Emergenza casa, sul piatto 40 milioni per Roma: ma la Regione 'vincola' il Campidoglio

Una delibera licenziata dalla Giunta di Zingaretti lega i finanziamenti per l'attuazione del Piano emergenziale ad una serie di azioni demandate al Comune. Tra questi il superamento, di fatto, del provvedimento del commissario Tronca

Senza censimento dei nuclei familiari che oggi abitano nei residence per l'emergenza abitativa temporanea e nelle occupazioni romane, al Comune di Roma non arriverà alcun soldo dalla Regione. Non solo. I finanziamenti saranno vincolati "alla sottoscrizione di una o più successive convenzioni" tra i due enti, volti a individuare i progetti da finanziare e realizzare, privilegiando il recupero e l'autorecupero. La Giunta Zingaretti torna con una delibera, approvata il 6 giugno scorso, sulla lunga vicenda del Piano straordinario per l'emergenza abitativa per Roma Capitale. E lo fa tracciando la strada da seguire ad un Campidoglio che fino ad oggi ha lasciato il provvedimento inattuato.

Il documento integra la delibera licenziata l'11 maggio scorso con cui la Giunta regionale autorizzava gli uffici a sbloccare i primi 40 milioni di euro, sui 194 totali, all'amministrazione capitolina, dieci dei quali saranno destinati al "recupero edilizio" di un immobile di proprietà dell'IPAB 'Istituto Romano S. Michele' attualmente occupato. A distanza di poco più di un mese, la Regione, quindi, decide di precisare le regole del gioco. 

L'approvazione della nuova delibera è destinata a cambiare il corso delle relazioni, fino ad oggi abbastanza discontinue, tra gli uffici dell'assessore alle Politiche Abitative, Fabio Refrigeri, e quelli del 'collega' Andrea Mazzillo, che da meno di un mese ha assunto tali deleghe. Il documento, infatti, fissa anche un altro paletto: "La Regione ha individuato, con D.G.R. n. 18/2014 e D.G.R. n. 110/2016, le categorie dei destinatari degli alloggi". E si tratta in uguali proporzioni dei nuclei in graduatoria per l'assegnazione di case popolari, di quelli che sono stati accolti nei residence per l'emergenza abitativa fino al 31 dicembre 2013 e degli abitanti di "immobili pubblici e privati impropriamente adibiti ad abitazione", le occupazioni, anche loro alla data del 31 dicembre 2013. Il Campidoglio, per poter utilizzare i soldi della Regione, dovrebbe quindi dire addio alla delibera attuativa licenziata dall'ex commissario Francesco Paolo Tronca, che privilegiava gli aventi diritto in graduatoria, a scapito di occupazioni e residence, e fissava una serie di sgomberi, snaturando di fatto i contenuti e gli intenti del provvedimento iniziale.

Dopo il periodo commissariale, la situazione è rimasta in stallo per oltre un anno. Un anno durante il quale si sono succedute a più riprese le proteste dei movimenti per il diritto all'abitare e degli inquilini dei residence in un quadro in cui, e lo scrive anche la delibera, "si è incrementata l’emergenza abitativa nella Capitale". L'amministrazione di Virginia Raggi non ha emesso alcun atto per superare quello commissariale lasciando inattuato lo strumento messo in campo dalla regione e i relativi finanziamenti. Ora la Regione torna in campo con un provvedimento che risponde alle necessità messe sul tavolo dai movimenti. Il provvedimento è già stato trasmesso al Campidoglio e si starebbe già lavorando a un incontro tra i due assessorati per vedere come andare avanti. 

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La palla è tornata al Comune che dovrà decidere se proseguire sul tracciato della Regione oppure sulla propria strada, con il rischio di rinunciare a risorse importanti che andrebbero a dare una prima risposta ad un problema annoso come quello del disagio abitativo della Capitale. Senza dimenticare che il delicato compito di censire e verificare i requisiti economici dei nuclei familiari aventi diritto, che andranno registrati in base ad anzianità della situazione di emergenza, spetta proprio al Comune. Senza questa operazione, nella delibera definita "indefettibile", e senza convenzione tra le parti su come utilizzarli, il Comune potrebbe non vedere un euro dalla Regione. 

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