Decreto sicurezza, anche in provincia di Roma resistenza a Salvini. Dubbi anche dai sindaci a Cinque Stelle

Il primo cittadino di Guidonia (M5S): "Sto approfondendo per capire eventuali modifiche"

“I sindaci M5S applicheranno il dl sicurezza”. È il vicepremier e ministro Luigi Di Maio a dettare la linea: sul decreto sicurezza in tema di migranti non ci saranno primi cittadini ribelli tra le fila del Movimento cinque stelle. Una precisazione d’obbligo perché tra le critiche di dicembre arrivate dal Campidoglio di Virginia Raggi, che ora in merito si è però chiusa in un religioso silenzio, e i sussulti dei moti contro la legge tanto cara al principale alleato di governo Matteo Salvini ci sono anche alcuni esponenti pentastellati. E non solo i ‘big’ di Livorno e Carrara, Filippo Nogarin e Francesco De Pasquale. Anche una serie di sindaci delle cittadine nei dintorni della Capitale ha espresso qualche preoccupazione. Nessuno si è detto pronto alla disobbedienza, per essere precisi, ma non sono mancate voci critiche. 

L’ultimo a parlare è stato il primo cittadino di Guidonia, Michel Barbet, pentastellato. “Non credo che questa legge sia incostituzionale perché è passata per le mani di Mattarella, però io sto facendo fare approfondimenti, è opportuno un dialogo e capire possibili modifiche” ha detto all’Adnkronos. Questa la sua posizione: “Le polemiche non portano a nulla. Ogni sindaco ha la sua posizione. Per quanto riguarda il mio territorio da quando applichiamo la legge non abbiamo avuto nessun tipo di problema”. Però ammette: “Sarebbe sicuramente opportuno avere un colloquio con il governo, e so che Conte si è reso disponibile, per fare eventualmente una verifica”. 

Qualche ora prima, il Corriere della Sera pubblicava queste affermazioni rilasciate da Mario Savarese, sindaco di Ardea: “Come sindaco non posso fare altrimenti (in merito all’applicazione della legge, ndr) ma il mio giudizio sul decreto sicurezza non è positivo. La sensazione è che non risolva i problemi e mi aspetto che si pensi a interventi preventivi e non repressivi”.

Oltre alla schiera pentastellata, pronti a dare battaglia ci sono anche il sindaco di Cerveteri e quello di Fiumicino, Alessio Pascucci ed Esterino Montino. Il primo si è dimostrato poco preoccupato delle conseguenze legali annunciate dal ministro dell’Interno per i sindaci ‘ribelli’: “Noi siamo sempre responsabili di quello che facciamo” ha dichiarato Pascucci a Radio Cusano Campus. “Ho registrato all'interno della mia città, ben prima dell'approvazione della legge Cirinnà, un matrimonio contratto all'estero tra persone dello stesso sesso. In queste settimane ho fatto riconoscimenti da parte della seconda mamma o del secondo papà di una coppia omogenitoriale. Sono atti di disobbedienza civile, è ovvio che quando li facciamo ne rispondiamo, io ho sempre risposto di quello che ho fatto però credo anche che quando diventiamo sindaci giuriamo sulla Costituzione e non sullo statuto della Lega e su quel vergognoso contratto scritto da M5S e Lega dopo che per mesi si erano detti le cose peggiori l'uno dell'altro”. 

Il sindaco di Fiumicino, Esterino Montino, si è schierato apertamente dalla parte del sindaco di Palermo, Leoluca Orlando: “E’ schierato dalla parte dei diritti umani riconosciuti dalla Costituzione e contro le politiche che incentivano l'odio sociale e il razzismo” ha scritto in una nota. “Ho chiesto al Segretario Generale del Comune di Fiumicino di convocare urgentemente una task force di giuristi per capire quale strada si possa percorrere per affiancare Palermo nella battaglia per il rispetto dei diritti fondamentali delle persone. Chiedo inoltre all'Anci e al suo presidente Antonio Decaro di approfondire la questione per capire quali azioni si possano concretamente intraprendere”. 

Con lui anche i consiglieri della Lista Civica Zingaretti del comune del litorale, Angelo Petrillo e Massimo Chierchia: “Già durante la passata amministrazione abbiamo cercato di costruire una città che fosse accogliente e che mettesse al centro l'integrazione. Non si tratta di buonismo, piuttosto riteniamo sia la soluzione più concreta per affrontare i cambiamenti internazionali. Non abbiamo alcuna intenzione di lasciar distruggere il nostro modello di Città. Per questo esprimiamo un netto no al Decreto sicurezza della Lega”. 

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