VIDEO | Cinecittà, un anno dopo lo sgombero: famiglie disperse fra occupazioni e alloggi di fortuna

Abbiamo incontrato una degli ex occupanti dello stabile di via Quintavalle a Cinecittà, a distanza di un anno esatto dallo sgombero.

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Lo sgombero di quella palazzina che per quattro anni hanno considerato la loro casa. L’accampamento per sette lunghi mesi all’ingresso della chiesa dei ss Apostoli nel cuore di Roma. Poi la protesta dello scorso febbraio in via Gioacchino Ventura, traversa di via Pineta Sacchetti, dove la Regione Lazio aveva “promesso” un posto all’interno di un palazzina di sua proprietà. Da allora, il nulla. Si possono riassumere così i dodici mesi vissuti dalle famiglie sgomberate, esattamente un anno fa, dallo stabile di via Umberto Quintavalle, nel quartiere di Cinecittà. Una giornata di passione che vide alcuni occupanti arrampicarsi sul tetto in segno di protesta, e per provare ad evitare di lasciare la loro casa.

Ma che fine hanno fatto quelle famiglie? Perché dopo uno sgombero è giusto chiedersi se, e dove, chi viveva allora in emergenza abitativa abbia trovato una nuova collocazione.

Lo abbiamo chiesto ad Elisa Pelosi, ex occupante di via Quintavalle, tra gli 11 arrestati per resistenza a pubblico ufficiale insieme al marito. Una di quelle persone che, dopo i lunghi mesi di presidio in quella chiesa a pochi passi da Prefettura e Campidoglio, ha trovato accoglienza e sistemazione temporanea in una delle tante occupazioni di Roma. “Perché ancora una volta è il movimento per l’abitare a fungere da welfare a chi non ha una casa - racconta -. Purtroppo a distanza di una anno nulla è cambiato. Chi ha trovato riparo in una occupazione, chi da amici o parenti ma in forma temporanea, chi in alloggi di fortuna”. 

E nel mezzo di questa calda estate, non solo dal punto di vista delle temperature ma per quanto riguarda gli sgomberi annunciati, Roma Today ha voluto ripercorre la storia, e il destino, di quelle famiglie. Partendo proprio dalla porta d’ingresso di via Quintavalle, ormai chiusa da un anno dai sigilli della Questura.

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