Residence, chiude Romanina. Inquilini trasferiti: "Niente preavviso e alloggi inadeguati"

Dall'assessorato fanno sapere di aver rispettato ogni esigenza socio-sanitaria e di continuità scolastica

Trasferimento con malcontento ieri per 36 famiglie del residence di via Tancredi Canonico 25 a Romanina. Appartamenti non terminati, alcuni con mobili rotti o fili scoperti, altri troppo piccoli per poter accogliere il numero di persone previsto. Diverse le denunce che si sono sollevate da alcuni inquilini, trasferiti negli altri Centri di assistenza alloggiativa temporanea della città, in via di chiusura secondo le intenzioni del Campidoglio, da Tineo a Campo Farnia passando per via di Fioranello, a ridosso del Gra. Molti di loro, vivevano a Romanina da oltre dieci anni. Tutti sono risultati idonei per l’accesso al nuovo servizio Sassat.

“Nemmeno i trasferimenti più delicati, quelli delle persone anziane o delle famiglie con disabili, sono stati organizzati per tempo”, denuncia Ivano residente in una di queste strutture e animatore del coordinamento di inquilini Resistenza residence. “Per esempio, a Campo Farnia le stanze per accogliere le famiglie trasferite non erano pronte e sono state improvvisate. Una signora di 81 anni è stata lasciata al settimo piano di questa struttura con tutte le sue cose senza che nessuno si preoccupasse se aveva bisogno di una mano. L’appartamento che le hanno assegnato non aveva nemmeno il frigorifero e ci siamo organizzati per trovarne uno”.

Poi continua: “Le stanze a cui era destinata un’altra signora con una figlia disabile avevano ancora i lavori in corso. Ci siamo dovuti mobilitare presso il VII municipio per ottenere un rinvio del trasferimento. Loro per esempio potranno restare ancora 10 giorni a Romanina”. Il tutto, considerando che “queste persone non avevano alternative: se ci si oppone al trasferimento si perde il diritto all’assistenza alloggiativa”. Non solo. “Le lettere sono arrivate all’inizio del mese e a queste famiglie, tra cui anche una persona sulla sedia a rotelle, sono stati lasciati pochi giorni per organizzarsi. Siamo sempre stati favorevoli alla chiusura dei residence ma con trasferimenti nelle case popolari che aspettiamo da anni, non spostati da una parte all’altra in questo modo”. 

A denunciare di essere finito in un appartamento non idoneo anche Agostino, 53 anni, “cardiopatico”, trasferito in via di Fioranello, a ridosso del Gra. “L’appartamento in cui mi hanno trasferito è umido, i mobili sono rotti e sporchi, il box doccia casca a pezzi, lo scarico non funziona, molti fili dell’elettricità sono scoperti. Io non lavoro, non posso pagarmi un affitto altrove. Abito a romanina dal 2008, prima ho vissuto in macchina per due anni. Qui non ci sono negozi e non ci sono nemmeno mezzi pubblici di notte”. 

Joussef è finito invece in via Tineo: “Siamo in quattro in famiglia e ci hanno spostato in un appartamento molto piccolo, con una cucina e una sola camera da letto. Senza considerare che mia figlia va ancora a scuola e quest’anno ha gli esami. Ho segnalato tutto all’assistente sociale, spero che qualcuno mi ascolti”.  

Dagli uffici capitolini fanno sapere che l’assessora alle Politiche Abitative, Rosalba Castiglione, si è attivata fin da subito inviando una nota agli uffici dei dipartimenti competenti, capitolini e municipali, chiedendo di tenere nelle dovute considerazioni fattori come la continuità scolastica e le fragilità di natura socio-sanitaria, in particolare per quelle persone che necessitano di particolari trattamenti terapeutici. Una linea che, confermano gli uffici, è stata mantenuta: le persone sono state trasferite negli alloggi disponibili più vicini alle strutture sanitarie di rifermento e per le famiglie con minori il trasferimento è stato posticipato al termine dell’anno scolastico. Tutti gli alloggi, concludono poi dall’assessorato, risultano idonei a ospitare i nuclei familiari trasferiti.

Interpellati da Romatoday in relazione all'articolo scritto il giorno del trasloco, gli uffici capitolini hanno comunicato che le persone sono state trasferite negli alloggi disponibili più vicini e che tutti risultano idonei a ospitarli. 

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