Elezioni Roma centro, il flop del M5s apre la resa dei conti: Raggi sempre più sola

Il Movimento al 4,3% nei rioni del Centro storico. Un risultato che acuisce l'isolamento della sindaca, sempre più sola a coltivare l'idea di un bis nel 2021

Virginia Raggi

Se l'ipotesi di una ricandidatura nel 2021 di Virginia Raggi già piaceva a pochi, oggi all'indomani dei pessimi risultati alle elezioni suppletive, sembra ancora più lontana. La candidata Rossella Rendina, un'attivista semisconosciuta e mai affiancata dalla sindaca in campagna elettorale, ha racimolato le briciole di un consenso oggi ai minimi storici per il Movimento nazionale: 4,3% nei rioni del centro di Roma alle elezioni suppletive per la scelta del nuovo deputato, cifra che alle politiche del 2018, nello stesso collegio, era quattro volte superiore. L'affluenza del 17,6% è stata altrettanto scarsa, certo, ma il risultato rimane una debacle di quelle indifendibili. E sopra c'è anche il peso innegabile di un "effetto Roma".

Tutti tra i pentastellati sembrano d'accordo nel dire "ci aspettavamo di più". Lo ha dichiarato in maniera esplicita Daniele Frongia, assessore allo Sport e Grandi Eventi della giunta Raggi, tra gli storici del movimento romano, da sempre vicino alla sindaca. "C'è stata una scarsissima partecipazione al voto" ma "personalmente io come M5S mi aspettavo di più, questo sicuramente". Già, e non è l'unico. La sindaca ha parlato di "esito scontato", facendo gli auguri al vincitore, il ministro dell'Economia Roberto Gualtieri, e ricordandogli le promesse fatte. "Quando vuole allargare i cordoni della borsa noi siamo pronti" ha detto riferendosi ai fondi per Roma. Anche il capogruppo Giuliano Pacetti si accoda a Raggi e batte cassa al ministro, da ieri anche deputato. 

Il futuro di Virginia Raggi: tra ricandidatura e un ruolo nazionale

Ma in molti, imbarazzati, si trincerano dietro il silenzio. Unico fedelissimo che la difende a spada tratta, super tifoso di una ridiscesa in campo, è l'assessore al personale Antonio De Santis. "Si tratta di 33 mila votanti rispetto a quasi 3 milioni. È un segnale da un quartiere di Roma, quello del centro, di cui bisogna tenere conto, ma senza renderlo un elemento strutturale" scrive su Facebook dando la colpa del flop anche e soprattutto all'affluenza. "La rincorsa da parte di tutte le forze politiche a trasformare numeri così esigui in uno scenario di sistema indica quanto temano una ricandidatura di Virginia"

Una voce fuori dal coro. Perché il risultato è talmente pessimo da risultare difficile da commentare in chiave positiva, specie a palazzo Senatorio. Anche perché la campagna elettorale si è incentrata quasi tutta su Roma. La prima cittadina della Capitale accanto alla candidata non si è mai vista, è vero. "Aveva altre priorità" ha detto Rendina in un'intervista a Repubblica. Forse sapeva che avrebbe spostato davvero pochi voti. Meglio non mettere la faccia su un risultato, appunto, "scontato", per dirla con Raggi. 

Non farsi vedere però non è bastato. Un effetto Roma in qualche misura ha pesato comunque. E ora, se possibile, isola Raggi ancora di più. La sindaca era già in difficoltà perché la regola dei due mandati non le consente sulla carta di ricandidarsi. Servirebbe una mano dall'alto per cambiare le regole, ma manca la volontà politica. Perché si sa, di big che appoggiano la sindaca non c'è quasi più nessuno, specie tra i romani. Da Paola Taverna a Roberta Lombardi, da Vito Crimi, reggente post Di Maio, ad Alessando Di Battista, ora rientrato in politica. 

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Nessuno la vede di buon occhio e nessuno la sta sostenendo nell'ipotesi ricandidatura. E oggi certo quel 4,3% non aiuta. 

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