Dal congresso di Verona al Campidoglio, la Lega attacca la maternità surrogata: ecco la delibera che arriverà in Aula

Si chiede di fermare l'iscrizione all'anagrafe dei bimbi nati con la surrogata all'estero

Corteo pro vita a Verona (Foto Ansa)

Stoppare la trascrizione all’anagrafe dei bimbi nati all’estero tramite la gestazione per altri. E segnalare i casi in Procura per un’eventuale ipotesi di reato a carico dei genitori "committenti". Eccolo, il contraccolpo romano del raduno dei pro vita veronese. Una proposta di delibera protocollata dal capogruppo leghista in Campidoglio Maurizio Politi, il 29 marzo scorso, proprio alla vigilia del Congresso mondiale in difesa della famiglia, la kermesse che per giorni ha occupato un dibattito pubblico a dir poco infuocato. Anche per la presenza (per molti inopportuna) di esponenti leghisti di palazzo Chigi. Matteo Salvini in testa. 

"Vogliamo stare accanto alle donne offrendo loro ogni aiuto possibile" commenta Politi, tra gli ultra cattolici della Lega romana, che nel testo da calendarizzare in Consiglio comunale recupera le posizioni espresse nel manifesto finale che ha chiuso Verona: la maternità surrogata, illegale in Italia (legge 40 del 2004), è "una forma di sfruttamento e mercificazione" di donne e bambini. E chi la osteggia come pratica da condannare sul piano etico, vuole mettere un freno anche alle possibilità di "aggirare" la norma ricorrendo alla stessa pratica all'estero. 

All'ente locale, è scritto nella proposta di delibera, si chiede di "procedere con la segnalazione al Procuratore della Repubblica qualora dall'analisi degli atti e/o dichiarazioni di nascita avvenute all'estero possa risultare il sospetto di casi di gestazione per altri". In forza di una sentenza della Cassazione del 2014 che ha rifiutato la trascrizione di un atto "per contrarietà all'ordine pubblico". E citando un altro pronunciamento della Corte costituzionale del 2017 che, pur rigettando le questioni di incompatibilità costituzionale sollevate, in materia di bilanciamento tra interesse del minore ed "esigenza di verità della filiazione" parla di "elevato grado di disvalore che il nostro ordinamento riconnette alla surrogazione di maternità, vietata da apposita disposizione penale". Il tutto con l'impegno per la sindaca di portare l'istanza in parlamento. Obiettivo ultimo: inserire la surrogata tra i "reati universali", perseguibili anche fuori dai confini dello Stato.  

D'altra parte Roma, sulla scia di quelle sentenze che hanno invece ritenuto prioritaria la tutela del nato, dando quindi l'ok alle trascrizioni, ha già dato segnali di apertura in senso opposto. Dello scorso aprile l'iscrizione anagrafica di una bambina nata in Canada, grazie alla "surrogacy", senza l'intervento del Tribunale, per spontanea decisione degli uffici tecnici. E Raggi, lo ricordiamo, si è già scontrata con i movimenti pro vita facendo rimuovere manifesti comparsi in città contro "l'utero in affitto" - pur avendone condannato la pratica in passato - giudicandone i contenuti "lesivi di diritti e libertà fondamentali"

Difficile quindi che l’atto trovi la maggioranza in aula. Per i 5 stelle è un terreno di scontro aperto, proprio con la Lega. Ma il segnale ha certamente valenza politica: anche a Roma, i paladini della vita, battono un colpo. 

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