Compostiere personali, condominiali e del Comune: gli scarti come risorse, ma i progetti sono fermi

Trasformare l'organico in fertilizzante. Sarebbe uno dei punti cardine dell'economia circolare osannata e promossa dai Cinque Stelle. A che punto stiamo?

Immagine d'archivio

Scarti di cibo, frutta e verdura, piante recise, fogliame, erbacce. Se messi a fermentare, dai tre ai 12 mesi, possono trasformarsi in concime per vasi e terreni. Si chiama compostaggio, uno degli esempi migliori di economia circolare. Chi lo mette in pratica, alleggerendo tra l'altro la raccolta di Ama, può avere uno sconto sulla Tari. "Da settembre proporremo delle modifiche al regolamento vigente in modo da agevolare pratiche simili con nuovi progetti, soprattutto per quanto riguarda i negozi". A darne notizia la consigliera M5s Simona Ficcardi. "Tra le novità chiederemo anche ad Ama di istituire un albo dei compostatori". 

In realtà è una pratica già possibile seppur poco diffusa. Sulla carta chi vuole ottenere agevolazioni ambientali in questo senso, non ha che da comunicare ad Ama con un apposito modulo di aver avviato l'attività, richiedendo uno sconto - come previsto dal quadro normativo vigente - sulla tariffa annuale dei rifiuti. Certo, per farlo in proprio l'azienda partecipata fornisce in comodato d'uso gratuito la compostiera, ma serve un giardino, o comunque un'area verde, non pavimentata, di "pertinenza esclusiva dell'utenza oggetto di tariffa di almeno 25 mq per componente il nucleo familiare residente". Uno spazio che sia abbastanza grande da garantire il rispetto delle norme igienico-sanitarie previste.   

Tutti gli altri? Perché anche chi non ha un giardino possa realizzare buone pratiche di economia circolare servirebbe il cosiddetto compostaggio di comunità, da attuare con risorse pubbliche. Compostiere di grosse dimensioni che servano più utenze. Una pratica inserita fin da subito nel libro dei sogni a Cinque Stelle, da ultimo nelle linee guide del piano industriale Ama, ma nei fatti mai concretizzata.  

"La Regione Lazio aveva stanziato delle risorse specifiche, ma non sappiamo che fine abbiano fatto" spiega il presidente della commissione Ambiente Daniele Diaco. Si tratta di un vecchio bando del 2017: un milione e 600mila euro destinati alla Capitale per l'acquisto di compostiere di comunità, 15 in totale. Per un resoconto erano stati invitati gli uffici del dipartimento Ambiente e i tecnici della Direzione Rifiuti di Ama in un'apposita seduta di commissione. Non si sono presentati. "Verranno riconvocati a settembre"

Altra idea: un piano per attività di compostaggio da avviare nella tenuta di Castel di Guido, con i suoi 2mila ettari la più grande azienda agricola pubblica d'Italia. Ma anche questa strada è finita nel dimenticatoio. "Non è stato mai realizzato, anche perché il terreno è di proprietà regionale" ammette il presidente Diaco. E allora altre promesse si rimandano a settembre. "Stiamo lavorando insieme al presidente della commissione Commercio Andrea Coia per incentivi ai commercianti" spiega ancora Ficcardi, firmataria di un accesso agli atti rivolto ad Ama per capire quante persone a Roma fanno compostaggio in house, quante tonnellate di compost vengono prodotte, in che modo si controllano le attività e come si incentivano. L'intento è accelerare sulla diffusione della pratica. D'altronde smaltire l'organico in casa, o in apposite "domus", farebbe più che bene all'intera filiera di raccolta. 

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