Gestione dei beni comuni: 104 associazioni presentano una proposta di delibera popolare

5mila firme da raccogliere per un regolamento sulla gestione dei beni comuni

Dall'agosto del 2017 per prendersi cura del verde o per sistemare una panchina  è necessario chiedere il permesso al Campidoglio. Da allora potare una siepe non è più un compito che, liberamente, un cittadino possa scegliere d'intraprendere. Al contrario è un onere che deve essere autorizzato e che, economicamente, grava sulle tasche degli stessi volontari, costretti a sottoscrivere un'assicurazione.  Una condizione che è stata contestata presentando ricorsi al Tar ed al Consiglio di Stato. 

La cura dei beni comuni

Oltre alle iniziative prese in aula giudiziaria, centoquattro associazioni hanno deciso di seguire anche un altro percorso. Hanno formato una "coalizione civica" una "rete informale di cittadinanza attiva"  ed hanno presentato una delibera popolare. Una misura da mettere in campo per arrivare ad approvare un regolamento sulla gestione dei beni comuni. Si parte da un presupposto. La Costituzione garantisce il principio di sussidiarità. In sostanza i Comuni ed in generale i soggetti pubblici, in base a tale principio, devono favorire le iniziative dei cittadini che vogliano prendersi cura dei beni comuni. Un obiettivo che, a più riprese, comitati di quartiere ed associazioni varie hanno chiesto di ottemperare, ad esempio attraverso la formula del baratto amministrativo

Coesione sociale e integrazione

Le risposte del Campidoglio si sono rivelate ondivaghe. Resta infatto ka contestata determina dirigenziale che imbriglia l'associazionismo e che tradisce lo spirito stesso che muove questa coalizione civica.  "La cura condivisa dei beni comuni rinsalda i legami di comunità e il senso di appartenenza, aumenta la coesione sociale, libera le energie latenti  nelle comunità, facilita l'integrazione degli stranieri ed aiuta anziani e diversamente abili ad uscire dall'isolamento". Con queste parole la coalizione "Beni Comuni" ha presentato al segretariato generale di Roma Capitale la delibera d'iniziativa popolare.

Il nuovo regolamento

L'obiettivo resta quello di arrivare ad un "regolamento sulla collaborazione tra cittadini e amministrazione per la cura, la rigenerazione e la gestione condivisa dei beni comuni urbani". Il regolamento prevede l'esplicitazione di una serie di patti di collaborazione, ovvero degli strumenti attraverso cui concordare tutto ciò che è necessario al raggiungimento di un fine. Vanno inoltre palesate le forme di sostegno, vale a dire quelle misure che saranno intraprese per raggiungere l'obiettivo. Dall'esenzioni o agevolazioni in materia di canoni e tributi locali, ai materiali di consumo da acquistare. Per far discutere la delibera in aula Giulio Cesare è però necessario presentare 5mila firme. Un compito che non spaventa i promotori dell'iniziativa, convinti che, la raccolta delle firme, "avrà non solo l’importante compito di dotare anche Roma di uno strumento che avvicina cittadini e istituzioni – fa sapere la Coalizione civica – ma anche quello di sensibilizzare e informare le persone sulla sua importanza strategica".

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