Roma Capitale, via anche Savarese: è il secondo Generale a mollare il Campidoglio

Dei cinque generali che la Sindaca aveva messo a capo di Uffici e Dipartimenti ne sono rimasti soltanto tre. Dopo le dimissioni di Monti arrivano anche quelle di Savarese per "motivi personali"

La prima rinuncia è stata formalizzata un mese fa. Il Generale di Brigata Silvio Monti, messo a capo della  Direzione Gestione Territoriale Ambientale e del Verde, a metà luglio ha annunciato l'intenzione di lasciare il proprio incarico.  Decisione che è stata presa anche da un suo collega. 

Il secondo Generale che lascia il Campidoglio

La seconda defezione è quela del Generale di Divisone Giovanni Savarese. Nominato come gli altri militari soltanto a maggio, Savarese, come del resto aveva già fatto Monti qualche settimana prima, ha rinunciato all'incarico per "motivi personali". A lui la Sindaca aveva affidato il compito di dirigere il Dipartimento Sicurezza e Protezione Civile. Un ruolo che, adesso, dovrebbe essere assolto da Diego Porta.

Carenze d'organico nell'amministrazione capitolina

La decisione di ricorrere a 5 generali in gerenza per ricoprire ruoli apicali nell'amministrazione cittadina era nata anche per far fronte alla conclamata carenza d'organico in quelle posizioni chiave. Nella delibera con cui era stato formalizzato l'inserimento dei generali, si faceva riferimento ad un gap di ben 74 unità. Roma Capitale ha infattai "in servizio 156 dirigenti a fronte di una dotazione organica – si leggeva nella delibera – che ne prevede 230". Da qui la decisione di ricorrere "al personale in ausiliaria", a costo zero. 

I militari in ausiliaria

Si tratta per l'appunto di militari che, per aver raggiunto i 60 anni di età oppure i 40 di servizio, vengono messi difronte ad un bivio. Possono scegliere la strada del cosiddetto "congedo di riserva" o, in alternativa, entrano in "ausiliaria". Per cinque anni, in questo secondo caso, si mettono a disposizione dell'amministrazione nella cui provincia risultano residenti. Gli oneri della loro retribuzione restano però in capo al Ministero della Difesa. Una strada che l'amministrazione cittadina aveva deciso di percorrere, non senza le proteste dei sindacati e di una parte dell'opposizione. Due terzi dei generali però hanno deciso di ritornare sui propri passi. Per "motivi personali". Dunque per ragioni insindacabili. 

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