Via Visso: chiude il Best House Rom "per interdittiva antimafia"

Dal Campidoglio: "Cessato il rapporto con la cooperativa che lo aveva in gestione a seguito di un'interdittiva antimafia". 21 Luglio: "Soddisfatti per la chiusura, ma monitoriamo alternative abitative proposte"

L'interno del centro di raccolta

"Oggi è stata disposta la conclusione del rapporto, a seguito di interdittiva antimafia, nei confronti della cooperativa che aveva in gestione il centro di accoglienza di via Visso". La comunicazione arriva dal Campidoglio. Il capannone industriale che accoglie oltre 300 rom (il 45% bambini) dal 2012, chiude i battenti, dopo una lunghissima serie denunce e battaglie di associazioni a tutela dei diritti della comunità. 

Lo stesso ex assessore al Sociale, Francesca Danese, lo definì "un mostro", dopo averlo visitato di persona, per le impietose condizioni strutturali. Senza finestre, con stanze di 12 metri quadrati e famiglie di cinque persone stipate in ognuna, il centro a pochi passi dalla Tiburtina, che dovrebbe ospitare merci e non persone, è rimasto in piedi per anni, nonostante la violazione documentata di norme urbanistiche regionali e gli affidamenti diretti alla cooperativa Inopera. Una gestione mai passata da un bando pubblico e finita nel mirino, a luglio, di un'istruttoria dell'Anticorruzione. Ora, finalmente, si volta pagina. 

Dove andranno le famiglie? In giornata rappresentanti della Sala Operativa Sociale del Campidoglio e una pattuglia della Polizia Locale si sono recati sul posto per notificare agli interessati la decisione presa. Non si tratta di un'ordinanza di sgombero, ma di una semplice presa d'atto. Dal 30 novembre i locali dovranno essere liberati. Per gran parte di uomini, donne e bambini la destinazione finale è l'ex Cartiera di via Salaria, dove dal 2009 vivono oltre 350 rom, come risulta dalla lettura delle notifiche consegnate. Per i rimanenti invece la tappa non è specificata. Si invita semplicemente a lasciare le stanze entro il termine prefissato. 

"Esprimiamo soddisfazione per la chiusura di un centro fuori legge. Sono anni che ne denunciamo le condizioni vergognose di accoglienza - commenta Carlo Stasolla, dell'associazione 21 luglio - ma restiamo perplessi per le modalità della comunicazione, pochi giorni di anticipo, e per i punti interrogativi sulle alternative proposte. Monitoreremo nei prossimi giorni l'evoluzione della situazione, riservandoci iniziative presso le sedi istituzionali a garanzia dei diritti fondamentali delle famiglie". 

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