Disabili, tagli all'assistenza domiciliare: famiglie disperate. La Regione fa dietrofront

L'assessore D'Amato: "Nessun taglio, anzi lavoriamo per aumentare la platea di assistiti". A generare il caos, chiariscono dalla Pisana, un errore di formulazione nel decreto del 30 dicembre

L'assessore Alessio D'Amato e il presidente Nicola Zingaretti

Per i disabili gravi non ci sarà nessun taglio alle ore di assistenza domiciliare integrata. Un falso allarme assicurano dalla Regione Lazio, dove si tenta da ore di placare la rabbia di centinaia di famiglie disperate. Seicento nuclei familiari sui circa 26mila totali che hanno diritto a forme varie di aiuti sanitari. Nella sostanza i casi più complessi, con un familiare allettato e la necessità di un caregiver anche h24. 

Per lanciare l'allarme è nato un gruppo Facebook, "Fiere x Forza", che in poche ore ha raccolto circa 2200 iscritti. A lanciarlo la signora Paola Desideri, mamma di una ragazzina affetta da una rara malattia mitocondriale, anche vicepresidente della Mitocon onlus. Sulla bacheca del gruppo tante testimonianze di vita, tra rabbia e paura di vedersi strappare l'unica forma di aiuto, pubblico, che consente alle famiglie di respirare. "Mio figlio Enrico - ha raccontato Benedetta - ha 10h e mezza di assistenza infermieristica al giorno ma saranno ridotte a 2 la mattina e 1 la sera, più eventualmente 4 ore "di sollievo", esclusa la domenica". Come lei ci sono tanti genitori e familiari che hanno accolto il decreto regionale come una "vera catastrofe". "Deve essere bloccato perché, non solo tocca l'equilibrio già precario di famiglie come le nostre, ma mette in mostra i segni evidenti di una comunità sempre più lontana dai deboli". 

Oggi singoli cittadini e rappresentanti di associazioni di genitori sono stati ricevuti in Regione. E alla fine è arrivata la buona notizia: "Il Decreto verrà modificato e per gli stessi pazienti saranno garantiti i medesimi livelli e prestazioni assistenziali precedenti, comprese le visite specialistiche e i dispositivi. Varranno le regole precedenti in continuità con i Piani assistenziali integrati (PAI) già in essere. I nuovi casi gravi dovranno essere presi in carico nelle medesime condizioni". Insomma, come già l'assessore aveva assicurato nelle scorse ore, "non verrà tolto nulla a nessuno anzi l'intenzione è quella di potenziare e migliorare il servizio, aumentando la platea degli utenti assistiti e per fare questo sono state messe a disposizione importanti risorse".

Ma allora perché è stato notificato alle Asl il decreto 525 del Commissario ad Acta, datato 30 dicembre 2019 e relativo alla "riorganizzazione e riqualificazione delle Cure domiciliari – ADI" dove è scritto nero su bianco che il massimale previsto per l'assistenza giornaliera è di 9 ore? Dalla Pisana spiegano che in realtà è stato un errore di scrittura e di conseguenza di interpretazione. Il tetto delle 9 ore non doveva riguardare i 600 disabili ad alto carico assistenziale. E ora gli uffici stanno appunto lavorando alla riscrittura, promessa entro lunedì. 

Mentre nella gioranta di ieri D'Amato ha incontrato le rappresentanze dei sindacati, Cgil, Cisl e Uil, per discutere in generale in merito alla riforma dell'assistenza domiciliare. Che comunque subirà delle modifiche, ma stando alle promesse della Regione, saranno solo positive. "L'incontro è stato positivo e al termine si è condiviso di convocare periodicamente un tavolo tecnico con le organizzazioni sindacali nella consapevolezza che l'assistenza domiciliare rappresenta un versante strategico per la sanità del Lazio". 

Positiva la valutazione globale dell'incontro da parte di Paola Desideri, della Mitocon onlus, tra gli interlocutori seduti al tavolo regionale: "Abbiamo avuto un buono scambio, sono arrivate delle scuse sincere, ora vediamo in cosa si tramuta. Aspettiamo lunedì". 

Il Fondo per la non autosufficienza: un'altra storia

Altra questione riguarda invece il Fondo per la non autosufficienza, una misura parallela di sostegno alle disabilità gravi, che passa dal Governo nazionale ai Comuni tramite le Regioni. Un contributo mensile alle famiglie di 700 euro per l'assistenza domiciliare diretta o indiretta. Ancora da risolvere su questo fronte una serie di criticità legate alle nuove graduatorie stilate dal Campidoglio. Tra il 2020 e il 2019 sono rimaste fuori circa 500 famiglie tra nuove e vecchie domande. Qui da una parte c'è la Regione che accusa il Comune di "errata programmazione della spesa". Nel 2019 infatti, quando il fondo disponibile era di 11 milioni di euro più altri 8 residui degli anni precedenti, Palazzo Senatorio ha potuto accogliere tutte le domande. 

L'anno dopo però, quello in corso, il finanziamento è tornato - come da programma - alla cifra prestabilita, circa 14 milioni di euro per il 2020. E il Comune è stato costretto a rivedere le graduatorie inserendo un tetto minimo di 50 punti. Centinaia di famiglie si sono viste togliere l'assegno mensile. La Regione sta cercando di venire in soccorso del Comune - che dall'altra parte attacca per l'assenza di fondi sufficienti a coprire tutte le richieste - rivedendo le linee guida, nella direzione di poter consentire una rimodulazione del fondo in maniera progressiva a seconda del grado di disabilità, permettendo quindi di coprire un più ampio numero di utenti. Ma questa matassa è ancora tutta da sciogliere. 

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