Affrancazioni più semplici, delibera in commissione. La critica di chi ha già firmato: "Dopo il calvario, la beffa"

La delibera in commissione. Iorio: "Approvazione entro settembre"

Una delle prime proteste per richiedere le affrancazioni

Un passo avanti ma “speriamo in alcune correzioni prima dell’approvazione”. Dopo il via libera da parte della Giunta Raggi al provvedimento che semplifica le operazioni di affrancazione per le case realizzate nei piani di zona e introduce una serie di agevolazioni economiche, si sollevano la critica di quanti, negli ultimi due anni, hanno già concluso il procedimento che tramite il versamento di una quota permette di ‘liberare’ l’alloggio dal vincolo del prezzo massimo di cessione. Le novità nel calcolo del corrispettivo da versare, infatti, si applicano alle domande presentate successivamente all’approvazione del documento e a quelle già depositate ma che non hanno ancora concluso l’iter.

“Prendiamo atto della bozza di proposta di delibera consiliare che coraggiosamente rimette mano alla problematica affrancazioni e trasformazioni, ci sembra però di poter dire che il provvedimento presenti delle criticità” spiega Carla Canale, avvocato che ha difeso molti cittadini alle prese con i ritardi degli uffici capitolini nel lavorare le richieste di affrancazione, nonché nei contenziosi generati tra acquirenti e venditori, e Segretario del Coordinamento dei Comitati di Quartiere del IX Municipio.

Gli atti di affrancazione stipulati fino ad oggi sono 455. Nonostante la legge permetta l’affrancazione dal 2011, la maggior parte di tali atti sono stati richiesti e portati a termine negli ultimi due anni, dopo che la delibera 40 del 2016, approvata dall’allora commissario capitolino Francesco Paolo Tronca, aveva stabilito i criteri per l’affrancazione. Tutto è partito da una sentenza della Corte di Cassazione che nel settembre del 2015 ha stabilito che alloggi realizzati nelle aree destinate all’edilizia pubblica non potessero essere rivenduti a prezzi di libero mercato senza procedere alla modifica della convenzione che, tra le altre cose, fissa il prezzo massimo con il quale questi alloggi possono essere ceduti.

Una sentenza blocca tutto ed è il caos

Al contrario, per molti anni, questi alloggi sono stati venduti a prezzi di mercato e le centinaia di cittadini che li hanno acquistati si sono ritrovati con case che valevano poco più di un terzo di quanto erano stati pagati. Ne è scaturita a una valanga di cause tra acquirenti che hanno richiesto indietro la differenza tra le due somme e i venditori. Non solo. A rimanere coinvolti in questa vicenda, che riguarda oltre 200 mila famiglie in tutta Roma, anche i secondi e i terzi acquirenti molti dei quali si sono ritrovati con valori crollati a compravendite in corso. Con rogiti bloccati e richieste di risarcimento pronte a partire, è nata una corsa all’affrancazione che si è scontrata con i ritardi degli uffici capitolini intasati da oltre 3 mila richieste.

La delibera della Giunta Raggi prova a mettere mano ad una situazione avviata ormai oltre due anni fa. “Chi il ‘calvario’ già lo ha affrontato” spiega Carla Canale “e pur di riuscire a vendere il proprio immobile è anche stato costretto a ricorrere al Tar per attivare le procedure di silenzio inadempimento, rischia di subire una nuova beffa”. Le nuove procedure di calcolo, continua Canale “vedrebbero queste persone escluse dal poter richiedere un rimborso per cause non certo riconducibili a loro, ma a ‘difficoltà’ di vario genere della Pubblica Amministrazione”.

Canale riconosce anche gli aspetti positivi: “Speriamo che nei fatti il calcolo sia più snello e consenta al Comune non solo di evadere le richieste con maggiore sollecitudine, ma di aiutare anche i venditori ed i compratori a risolvere più rapidamente le controversie insorte tra loro con mediazioni  o strumenti similari, per le quali il Comune deve fare la sua parte unitamente agli altri soggetti coinvolti. Su questo non a caso organizzammo lo scorso marzo come Ordine professionale un convegno volto alla sensibilizzazione di tutte le parti coinvolte, cui partecipò anche l’Assessore Montuori”.

Intanto la delibera, che martedì scorso ha ricevuto il suo via libera dall’esecutivo di Virginia Raggi, è approdata ieri sul tavolo della commissione capitolina Urbanistica presieduta da Donatella Iorio. “L’obiettivo principale di questo lavoro di riorganizzazione” ha spiegato la consigliera del Movimento cinque stelle “è quello di fornire ai tanti cittadini coinvolti risposte chiare e certezza nei tempi di lavorazione delle pratiche, semplificando le procedure e rendendole ancora più trasparenti”

La delibera introduce inoltre una serie di detrazioni: non solo il costo delle aree, ma anche degli oneri di urbanizzazione, e un ulteriore abbattimento proporzionale al tempo trascorso dalla stipula della convenzione. “Viene poi definita una soglia minima di 5 mila euro da versare come contributo che sarà applicata qualora risulti decorso il termine di validità del rapporto convenzionale”. Questi soldi, continua Iorio, “saranno utilizzati esclusivamente per il completamento delle opere di urbanizzazione all’interno dei piani di zona non ultimati o con carenza di fondi”. 

La novità principale introdotta dalla delibera riguarda però la possibilità per i cittadini di calcolare “in via preliminare e puramente presuntiva, il corrispettivo da pagare per trasformare e affrancare grazie alla pubblicazione sul portale del Comune di Roma delle formule di calcolo”. La commissione capitolina si riunirà all’inizio di settembre per esaminare gli emendamenti presentati dall’opposizione e le osservazioni dei comitati cittadini. L’obiettivo, ha aggiunto Iorio, è di arrivare all’approvazione in Assemblea capitolina entro settembre. 

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