Impianti sportivi comunali: tra concessioni ultradecennali e affitti non pagati, scoppia Sportopoly

Un buco nelle casse del Comune stimato in 40 milioni di euro. Il M5S fa luce sulla gestione degli impianti sportivi comunali dal 2001 ad oggi ed esce fuori di tutto. Tra assegnazioni dirette e concessioni quarantennali, ecco Sportopoly

Impianti sportivi di proprietà comunale, affidati per intere decadi. Affitti non pagati, per concessioni già scadute. Pochissimi controlli ed un buco che, negli anni, è diventato impressionante. C’è di tutto nel calderone che la Commissione Revisione Spesa di Roma Capitale ha sollevato. C’è tutto quello che, finora, era rimasto sotto al tappeto e che ruota attorno alla gestione degli impianti sportivi comunali.

POCA TRASPARENZA - Se ne parla da almeno due anni, eppure Roma Capitale non ha ancora stilato un censimento dei propri immobili. In assenza di questa fondamentale informazione, vengono però rilasciate concessioni di strutture la cui proprietà è comunale. E spesso, si tratta di impianti sportivi. Un gap che, il Presidente della Commissione Daniele Frongia ed  il suo staff, hanno provato ad aggirare, incrociando dati ed analizzando le risposte.

POCA ATTENZIONE - “La nostra premessa è che non abbiamo nulla contro le società che gestiscono gli impianti sportivi, alcune delle quali offrono un importante servizio alla comunità” ha anticipato Daniele Frongia, davanti ai pochi giornalisti presenti, questa mattina, in Commissione Revisione Spesa.  Non c’era neppure la Presidente della Commissione Sport, che ha però incaricato un suo collaboratore, Alessandro Del Missier, di seguire i risultati presentati in mattinata.

LE ANOMALIE RISCONTRATE - Sotto i raggi x di Frongia e del suo staff, ci finisce la gestione dell’impiantistica sportiva comunale. “Il comportamento del Comune, dal 2001 ad oggi, è stato esecrabile.  Abbiamo  scoperto che metà degli impianti è gestito ‘abusivamente’ perché le concessioni sono scadute. Poi ve ne sono alcune – ha commentato il Consigliere Cinque Stelle – che sono state stipulate nel 2006  ma che iniziano a decorrere dal 2018.  C’è stata anche una curiosa assegnazione di 19 impianti a ridosso delle ultime elezioni capitoline” ha ricordato il Consigliere.   “Ci sono poi concessioni che durano quasi mezzo secolo – ha aggiunto Virigina Raggi  (M5S) e molte altre che sono state assegnate senza bando”.  Nel corso della mattinata si scopre  inoltre dell’esistenza di concessioni rilasciate per 51 euro l’anno, oppure, come ha rimarcato Frongia “Ci sono casi di associazioni che hanno la sede legale presso l’impianto, ancor prima che gli venga concesso”. Imma Battaglia invece, punta il dito contro l’abitudine, da parte di alcuni impianti, a tenere le porte chiuse. “Non è possibile vietare l’ingresso a strutture che sono in concessione del comune, come avviene con gli stabilimenti balneari. Quella è una cosa grave che non deve succedere e che ho più volte notato” sottolinea la consigliera di SEL.

LA SPORTOPOLY - Al di là della fruibilità , c’è una questione di fondo che è stata pubblicamente denunciata. “Dall’epoca di Veltroni in poi – chiude Frongia – Abbiamo ravvisato una morosità dell’ordine dell’80-90% . Per difetto abbiamo calcolato un ammanco nelle casse del Comune, dal 2001 ad oggi, per circa 40 milioni di euro”. Una bella cifra, frutto di pochi controlli e di una pressocchè totale assenza di trasparenza se si considera che, fino a stamattina, non era neppure noto il numero di impianti sportivi di proprietà comunale.

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