Campidoglio, fari sul debito: "E' di 12 miliardi, rischiamo una crisi di liquidità"

L'ex assessore al Bilancio, oggi commissario straordinario per il piano di rientro del debito pregresso di Roma Capitale, ha fatto il punto nel corso di un'audizione alla Camera

12 miliardi di euro di debito complessivi, il 43 per cento dei creditori non ancora identificati e il rischio di una crisi di liquidità già dal 2016. Il commissario straordinario per il piano di rientro del debito pregresso di Roma Capitale, ex assessore al Bilancio capitolino, Silvia Scozzese, ha fatto il punto nel corso di un'audizione alla Camera dei Deputati. 

CRISI DI LIQUIDITA' - "Il debito finanziario del Comune di Roma risulta sostenibile. Ha un valore di poco meno di 9 miliardi e il valore attuale dei contributi futuri è una cifra vicina, a cui vanno aggiunti 880 milioni di euro di contributi del Mef che stanno per essere versati alla gestione commissariale". Nonostante questo "c'è una crisi di liquidità, perchè se si esclude il contributo del Mef il saldo tra entrate e uscite sarebbe negativo fino al 2039" ha continuato Scozzese. "Già nel 2016 si potrebbe verificare una crisi di liquidità se emergessero nell'anno dei pagamenti per debiti non finanziari superiori a 539 milioni di euro. L'anno successivo, lo spazio per questi pagamenti si ridurrebbe di 163 milioni e potrebbe tollerare un ammontare di pagamenti annui di 375 milioni di euro" ha continuato. "Dai dati emerge che lo spazio per il pagamento dei debiti non finanziari si riduce velocemente fino ad esaurirsi nel 2020 - spiega - come si evince dall'analisi dei flussi di liquidità dei pagamenti finanziari. Ma questo orizzonte di crisi si potrebbe avvicinare se i pagamenti di debiti non finanziari si verificassero nei prossimi anni". E ancora. "Tenendo conto anche del trend registrato nei pagamenti del debito non finanziario, si evidenzia il rischio di veder compromessa la capacità di rimuovere situazioni debitorie per non incorrere in crisi di liquidità, né appaiono percorribili soluzioni del tipo di quelle finora approntate dell'anticipazione dei contributi, operazioni che andrebbero a definire una condizione di insolvenza complessiva del debito finanziario in carico alla gestione commissariale", conclude Scozzese.

IL DEBITO - "Il debito complessivo in carico alla gestione commissariale, pur considerando le problematiche riscontrate nelle quantificazione delle passività, nei piani di rientro del 2008 e del 2010 risulta essere pari a 3 miliardi e 224 milioni di euro per quanto riguarda il debito non finanziario, e a 8 miliardi e 768 milioni di euro per quanto riguarda il debito finanziario, considerato a valori attuali" ha spiegato. "Il debito finanziario lo conosciamo e deve essere gestito. Anche il debito commerciale deve essere gestito ma i mezzi sono diversi, perchè ha bisogno che si aprano le pratiche e si concluda l'analisi di chi deve essere ancora pagato dal Comune di Roma in tempi certi, ma si tratta di 3,224 miliardi che confrontati con i residui passivi - ovvero gli impegni presi e non pagati - a quei tempi di altri grandi Comuni sono addirittura inferiori”. 

CREDITORI NON IDENTIFICATI – Lacune e quadro poco esaustivo per quanto riguarda i soggetti creditori. Scozzese ha fornito qualche dato: "Nè i piani di rientro del debito di Roma Capitale finora redatti, nè il documento di accertamento definitivo del debito sembrano contenere una ricognizione analitica e una rappresentazione esaustiva della situazione finanziaria da risanare antecedente al 2008. D'altronde attualmente per il 43% delle posizioni presenti nel sistema informatico del Comune di Roma non è stato individuato direttamente il soggetto creditore" ha spiegato. "Nel documento informatico relativo ai creditori della gestione commissariale sono presenti circa 12mila posizioni, per un valore complessivo di 3 miliardi e 224 milioni di euro” ha proseguito Scozzese. “In particolare: più di 5.700 posizioni, per 257 milioni di euro, sono riferibili a creditori esterni alla Pa; 1.129 posizioni, per un valore di circa 1 miliardo e 20 milioni di euro, sono riferibili a creditori della Pa; più di 5.100 posizioni sono riferibili a procedure non definite, per larga parte relative a procedure espropriative e a contenzioso, per un importo pari a quasi 2 miliardi di euro. Tale cifra, tuttavia, non può essere considerata definitiva e attendibile in quanto il dato, elaborato e ricevuto direttamente dagli uffici del Comune, è stato dagli stessi uffici indicato come meramente indicativo e suscettibile di variazioni". 

I CONTRATTI DERIVATI - "La gestione commissariale ha ereditato dal Comune di Roma nove contratti derivati. Si tratta di derivati di tasso, per i quali i consulenti del Comune di Roma hanno calcolato un valore mark to market negativo per il Comune di Roma per 147.057.214 euro, con dati di mercato al 28 aprile 2008" ha spiegato. "Di questi, solo due risultano ancora aperti al 30 settembre 2015, ed entrambi hanno come controparte Banca Opi, sono stati stipulati il 24 luglio 2007 e scadono entrambi il 31 dicembre 2030” ha spiegato Scozzese. “Nell'esercizio in cui vennero chiusi gli altri derivati, il 2011, il valore mark to market di questi due contratti era negativo per la gestione commissariale per poco meno di 19 milioni di euro al 30 dicembre 2011. Ad una valutazione al 30 settembre 2015 il passivo è salito a 32.369.019 euro".

GLI ESPROPRI - "Nel piano di rientro 2010 sono state inserite alcune novità e la principale riguarda le procedure espropriative pregresse, per un valore di un miliardo di euro. Si tratta di circa 2mila pratiche riferibili ai periodi tra il 1950 e il 1990, per le quali è stato richiesto all'Ufficio unico espropriazioni del Comune di indicare l'onere potenziale che sarebbe potuto derivare dalla regolarizzazione delle stesse" ha spiegato Scozzese. "Nell'analisi fatta nel 2010 ci si rende conto che avevamo un insieme di procedure espropriative che non erano state ancora rilevate nel debito. Di queste, per 115 posizioni, prese come elemento di analisi, l'onere eè stato quantificato in circa 568 milioni, per le restanti 1.885 procedure, non avendo un dato certo che individuava i creditori o i proprietari, abbiamo una rilevazione induttiva che alla fine, attraverso un confronto con gli uffici il tutto è stato valutato in 1 miliardo di euro”. 

LE REAZIONI – Dopo le parole di Scozzese, non poteva mancare la reazione della politica. "Questo debito è stato accumulato da gestioni molto allegre in anni in cui di soldi a Roma ce n'erano un po' di più di ora” ha commentato il candidato sindaco di Roma e leader di Fdi, Giorgia Meloni, intervenendo all'audizione. “Lo dico perchè parliamo di amministrazioni che oggi vengono ricordate come discrete, quelle di Rutelli e quelle di Veltroni, e come si dice dalle mie parti a Roma a fare bene i sindaci lasciando 20 miliardi di euro di debiti 'eravamo boni tutti'. Si dice che la situazione non è drammatica, ma non mi sembra neanche entusiasmante" ha concluso. Ha commentato anche Stefano Fassina, candidato sindaco di Si-Sel: "Il debito di Roma oggi rappresenta il maggiore ostacolo per un'amministrazione che voglia far ripartire la città. Il piano di rientro è a mio avviso insostenibile per una città che voglia riavviare gli investimenti per finanziare quei servizi necessari come il trasporto o la pulizia della città e quegli interventi strettamente utili a una riqualificazione, in particolare delle nostre periferie, come è tecnicamente insostenibile per un rilancio delle politiche sociali che aggrediscano i mali ormai purtroppo radicati nella città come le diseguaglianze" ha commentato. "Per quanto ci riguarda è decisiva una ristrutturazione del debito capitolino, condizione necessaria per poter dare credibilità agli impegni che proponiamo agli elettori".

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