Coronavirus, dai costruttori agli architetti anche il settore dell'edilizia è in ginocchio

Rebecchini, presidente Acer: "Poteri commissariali a sindaci e governatori per sbloccare le opere". Mangione, Ordine degli architetti: "Archivi non informatizzati, difficile lavorare da casa"

Da un lato i costruttori che chiedono di sbloccare i fondi stanziati da tempo dalle pubbliche amministrazioni ma fermi “a causa dalla burocrazia” ricorrendo allo strumento del commissariamento. Dall’altro il mondo degli architetti che, in giorni in cui lo smart working è sempre più necessario per tutelare la salute di tutti, stanno scontando le costanti inefficienze della macchina amministrativa. Anche il mondo dell’edilizia e delle attività professionali ad esso collegate sta attraversando una crisi legata all’emergenza Coronavirus in atto. Romatoday ha parlato con Niccolò Rebecchini, presidente dell'Acer di Roma e con Flavio Mangione, Presidente dell'Ordine degli architetti di Roma.

“Il settore edile sta pagando e pagherà molto caro se non si pongono rimedi immediati, non solo in termini economici ma anche dal punto di vista degli strumenti necessari a far ripartire il settore”, spiega Rebecchini. “Lo chiediamo da tempo e oggi più che mai è necessario mettere in campo queste misure. Fin dall’inizio abbiamo assunto in pieno quanto richiesto dal decreto che non obbliga a chiudere i cantieri. Però siamo chiamati a una responsabilità collettiva e il sistema si sta attivando il più possibile per lo smart working. Nei cantieri questo non è possibile ma si sta cercando di ridurre il personale, si sconsiglia di venire con i mezzi collettivi, si stanno applicando le misure di sicurezza”.

Oltre a questo il quadro è quello di un settore che subirà un forte rallentamento. Nei giorni scorsi la ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti, Paola De Micheli, ha annunciato di aver intenzione di nominare 12 commissari per sbloccare 25 opere pubbliche su tutto il territorio nazionale per un totale di circa 6 miliardi di euro. “È una misura che apprezziamo ma che non basta. Serve di più: le piccole e medie imprese non possono attendere la ricaduta indiretta di tali misure. Serve un piano choc, unico, trasversale, fortemente impattante e con effetto immediato sui territori”.

Per Rebecchini la misura va estesa ulteriormente, per esempio al sistema delle scuole, alla manutenzione nei comuni, alla grande viabilità: “È necessario far atterrare sul territorio tantissimi fondi già stanziati dagli enti locali. Per fare questo bisogna dare poteri commissariali a sindaci e governatori. Questo non significa che puntiamo a far saltare la fase concorrenziale tra le imprese, le gare vanno fatte. Ma spesso serve più tempo per arrivare alla gara di quanto non sia necessario per espletarla e realizzare l’opera”.

Per il mondo degli architetti “questa situazione drammatica ha avuto l’unico pregio di mettere in evidenza le difficoltà strutturali della Capitale”. A spiegare i motivi è il presidente dell’Ordine degli architetti, Flavio Mangione. “Sono due anni che l’Ordine sta lavorando per risolvere i problemi strutturali del dipartimento Programmazione e attuazione urbanistica legate agli archivi che conservano gli atti che abilitano lo stato dei luoghi. Un’azione importante perché dare accesso immediato a questi documenti è una questione di certezza del diritto prima ancora che un’esigenza di ordine amministrativo e professionale. Il rapporto con i tecnici deve essere informatizzato”.

Queste inefficienze, in momenti di emergenza, mostrano “tutta la fragilità” del sistema. Se normalmente “recarsi agli uffici per accedere ai documenti allunga i tempi”, continua, “con un’emergenza come questa un professionista resta in ginocchio. Ci saranno ritardi nelle lavorazioni e molti iscritti, che vivono di incarichi minori, non hanno le spalle abbastanza grosse per permettersi di non incassare. Per questo abbiamo chiesto a Inarcassa e a Consiglio nazionale degli architetti di intervenire per prevedere uno slittamento nel pagamento dei contributi e delle tasse”.

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In questo momento, inoltre, “molti colleghi che lavorano come responsabili della sicurezza nei cantieri hanno difficoltà con la normativa. Un allarme come quello che stiamo vedendo si doveva prevedere. Per questo, come Ordine di Roma e come Federazione del Lazio chiediamo da tempo una riforma del Cna che permetta di trattenere un terzo dei fondi sul territorio per migliorare la nostra struttura amministrative a professionale”. 

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