivoloso e un facile boomerang contro il movimento stesso. 

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Altro scenario che potrebbe riaprire la porta a Di Battista sarebbe quello che vede elezioni anticipate anche a livello nazionale. In questo modo, tutti i parlamentari grillini rientrerebbero in gioco anche per la partita della Capitale. Un'ipotesi che però potrebbe aprire una vera e propria guerra interna ai parlamentari pentastellati. Oltre a Di Battista, c'è il nome della deputata Roberta Lombardi. Lei stessa ha confessato ai microfoni della trasmissione 'Un giorno da pecora' come le "piacerebbe essere il prossimo sindaco di Roma”. Romana e donna (Roma non ha mai avuto un sindaco donna), due fattori che giocano a suo favore, la Lombardi è ben vista dalla base romana e si è dimostrata spesso esperta delle dinamiche della Capitale. Infine Marcello De Vito, già candidato alle scorse elezioni capitoline, e 'forte' di due anni di esperienza amministrativa. 

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A confermare però la prima ipotesi, lo stesso Di Battista intervistato questa mattina alla trasmissione la Telefonata di Canale 5. “Sono onorato dal fatto che moltissime persone hanno fiducia in me. Ma al di là della questione di principio, ho un mandato e lo porto a termine, preferisco continuare a occuparmi di politica estera e corruzione a livello nazionale. Escludo di candidarmi. Entro gennaio avremo il nome del candidato sindaco” ha spiegato. Anche se non si presenterà come candidato, quello di Di Battista sarà comunque un volto che il M5S spenderà per vincere nella Capitale. Lui stesso, questa mattina, ha usato toni da campagna elettorale: “L'obiettivo numero uno del premier è far dimenticare che Marino è del Pd” ha attaccato. “Oggi il Pd a Roma e non solo è un partito pericoloso, non gli interessa minimamente mandare al voto i cittadini romani per avere un sindaco pienamente legittimato, ma credo che si voterà comunque in primavera, insieme alle altre grandi città”. 

L'ipotesi più quotata, ad oggi, è che il M5S chiederà alla base di selezionare il nome del prossimo candidato sindaco. Si potrebbe lavorare a una convergenza su un valido candidato della società civile. Un volto noto, che magari si sia distinto proprio sui temi cari ai pentastellati, apprezzato dalla base ma appetibile anche ai cittadini romani. Oppure tentare un salto nel 'buio' e cercare di conquistare i romani con un outsider. Un 'cittadino' di fiducia che possa conquistare i voti della città. Proprio come fu con Marcello De Vito. Oltre al nome, i pentastellati hanno già fatto capire di voler puntare su una loro carta vincente: il programma. Anche qui è Di Battista a tracciare l'obiettivo: “E' tempo che i cittadini romani votino un programma e delle idee non un salvatore della patria che non esiste”.

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