M5s, nuovo caos in Campidoglio: si dimette il successore di De Vito. Stefàno non è più vicepresidente d'aula

L'addio del consigliere: "Spiegherò motivazioni ufficiali a mente fredda". Dietro la decisione la mancata votazione della revoca a De Vito

"Oggi ho rassegnato le dimissioni". Enrico Stefàno lascia la poltrona di vice presidente vicario dell'Aula capitolina. Aveva sostituito alla guida dell'aula il presidente Marcello De Vito, arrestato il 20 marzo scorso con l'accusa di corruzione nell'ambito di un filone d'inchiesta sullo stadio della Roma. Non dà motivazione ufficiali: "Le spiegherò - scrive - a mente fredda". In realtà che ci fosse un'insofferenza di fondo nel ricoprire un ruolo "a metà" è cosa nota a chi lo affiancava nel loro quotidiano, staff e colleghi consiglieri. A metà perché senza la procedura di revoca di De Vito dalla presidenza, mai votata in Aula per paura di possibili ricorsi da parte dell'ex grillino, Stefàno non poteva sostituirlo ufficialmente con una nomina votata in Assemblea. Una guida sì ma "zoppa", da vicario appunto. 

Tant'è che, non era un mistero, lui la revoca l'avrebbe votata eccome. Era tra i pochi però. Quasi tutti i pentastellati, con un parere del Segretariato generale che di fatto confermava la possibilità di contenziosi che De Vito avrebbe potuto ampiamente vincere, hanno preferito evitare. Senza una nomina piena però, anche la gestione dell'Ufficio di Presidenza non è andata come Stefàno avrebbe voluto. Nei suoi intenti infatti c'era quello di sostituire i sei amministrativi che lavoravano con De Vito con il suo staff. Un cambio annunciato ma che poi, nei fatti, non si è potuto concretizzare. 

Un percorso faticoso tra continui ostacoli e difficoltà nel conciliare il ruolo di vicepresidente, prima con quello di presidente della commissione Mobilità (che ha lasciato ad aprile), poi con le mansioni di semplice consigliere. Una corda tirata per settimane che alla fine si è spezzata con un gesto di rabbia che in molti, pur a conoscenza dei malumori, non si aspettavano. Cosa accade adesso, tecnicamente? La questione è al vaglio del Segretariato generale. A ora alla guida dell'Aula rimane il vice presidente di opposizione, Francesco Figliomeni. 

Stefàno, dello zoccolo duro dei quattro che con Raggi, De Vito e Frongia ha fatto opposizione all'ex sindaco Marino, ci tiene comunque a sottolineare che il suo non è un addio politico. Niente a che vedere, con l'appoggio alla maggioranza M5s e a Virginia, che resta "piena e incondizionata". "Continuerò a lavorare per Roma, che amo, dando il massimo per vedere realizzata la nostra idea di città". Poi ringrazia il suo staff, "che da 3 anni con pazienza, dedizione, amore, seguono le mie (dis)avventure", gli uffici del Segretariato, quelli più volte consultati per tutte le questioni tecniche sollevate dall'improvvisa assenza di De Vito, che in questi tre mesi sono stati "una piacevolissima scoperta per competenza e disponibilità". E ai gruppi di opposizione, "che, anche se inevitabilmente con idee diverse, si sono dimostrati sempre leali e corretti, nell'interesse della città".

I commenti dalle opposizioni

"Ancora dimissioni nei ruoli apicali dell'amministrazione Raggi - dichiara Valeria Baglio, consigliera democratica in Campidoglio - ora è la volta di Enrico Stefàno, vice presidente dell'Assemblea capitolina. Dicono di amare Roma e poi l'abbandonano a se stessa dopo aver combinato disastri nel governo della città. In tre anni il balletto delle nomine, delle fughe e delle dimissioni, piu' o meno forzate, è nota a tutti. Dall'idea di inadeguatezza della sindaca Raggi che non è riuscita a garantire nemmeno l'ordinarietà nella gestione giornaliera della città. Rifiuti, trasporti, scuola sono le palesi negligenze che pesano sulla vita dei romani. I conflitti sociali sono l'altra faccia della medaglia. Per il bene di Roma una sola cosa ci sarebbe da fare. Ammettere i propri limiti e salutare tutte e tutti".

"Chiediamo anche la convocazione di una capigruppo urgente perchè siamo preoccupati di un eventuale blocco dei lavori d'Aula - commentano in nota il gruppo del Pd capitolino e la lista civica Roma Torna Roma - in una città già bloccata con emergenze quotidiane come i rifiuti, i trasporti, e il verde incolto. Alla luce di questa ulteriore vicenda, ribadiamo le dimissioni della sindaca Raggi". 

Attacchi e polemiche arrivano anche dal centrodestra. "Le dimissioni del presidente vicario Enrico Stefàno rappresentano l'ennesimo capitolo del caos rappresentato dai grillini a Roma - commentano gli esponenti di Fdi, Andrea De Priamo capogruppo in Campidoglio, Lavinia Mennuni, Rachele Mussolini della lista civica Con Giorgia - in attesa di conoscere le motivazioni, forse legate alle divisioni interne sulla revoca della vicenda del presidente De Vito, appare sempre più evidente che i 5 Stelle hanno ormai abbandonato Roma come una barca alla deriva, tra cumuli di rifiuti e bus in fiamme. Al momento la carica di presidente è nelle mani del nostro Francesco Figliomeni che agirà in questo frangente come nostro costume con imparzialità e alto senso istituzionale. La Raggi prenda atto del suo fallimento e restituisca ai romani la possibilità di una rinascita della Capitale".

"L’Aula non è più in condizione di svolgere il suo lavoro - commentano il capogruppo della Lega Maurizio Politi, la coordinatrice della Lega romana Flavia Cerquoni, e Fernando Urciolo, Responsabile Organizzativo Lega Roma - la mancata responsabilità del Movimento Cinque Stelle ha portato una situazione di stallo nei lavori. Prima l’irresponsabilità nel non procedere alla revoca di Marcello De Vito, ed oggi le dimissioni di Stefàno. Un altro esempio dell’inadeguatezza della squadra di Virginia Raggi, che sta portando la città al collasso". 

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