De Vito, i ricorsi fanno paura: la maggioranza M5s non voterà la revoca 

Troppe le possibili implicazioni legali. Così il grillino agli arresti per corruzione rimane formalmente in carica come presidente del Consiglio comunale

Si affrettano tutti a precisare che la decisione finale non è ancora stata presa. Ma il parere del Segretariato generale ha messo in allarme le truppe. Onde evitare una guerra di ricorsi, meglio non revocarlo Marcello De Vito, il pentastellato agli arresti per corruzione, sospeso dal Movimento Cinque Stelle e dalla carica di consigliere per effetto di un decreto prefettizio, ma formalmente ancora in carica come presidente dell'Assemblea capitolina. 

"Non abbiamo preso ancora nessuna scelta definitiva" chiarisce a RomaToday il consigliere Andrea Coia. Che però non nasconde: "Con il parere negativo del Segretariato, diventa difficile. Ci sono molte implicazioni". Sulla stessa linea la consigliera M5s Maria Teresa Zotta, presidente della commissione Scuola. "La normativa parla chiaro. Ed esclude che si possa revocare il presidente in questo caso. Non ci sono precedenti. Quindi semplicemente seguiremo le regole". 

In realtà il parere citato non vieta nulla, mette però in guardia sulle possibilità che si aprano contenziosi: il regolamento d'aula prevede la revoca del presidente solo per illeciti legati all'esercizio delle sue funzioni. Valicare il recinto posto dalla norma mette a rischio i singoli eletti a ricorsi che il presidente, oggi in carcere con misura cautelare, potrebbe facilmente vincere. E' un ostacolo difficile da superare anche per il consigliere Pietro Calabrese: "La normativa limita gli illeciti all'esercizio delle sue funzioni".

E poco male se il Segretariato lasciava uno spiraglio: tentare la via del danno d'immagine all'Ente. Sarebbe comunque "innovativa" come strada, con la giurisprudenza che conta solo un caso del genere. "Non faremo niente di innovativo in questo senso. Le regole sono regole" spiega ancora Zotta. D'altronde il messaggio politico è già stato dato, con l'espulsione immediata di De Vito dal Movimento Cinque Stelle. 

Cambiare il regolamento invece, come avrebbe suggerito qualche consigliere, non sarebbe possibile? "E' una procedura troppo lunga, ci vorrebbero mesi" chiarisce Calabrese. D'altronde, insiste Zotta, "i lavori d'aula possono andare avanti". Già, ma comunque, che non sia la migliore delle situazioni, lo ammette anche Enrico Stefàno, il vicepresidente vicario che da un mese porta avanti l'Assemblea capitolina ma anche, in parallelo, la commissione Mobilità, dalla quale si dimetterà però entro aprile. Conferma che la decisione emersa ieri nella riunione di maggioranza in Campidoglio è quella di non votare la revoca per scongiurare i contenziosi. Ma riconosce che è un cul de sac. La speranza è sempre che da Regina Coeli, De Vito faccia arrivare le sue dimissioni da presidente: "Magari Marcello ci desse una mano"

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