Nuove case per chiudere i residence, presto l'apertura delle 16 buste. 533 famiglie escluse avanzano ricorso

A palazzo Senatorio una commissione congiunta Patrimonio e Politiche Sociali

Che la chiusura dei residence così come progettata dall’amministrazione Raggi si stia profilando come una “mission un po’ impossible” se lo sono lasciato scappare anche gli uffici del Campidoglio. E infatti il dato principale emerso questa mattina nel corso di una commissione congiunta Patrimonio e Politiche Sociali che si è svolta sul tema a Palazzo Senatorio, è che, a distanza di ormai cinque anni dal primo annuncio, non c’è alcuna data certa entro cui è possibile stimare il passaggio definitivo dal sistema dei costosissimi residence al nuovo servizio socio-alloggiativo, comunque a prezzi di libero mercato e a favore di proprietari privati. 
L’unico passo avanti, emerso nel corso della commissione presieduta dalle consigliere Valentina Vivarelli e Agnese Catini, alla presenza dell’assessora alle Politiche Abitative Rosalba Castiglione, è la chiusura della manifestazione di interesse per il reperimento di una prima tranche di 500 alloggi da destinare al nuovo servizio. “La prossima settimana verranno aperte le 16 buste con le offerte ricevute” ha spiegato Paolo Cesare Lops, dirigente dell'Unità organizzativa Interventi di sostegno abitativo all'interno dell'ufficio Politiche abitative del dipartimento Patrimonio. 

“E’ buonsenso” che il percorso prosegua per “tranches”, ha spiegato Lops, perché il passaggio da un servizio ad un altro avverrà con un trasferimento progressivo di parte di quei 30 milioni di euro che annualmente vengono investiti nel sistema dell’accoglienza abitativa, come accade con i vasi comunicanti: i risparmi derivanti dal primo verranno investiti sul secondo con il rischio che fino a che non si troveranno le nuove abitazioni si bloccherà anche l’operazione di chiusura dei residence che a loro volta continueranno a drenare risorse, in entrambi i casi destinate ad essere assorbite dal mercato privato. 

Il ‘tesoretto’ derivante dal risparmio della chiusura di alcune strutture (si parla di 8-9 milioni all’anno) si è infatti già assottigliato: “La prima procedura per reperire gli alloggi è stata fatta l’anno scorso: 800 case per un totale di 12 milioni di euro annui. Ma non è andata a buon fine” ha continuato Lops. Così è partita la nuova manifestazione di interesse: “500 alloggi perché avevamo meno soldi, 5 milioni di euro”. 
Nel frattempo nei mesi scorsi è partita la procedura per selezionare le famiglie aventi diritto di accesso al Sassat. “Per la prima volta ci siamo ritrovati ad affrontare concretamente la realtà sociale e abitativa dei Caat” ha spiegato l’assessora Rosalba Castiglione. “Non abbiamo fatto una graduatoria, ma stilato una lista che tiene conto delle caratteristiche di ogni singolo nucleo familiare e delle fragilità e situazioni di delicatezza. Da questo primo vero censimento usciranno dei dati che verranno esaminati e capiremo quali saranno i nuclei che avranno davvero diritto a questi servizi”. 

Il censimento di cui ha parlato l’assessora si chiama ‘Avviso Speciale Riservato agli assegnatari di Assistenza alloggiativa temporanea per l’ingresso nel Sassat’ e i dati che ne sono usciti sono tutt’altro che chiari. La procedura, per usare lanciato dal consigliere di Sinistra per Roma, Stefano Fassina, “presenta il rischio di lasciare in mezzo a una strada centinaia di persone”. 

Sulle 1200 domande presentate dalle famiglie che ancora vivono nei residence, 652 sono stati giudicati esclusi, la maggior parte di loro non per motivi di reddito (12 mila euro di Isee annuo) ma per errori nella compilazione della domanda. Oltre la metà, tanto che il Consiglio comunale ha chiesto e ottenuto la proroga al 4 ottobre dei tempi per la presentazione delle opposizioni. 533 in totale. Un caos previsto. “A causa dell’assenza di personale gli uffici hanno riscontrato delle difficoltà” ha spiegato Lops “proprio per questo abbiamo preferito la logica degli elenchi provvisori, per poter sanare questo genere di situazioni”. 

Secondo quanto appreso nel corso della commissione di oggi, infatti, non verranno ripescati solo i 125 nuclei giudicati ‘sanabili’. Per esempio, “quanti sono stati esclusi perché non hanno ancora spostato la residenza potranno regolarizzare comunque la propria posizione”. Secondo quanto si apprende, invece non verrà concessa una seconda possibilità a quanti non hanno apposto una ‘flag’ al fianco delle voci compilate, a meno che i servizi sociali non dimostrino oggettive difficoltà della famiglia nella comprensione del modulo. Secondo le stime del sindacato Unione Inquilni, in questa categoria rientrano circa un terzo degli esclusi.

Anche queste famiglie, il cui reddito non supera i 12 mila euro di Isee annui, dall’ufficializzazione dell’esclusione avranno tre mesi di tempo per trovare un proprietario di casa disponibile ad affittargli un’abitazione, requisito necessario per usufruire del cosiddetto ‘buono casa’, fino ad oggi utilizzato “da numeri abbastanza ridotti, il 10 per cento”. 

Alla commissione, che si è tenuta in un palazzo Senatorio per l’occasione con l’ingresso transennato e vigilato dalla polizia, anche una manciata di inquilini dei residence che rischiano di perdere l’assistenza (non tutti sono riusciti ad assistere di persona) e il segretario romano dell’Unione Inquilini, Fabrizio Ragucci. I loro interventi sono stati lasciati alla fine, a verbale della commissione già chiuso. A sollevare la protesta, però, soprattutto l’assenza dell’assessora Rosalba Castiglione, che ha lasciato l’Aula prima dell’intervento dell’assessorato alle Politiche Sociali e delle testimonianze di sindacati e cittadini. “L’atteggiamento dell’assessora è vergognoso, non ascolta e non dà la minima attenzione alle istanze della città” le parole di Ragucci. “Ribadiamo la richiesta di dimissioni”. Poi ha aggiunto: “E’ vergognoso che chi ha il reddito per poter accedere al nuovo servizio venga lasciato fuori”. 

Tra gli inquilini che hanno esposto la propria situazione anche Mirco, 25 anni, padre disabile e madre parzialmente invalida. “Dormo da sei mesi in macchina” ha spiegato. “L’anno scorso ho provato a trovare un lavoro in Germania e l’ho comunicato al responsabile della struttura. Quando sono tornato a Roma gli uffici capitolini hanno diffidato mio padre dal farmi rientrare in casa e non risulto più residente nel Caat. Ora anche la domanda di accesso al Sassat avanzata da mio padre è stata rigettata perché nel modulo ha inserito anche me. Ma non è stato accettato, perché lo stato di famiglia risulta da quanto dichiarato da modulo. Così ora anche i miei genitori rischiano di restare per strada”. 

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