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Chiusura dei residence: "Il buono casa è inapplicabile, le case popolari ci sono"

Lo propone Unione Inquilini: "800 case potrebbero essere liberate in tempi brevi ed essere assegnate a chi vive nei Caat". Per farlo servono risorse: "Tronca aumenti il numero degli impiegati al dipartimento Casa"

Case popolari (immagine di repertorio)

Non è il buono casa la soluzione per la chiusura dei residence per l'emergenza abitativa romana. Ma le case popolari. L'ultima proposta arriva dal sindacato Unione Inquilini che sul piatto mette i numeri della soluzione a quello che per il Campidoglio sta diventando un vero e proprio rebus: lo svuotamento dei costosissimi Caat, Centri di assistenza abitativa temporanea. "Ogni anno si liberano circa mille alloggi popolari che, se non assegnate in tempi rapidi, vengono occupate da senza titolo. Inoltre ci sono circa 800 provvedimenti di revoca nei confronti di nuclei familiari che non hanno più i requisiti" spiega Guido Lanciano, segretario di Roma e del Lazio di Unione Inquilini. 

Nonostante il tentativo dell'ex amministrazione Marino di gettare le basi per chiudere la partita entro la fine dell'anno scorso, nelle strutture vivono ancora un migliaio di famiglie. Dopo il fallimento dei Saat, che sarebbero dovuti essere aperti all'inizio del 2016, la giunta Marino ha pensato di risolvere il problema con il solo buono casa, strumento inizialmente pensato per le famiglie 'più agiate' dentro alle strutture. L'obbligatorietà del sostegno economico all'affitto ha fatto scattare la protesta degli inquilini, soprattutto quelli con i redditi più bassi o addirittura senza reddito, per i quali si è rivelato difficile affacciarsi sul mercato immobiliare privato, seppur con il sostegno comunale. Alla fine di gennaio, una nuova delibera di Tronca con i prossimi sette residence da chiudere. 

"Le famiglie che vivono nei residence sono ai vertici delle graduatorie per ottenere una casa popolare" spiega Lanciano. "Ci sono stati diversi casi in cui famiglie che avevano ottenuto il buono casa hanno lasciato in poco tempo la nuova abitazione per trasferirsi in un alloggio popolare. Sarebbe quindi meglio che il Comune concentrasse le sue energie per assegnare le case popolari" continua. "Se il dipartimento casa non ha personale adeguato per farlo, ci pensi Tronca a risolvere il problema aumentando il numero degli impiegati del Dipartimento, perché per svuotare i residence e dare case a chi è in graduatoria è necessario arrivare all’obiettivo di 50 nuove assegnazioni di casa popolare a settimana”.

Spiega Unione Inquilini in una nota: "Le case popolari 'liberate' non devono rimanere vuote neanche un ora, per non essere di nuovo occupate illegittimamente. Chiediamo perciò a Tronca di assegnarle subito a chi si trova nelle graduatorie generali ed attualmente ospitati nei cosiddetti “residence”, per realizzare un effettivo “passaggio da casa a casa” per gli sfrattati e  chiudere i residence,  liberando risorse economiche per una vera politica abitativa". Conclude la nota: "Il “buono casa” destinato a chi è ospite dei “residence” si è rivelato inapplicabile".

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