Coronavirus, stop agli spostamenti: è vietato lasciare il Comune in cui ci si trova

Arriva l'ordinanza adottata congiuntamente dal ministro della Salute e da quello dell'Interno

Coronavirus, il Governo dice basta agli spostamenti da un Comune all'altro. Arriva un'ordinanza, firmata dai ministri degli Interni e della Salute, Lamorgese e Speranza, che sancisce il divieto a tutte le persone fisiche di trasferirsi o spostarsi con mezzi di trasporto pubblici o privati in comune diverso da quello in cui si trovano, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute. 

L'ordinanza rimarrà efficace fino all'entrata in vigore di un nuovo decreto del presidente del Consiglio dei ministri.

Un provvedimento che cancella la possibilità di scene come quelle a cui si è assistito nelle ultime settimane, ovvero maxi esodi in treno o in auto per muoversi dal nord verso sud. Un'ordinanza che arriva dopo il discorso di Conte di ieri sera in cui è stato annunciata un'ulteriore stretta sui provvedimenti per limitare il contagio da Coronavirus. 

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"Sono misure severe, che richiedono tempo ma non abbiamo alternative - ha spiegato ieri il premier -. In questo momento dobbiamo resistere per tutelare le persone che amiamo. Il nostro sacrificio di rimanere a casa è minimo se paragonato a quello dei cittadini che rischiano molto di più. Penso ai medici, agli infermieri, alle forze armate e dell'ordine, ai farmacisti, agli autotrasportatori, ai cassieri dei supermercati e agli operatori dell'informazione. Donne e uomini che compiono ogni giorno un atto di grande responsabilità e amore nei confronti dell'Italia intera. Abbiamo deciso di chiudere nell'intero territorio nazionale ogni attività produttiva che non sia strettamente essenziale".

La nuova stretta annunciata dal premier Giuseppe Conte, con la chiusura di tutte le attività produttive non essenziali, per il momento è valida fino al 3 aprile.  Il provvedimento ufficiale vedrà la luce a breve. Resteranno aperte tutte le filiere ritenute essenziali, e quindi legate al settore alimentare, a quello farmaceutico e biomedicale e a quello dei trasporti, con alcune inevitabili limitazioni. Chiudono quasi tutte le attività legate alla Pubblica Amministrazione: restano di fatto aperti gli esercizi legati a sanità, difesa e istruzione.

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Aperte edicole e tabaccai, oltre ai servizi d'informazione. Resterebbero attive l'industria delle bevande, le industrie alimentari, la filiera agro-alimentare e zootecnica, l'industria tessile solo legata strettamente agli indumenti di lavoro (escluso, quindi l'abbigliamento), e anche determinate attività legate all'idraulica, all'installazione di impianti elettrici, di riscaldamento o di condizionatori e la fabbricazione di forniture mediche. Per i dettagli biosgna in ogni caso attendere il decreto del governo. 
 

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