Coronavirus, cambiano i consumi a Roma: crolla la domanda di pesce. In calo acquisti di frutta e verdura

Il presidente del Centro Agroalimentare Romano fa il punto sulla situazione dei consumi. Pallottini (CAR): "Penalizzati i consumi legati al turismo, ma paradossalmente cala anche l'ortofrutta"

Il Centro Agroalimentare Roma

Cambiano i consumi in città. La paura di contrarre il nuovo Coronavirus non sta avendo ripercussioni soltanto sul settore turistico. Il calo delle prenotazioni in alberghi e ristoranti, a sua volta, ha determinato delle conseguenze anche in altri comparti dell’economia. In alcuni casi, come ha segnalato Fabio Massimo Pallottini, Direttore Generale del Centro Agroalimentare Romano, ne sono derivati dei compartamento, tra i consumatori, apparentemente incomprensibili. 

Pallottini, come procede l’attività all’interno del CAR?

Qualche ditta del Nord Italia, incaricata di eseguire delle manutenzioni, non ha mandato i propri operatori, perché probabilmente sono residenti nella cosiddetta zona rossa. Ma è un fenomeno del tutto marginale. A parte questo, quindi, l’attività funziona regolarmente senza alcun tipo di rallentamento.

Dal vostro punto d’osservazione, la paura del contagio, sta avendo delle conseguenze?

Dal nostro osservatorio registriamo un calo della domanda, soprattutto nel settore ittico che è quello tradizionalmente più legato alla ristorazione ed agli alberghi che mi sembrano sia i comparti più colpiti dal rischio del contagio. La sensazione comunque è che la città viva una condizione di attesa dal momento che, a Roma, la situazione relativa al Covid-19 appare sotto controllo.

Quant’è importante il settore ittico per il Centro Agroalimentare Romano e che calo c’è stato?

E’ un settore importante, dal momento che gestiamo ogni anno circa 300mila quintali di pesce. E la diminuzione nelle vendite è piuttosto consistente perché parliamo di un calo che si attesta attorno al 30 per cento.

Quindi incide nel fatturato del CAR. E’ l’unico settore che vive un momento così delicato?

Non è l’unico ma sicuramente è quello in cui gli effetti della paura del contagio si vedono in maniera più evidente. Però c’è una contrazione significativa dei consumi anche dell’ortofrutta ed in questo periodo mi sembra sia decisamente paradossale. 

Sta dicendo che nella corsa a svuotare gli scaffali dei supermercati, il comparto del fresco è quello che viene snobbato dai consumatori?

Sembra incredibile, ma vengono acquistate soprattutto bottiglie di acqua minerale, pacchi di zucchero….dimenticandosi di frutta e verdura fresche. Eppure, chi teme di contrarre il Coronovirus, dovrebbe puntare proprio su questi prodotti, che forniscono vitamine e che quindi aiutano il formarsi degli anticorpi. In aggiunta in questo momento, complice il caldo, c’è una sovrabbondante produzione di questi alimenti. 

Significa che ci sono troppe eccedenze?

Direi piuttosto che essendo la domanda bassa e l’offerta consistente, i prezzi sono convenienti. Eppure registriamo un calo che, all’ingrosso, è stimabile intorno al 10%.

Come si esce da questo paradosso, vuole lanciare un appello?

Ieri abbiamo avuto un incontro con la Ministra Bellanova sulla salubrità del cibo italiano. Per prima cosa quindi vorrei ricordare al consumatore che i nostri prodotti sono soggetti a controlli molto rigidi, non c’è il rischio che qualcuno possa stoccare gli alimenti, per rimetterli sul mercato in un secondo momento. Il cibo che viene venduto in Italia è sano. E proprio per questo vorrei invitare i romani a consumarlo anche perché, nel caso specifico dell’ortofrutta, rinunciarvi in questo momento è decisamente un controsenso. L’auspicio invece è che già con la prossima settimana si possa attenuare questa situazione di ansia collettiva e che, quindi, il fenomeno venga ricondotto nella sua giusta dimensione. Da questo punto di vista confido anche nell’approssimarsi della primavera che è un antidoto naturale.

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