Casal Bruciato, il (mezzo) passo indietro di Di Maio: "Ok solidarietà Raggi". Ma sul "prima gli italiani" non arretra

Il vicepremier prova a ricucire lo strappo con la sindaca e il Movimento romano. Senza però rinunciare allo slogan preso in prestito dal leader della Lega

Luigi Di Maio e Virginia Raggi (foto Ansa)

La vicinanza arriva, seppur timida e tardiva. Ma sul principio del "prima i romani" non arretra. La posizione del leader M5s Luigi Di Maio sul caso Casal Bruciato e sulle proteste nel quartiere contro una famiglia rom legittima assegnataria di una casa popolare, è tanto chiara quanto distante da quella del Movimento romano. E a sorpresa così somigliante agli slogan dell'avversario elettorale, nonché alleato di Governo, Matteo Salvini

"Quando si minaccia di stupro una donna o si costringe un bambino a stare chiuso in casa e li si minaccia solo perché hanno ottenuto un alloggio per legge, è giusto dare la massima solidarietà" dice il vicepremier grillino intervistato in radio, in un tentativo all'ultimo di ricucire lo strappo di qualche ora prima. Quando da indiscrezioni stampa era emersa tutta la sua irritazione contro Virginia Raggi e la sua scelta di recarsi nel quartiere in visita agli Omerovic, per portar loro un messaggio di accoglienza dalle istituzioni.

Insultata dai residenti che manifestavano in strada, a loro volta fomentati dai neofascisti di Casapound, la sindaca prende gli applausi della sinistra, proprio nel giorno in cui il Movimento di governo voleva campo libero per sventolare la bandiera della vittoria sul caso Armando Siri, il sottosegretario leghista, indagato per corruzione, fatto fuori da palazzo Chigi. Da qui il nervosismo del capo grillino, che se pensava di recuperare terreno elettorale da una parte, teme adesso di perderne da un'altra. La questione delle case ai rom, si sa, è delicata, di quelle che di voti ne spostano parecchi.

"Schierarsi è sbagliato - aveva detto Di Maio ai suoi - prima dei rom bisogna pensare ai romani". Mentre la standing ovation per Virginia Raggi, "brava e coraggiosa", arriva dal Pd di Nicola Zingaretti. Un corto circuito che il grillino ha poi cercato di aggiustare: "Mi si attribuiscono parole del genere che 'sono irritato e arrabbiato' (con Virginia Raggi): nulla di tutto questo". Ma la linea del "prima gli italiani", o romani se declinato al livello locale, rimane lì con l'occhio strizzato agli ex elettori che oggi preferiscono Salvini e il sovranismo.  

"Serve il buon senso - ribadisce il vicepremier e ministro del Lavoro - se c’è un italiano che aspetta da 20 anni una casa e poi gli stranieri che vivono qui da 5 anni scavalcano gli italiani è logico che ci sia un casino". E attenzione, che non si dica che sulla tutela degli italiani il Movimento si è svegliato ieri per ragioni elettorali prendendo in prestito toni e temi dalla Lega. "Io ho applicato al reddito di cittadinanza il principio che se stai in Italia da almeno 10 anni, hai lavorato e pagato le tasse, oppure sei un cittadino stabile, allora puoi iniziare ad accedere al programma".


 

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