"Ecco perché sfiduciamo Della Casa": i consiglieri grillini argomentano, Crimi li caccia dal M5s (con un 'ps')

Le motivazioni spiegate dalla capogruppo Germana Di Pietro durante il discorso in aula "virtuale" al consiglio convocato per la sfiducia della minisindaca

Maggioranza Cinque Stelle al Tiburtino - Immagine di archivio

Un intervento molto dettagliato, puntuale, quello con cui la capogruppo Germana Di Pietro ha spiegato in aula (virtuale) le motivazioni che hanno portato il Movimento Cinque Stelle a sfiduciare Roberta Della Casa, nella mattina di mercoledì. Parole che, seppure condivise dall'intero gruppo di maggioranza che compatto è arrivato ad oggi, non sono piaciute (o forse neanche ascoltate) a Vito Crimi, capo politico del Movimento nazionale. Dal blog delle stelle, infatti, un post scriptum a margine di una nota riguardo le sanatorie che recita: "I consiglieri del Municipio IV di Roma che hanno presentato una mozione di sfiducia al presidente del municipio del M5s sono sospesi con decorrenza immediata dal M5s e nei loro confronti è stato avviato un procedimento disciplinare". 

“Non ha ascoltato i cittadini, non ha ascoltato i consiglieri, non ha ascoltato i consigli di persone più autorevoli di noi. In questi quattro anni abbiamo visto la sua ambizione e la sua presunzione, le manca tanto il senso di realtà ed è stato davvero difficile provare a portarcela”. Sono queste alcune delle parole contenute nel discorso di Germana Di Pietro per spiegare le motivazioni che hanno portato il movimento a presentare e votare la mozione di sfiducia alla presidente del IV Municipio, Roberta Della Casa. Una mozione che, ricordiamo, era nell’aria già da tre anni, ipotizzata all’epoca della “cacciata” dell’ex assessore Rolando Proietti Tozzi con rimostranze griline anche in Campidoglio (rimaste in ascoltate). 

Il gruppo ha ricordato gli atti, le tematiche e le delibere su cui ha dissentito rispetto all’operato e alle intenzioni della minisindaca: dalle opere in largo Camesena, alla chiusura degli asili nido (che ha visto le dimissioni del consigliere Brigante), alla delibera sul Casale Alba 1 che la giunta voleva destinare a pizzeria e che il gruppo ha restituito invece al Comune, i progetti del piano sociale finanziati e mai partiti, l’assenza di un centro di aggregazione giovanile (per citarne alcuni). E da ultimo, ma solo perché più recente e goccia che ha fatto traboccare un vaso colmo ormai da anni, il mancato ritiro della delibera che destina 90mila euro agli eventi culturali a Villa Farinacci in tempi di emergenza Covid-19 che il gruppo aveva chiesto di rimodulare per fronteggiare il periodo di crisi ma è rimasto inascoltato. LA MOZIONE 

“Questo documento rappresenta il termine prematuro di un percorso, uno strappo che fa male e che viene da parte di chi l'ha sostenuta e voluta come presidente di Municipio. E non lo fa per irresponsabilità ma per dovere e senso di trasparenza, perché a questo progetto crediamo davvero e lo sosteniamo tutti insieme e sempre, ed è l'unica ragione che ci ha portato a scegliere di essere cittadini all'interno delle istituzioni”. 

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Un attacco diretto poi alla gestione della giunta da parte di una presidente definita “molto social ma poco sociale”: all’interno del parlamentino di via Tiburtina 1163 si sono avvicendati 11 assessori, per il gruppo “per raggiungere i suoi obiettivi e i suoi progetti, ne sono cambiati tanti fino ad arrivare alla squadra perfetta: l’estensione di se”. Inoltre: “Per favore, non dica che stiamo riconsegnando il Municipio a 'Mafia Capitale', perché lo stiamo riconsegnando a Roma e lo facciamo solo per toglierlo a una persona incorreggibile e inadeguata come presidente di un territorio, che ha bisogno di un presidente che stia tra la gente, non al di sopra della gente”. 

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