No alle ronde, la sicurezza passa per WhatsApp: il "Controllo del Vicinato" arriva in Campidoglio

Il programma del Controllo del Vicinato, attivo a Roma dal 2015, è stato illustrato al delegato cittadino della Sicurezza. De Juliis: "Siamo a disposizione per far crescere il progetto"

Doppio appuntamento istituzionale per l'associazione "Controllo del Vicinato". Nella giornata di venerdì 21 dicembre una sua delegazione è stata ricevuta prima dal delegato comunale alla Sicurezza Marco Cardilli che dal vicepresidente della Camera Fabio Rampelli. L'idea di migliorare la sicurezza dei cittadini ricorrendo allo strumento della chat, compie quindi un altro passo in avanti.

I due appuntamenti istituzionali

Nel corso del primo incontro, svoltosi in Campidoglio, "abbiamo illustrato il progetto, le finalità e l'attuazione del programma Controllo del Vicinito nonchè le modalità cui cui operiamo - hanno spiegato Massimiliano De Juliis, referente dell'associazione nel quadrante sud della Capitale, il presidente Ferdinano Raffero ed il membro del Direttivo Nazionale Vincenzo Musardo  - Ci siamo resi disponibili ad aumentare l'impegno per la diffusione del progetto su Roma con modalità indicate e concordate con l'amministrazione". Al vicepresidente della Camera "abbiamo segnalato che l'attuazione del Controllo del Vicinato,  prevista dal decreto Minniti, va seguita con attenzione vista la delicatezza dell'argomento. Bisogna evitare - hanno sottolineato De Juliis, Raffero e Musardo -  che l'applicazione e la diffusione possa avvenire da soggetti che non hanno adeguati requisiti e professionalità nel farlo.".

Come funziona il Controllo del Vicinato

Il Controllo del Vicinato, operativo nel territorio cittadino già dal 2015, prevede l'attivazione di una chat all'interno della quale i residenti, tra loro, scambiano segnalazioni su persone ritenute "sospette" che si aggirano nel quartiere di riferimento. Un moderatore, opportunamente formato, raccoglie le informazioni e se valuta che vi sia una situazione di pericolo, contatta le forze dell'ordine.

L'importanza della comunità locale

Il principio fondante del Controllo del Vicinato, in Italia diffuso dal Criminologo Francesco Caccetta, fa spesso riferimento al necessario rafforzamento dei legami insiti in una comunità locale. La metodologia utilizzata dall'associazione controllo del Vicinato, presuppone infatti che all'interno di un quartiere si formi un clima di collaborazione. E' anche al venir meno di questo "capitale sociale", fatto di continue relazioni e reciproca fiducia, che il criminale trova il terreno fertile per la sua azione.

Rendere la vita difficile al malintenzionato

Non c'è infatti soltanto la chat come strumento per arginare il potenziale crimine.  Il programma del Controllo del Vicinato prevede infatti una formazione sulle modalità da mettere in campo per scoraggiare il potenziale criminale. Si tratta di ricorrere a deterrenti in grado di rendere la vita difficile al ladro. Per questo in molti quartieri di Roma, da Ostia a Marconi, passando per le zone più periferiche della città, si notano tanti cartelli con la scritta "Controllo del Vicinato". E' un segnale che indica, ad un malintenzionato, l'esistenza di una comunità vigile e coesa.

Niente ronde ma persone responsabili

"Va ricordato che il controllo del vicinato non prevede il ricorso alle ronde – fa noare De Julis – al contrario è formato da persone attive e responsabili  che riducono le vulnerabilità delle proprie abitazioni". Lo fanno anche "restando  in contatto tra loro e collaborando con le forze dell'ordine attraverso una attenta osservazione di ciò che accade intorno a loro". Importante però è che le informazioni raccolte si traducano in "segnalazioni qualificate alle forze dell'ordine". Da qui la necessità di effettuare una formazione che spesso ricorre, sul piano logistico, sull'ausilio di realtà locali pre-esistenti, dalle associazioni ai comitati di quartiere. La reciproca collaborazione rafforza tutti i soggetti coinvolti. Perchè il controllo sia efficace, occorre però mettersi a disposizione del vicinato. Cosa che, dal 2015 ad oggi, hanno già fatto migliaia di romani.

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