Piani di zona Borghesiana e Longoni, un'altra coop a processo: contestata truffa da oltre 5 milioni di euro

Il finanziamento pubblico non sarebbe stato sottratto al canone finale

Uno dei piani di zona della Capitale - Immagine di repertorio

Non si arresta il vortice giudiziario attorno alla presunta truffa degli 'affitti gonfiati' nei piani di zona. Dopo i casi delle cooperative di costruzione Atilia e Vesta, il 18 febbraio prossimo gli ex vertici di un'altra cooperativa, il Consorzio cooperative di abitazione - Associazione italiana casa (Aic), arriveranno davanti a un giudice per l'udienza preliminare. Anche in questo caso gli imputati sono chiamati a rispondere dei reati di truffa e truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. 

Secondo il pm Francesco Dall'Olio, i legali rappresentanti della cooperativa al tempo dei fatti contestati, Riccardo Farina e Giulio Bencini, avrebbero intascato contributi regionali pari a circa 3 milioni e 2 cento mila euro per la costruzione del piano di zona Borghesiana-Pantano e 2 milioni di euro circa per quello di via Longoni. 

Le modalità della presunta truffa sono simili a quelle denunciate in molti altri quartieri di edilizia agevolata della Capitale, destinati a una fascia di inquilini con redditi bassi. Il Comune mette a disposizione i terreni, che vengono concessi in 'diritto di superficie' tramite un'apposita convenzione, la Regione una parte dei finanziamenti necessari a costruire i nuovi alloggi. Il contributo pubblico, però, nelle tabelle dei prezzi contenute nelle convenzioni stipulate con il Comune non è stato decurtato dal prezzo finale destinato agli inquilini che avrebbero invece avuto diritto ad affitti calmierati. 

Il risultato, quindi, è quello di un prezzo massimo di cessione "certificato ed approvato dal Comune di Roma e dalla Regione Lazio", si legge nella richiesta di rinvio a giudizio avanzata nel novembre scorso, raggiunto anche "grazie ad una reiterata serie di omissioni e violazioni di legge poste in essere dai pubblici ufficiali preposti". Dirigenti e funzionari coinvolti, però, non finiranno a processo insieme agli ex vertici della cooperativa. Nei loro confronti è in corso un procedimento di indagine parallelo. 

La presunta truffa, si legge ancora, ha "indotto in errore singoli inquilini" che si sono ritrovati a stipulare contratti di locazione "a condizioni più svantaggiose" e permesso agli ex vertici della cooperativa un "ingiusto e ingente profitto costituito dal maggiore ed ingiustificato canone di locazione". Indicati come parti offese, oltre a venti inquilini assegnatari degli alloggi, anche il Comune di Roma e la Regione Lazio.

“Questo è l’ennesimo risultato che gli inquilini ottengono portando davanti al giudice penale le società e le cooperative che hanno costruito abitazioni in edilizia agevolata a Roma” il commento dell’avvocato Vincenzo Perticaro, difensore degli inquilini che ha avanzato la denuncia. “Ad oggi la politica, sia a livello locale sia nazionale, non si è però preoccupata di riparare i danni subiti da questi inquilini con la stessa celerità con cui si è intervenuti per l’affrancazione. Decreti ingiuntivi, sfratti, somme pagate in eccesso e non restituite. Alla luce di tutti i rinvii a giudizio arrivati dalla Procura di Roma ci si sarebbe aspettati un atteggiamento diverso. Non va dimenticato” ha concluso “che la truffa dei piani di zona non ricade più solo su Roma ma coinvolge anche altre città del Lazio e, in alcuni casi, anche Firenze”. 

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